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GIOVANI E POLITICHE ATTIVE: QUATTRO PROPOSTE E-mail
Lavoro
di Luciano Forlani
20 aprile 2012
politiche attive giovaniC’è una domanda di misure per i giovani che fatica a prendere forma. La riforma del mercato del lavoro nella sua formulazione letteraria insiste su altre questioni trascurando il tema delle politiche attive.

I dati più recenti mostrano che è urgente dare una risposta all’altezza del problema. Una risposta che deve comprendere un’ informazione esauriente e tempestiva sulla domanda di lavoro con particolare riguardo all’offerta di posti di apprendistato che consenta al lavoratore di sfruttare a pieno le opportunità, per quanto limitate,  che esistono a livello locale ed extralocale,  servizi di orientamento e consulenza alla ricerca di lavoro, un sistema di incentivi all’occupazione  efficaci, eurocompatibili e tarati sul disagio / comportamento attivo dei giovani, un’offerta formativa accessibile e di qualità ivi comprese le opportunità di formazione per gli occupati marginali, per i lavoro a tempo parziale, per i lavoratori parasubordinati senza dimenticare un sostegno economico e consulenza per la creazione d’impresa in forma individuale o associata.    

Nella strumentazione generale potrebbero trovare spazio le quattro proposte che seguono.  

1) NEET
L’acronimo richiamato dalla letteratura più recente in materia di politiche sociali sottolinea la presenza nei paesi dell’Unione Europea di un numero crescente di giovani -  il gruppo demografico preso in considerazione è la classe di età 15-24 anni -  che non studiano, non lavorano e non sono coinvolti in altre modalità di formazione1.  L’Italia,  con un valore dell’indice per il 2010 pari al 19.1% è messa molto male nella classifica europea, superata solo dalla Bulgaria.  I NEET sono un gruppo demografico composito2 che richiede una strumentazione fatta  di politiche del lavoro, di  interventi di prevenzione e di recupero scolastico combinati con interventi assistenziali in molti casi personalizzati anche a supporto delle famiglie. E’ necessaria la cooperazione tra Istituti scolastici, Enti locali, servizi per il lavoro e  servizi sociali e risorse adeguate che al momento non ci sono. Visto che il fenomeno riguarda in misura rilevante il Mezzogiorno ed in particolare i grandi centri urbani dove il controllo sociale è minore si potrebbe intervenire in via sperimentale prevedendo un sussidio ex post mean’s tested  e servizi dedicati ai giovani 14-19enni, che si  impegnano a non abbandonare / proseguire gli studi anche percorrendo strade formative alternative a quella scolastica.   
 
2) Youth opportunity
Si tratta di valorizzare e responsabilizzare i servizi pubblici per il lavoro circa l’offerta di servizi da offrire ai giovani in una logica pattizia di impegni reciproci.  Il modello è quello europeo della Youth Guarantee (YG) recentemente richiamata e sollecitata da Barroso.  Serve un’intesa tra le istanze  competenti in attesa che prenda forma il nuovo quadro di governance (vedi L.Forlani su Nel Merito. Com del 5 aprile).  Desta qualche perplessità la scelta fatta dagli art. 59-60 del disegno di legge del Governo che interviene sul DLGS 181 del 2000 prevedendo un impegno programmatico dei servizi del lavoro solo per i beneficiari dei trattamenti di disoccupazione e trascura il resto della platea composta da giovani generalmente senza tutele e da soggetti che hanno esaurito il diritto.  Tutto questo in un quadro di politiche attive in larga parte indeterminate per quantità e qualità.   L’approccio dovrebbe essere  per flussi, per stock o  una  loro combinazione.  Nel primo caso i giovani che hanno conseguito un diploma di tipo generalista, tecnico o professionale che non risultino iscritti ad una formazione terziaria (Università o altri percorsi riconosciuti a livello post-secondario) entro 4 mesi dall’inizio della ricerca attiva di lavoro sarebbero convocati dai servizi pubblici del lavoro per segnalare  la  disponibilità immediata a lavorare o a partecipare a schemi di politica attiva, a  esaminare eventuali offerte di formazione e a rendersi disponibile per un colloquio orientativo finalizzato alla predisposizione di un piano d’azione individuale.  Le convocazioni dovrebbero avvenire secondo un programma mensile che tiene conto dei carichi di lavoro dei servizi del lavoro pubblici e di quelli privati convenzionati e dovrebbero utilizzare le forme di comunicazione più  convenienti (tradizionali, sms, etc.).  Nel secondo caso, i giovani che hanno conseguito nei 9 mesi precedenti un diploma di tipo generalista, tecnico o professionale che non risultino iscritti ad una formazione terziaria (Università o altri percorsi riconosciuti a livello post-secondario) che hanno già siglato presso i servizi per il lavoro una dichiarazione individuale di disponibilità a lavorare sono convocati dai servizi pubblici del lavoro, secondo un programma stabilito, per un colloquio orientativo finalizzato alla predisposizione di un piano d’azione individuale e per esaminare eventuali offerte di lavoro e/o di formazione.  

3) Assunzione dei giovani e active ageing
Il combinato disposto della recente riforma previdenziale insieme alla riforma progressiva  degli ammortizzatori sociali pone qualche  problema ai lavoratori e alle imprese su cui il governo ha promesso di intervenire.   Una parte della soluzione potrebbe risiedere negli schemi di  pensionamento  a tempo parziale finalizzati al ricambio di manodopera che prevedono  un periodo di affiancamento ed un ruolo di tutoring  del lavoratore anziano nei confronti del giovane in formazione (apprendistato).  Il  legislatore aveva già prospettato la staffetta giovani-anziani, per la verità con scarso successo,  con i contratti di solidarietà espansivi del 19843. Potrebbe essere opportuno riproporla tenendo conto del quadro mutato. Di recente un disegno di legge su   “Interventi a sostegno del pensionamento flessibile e della solidarietà intergenerazionale`”  è stato comunicato alla Presidenza del Senato da Treu Ghedini ed altri4 mentre una proposta di tenore analogo è presente nel programma del candidato socialista alla presidenza francese Francois Hollande.  

4) Lavori socialmente utili
La situazione di crisi e i livelli attuali di disoccupazione giovanile fanno  ritenere inevitabile anche un intervento di ultima istanza della parte pubblica  fino al ripristino di condizioni normali dell’economia. L’esperienza dei lavori socialmente utili degli anni ’90 non è stata propriamente positiva ma se si superano le obiezioni ideologiche sull’uso dello strumento si possono evitare gli errori del passato.  Quello che è certo è che esiste da un lato una domanda di cura del territorio e delle città in larga parte insoddisfatta e dall’altro una massa di giovani senza lavoro a rischio di esclusione sociale.   
L’ implementazione di questa misura richiede un’ attenta  riflessione su cinque aspetti: a) i progetti di lavoro devono essere veramente utili  ed i risultati debbono essere costantemente monitorati5; b)  Occorre affidare la responsabilità dei progetti a soggetti che possiedono competenze e organizzazione idonee alla gestione. La Protezione civile, il Corpo del Genio, i Vigili del fuoco, il Corpo Forestale ed altri soggetti con competenze similari possono assumere questa responsabilità e svolgere nel contempo funzioni di diaframma che eviti rivendicazioni al termine della partecipazione al progetto;  c)  per consentire la rotazione tra lavoratori la partecipazione ai progetti dovrebbe essere a termine (6-8 mesi). La partecipazione dovrebbe concludersi anticipatamente nel caso in cui i servizi del lavoro facessero un’offerta di congrua di lavoro al lavoratore.  Il compenso del lavoratore consisterebbe in un assegno mensile di partecipazione di ammontare da definire e comunque coerente con l’impianto generale delle tutele economiche in caso di disoccupazione;  d)  Nei progetti potrebbero essere coinvolti anche lavoratori non più giovani che hanno maturato un’esperienza significativa con funzioni di tutoring;   e)   Le risorse economiche possono venire dall’allentamento dei vincoli del patto di stabilità per i Comuni virtuosi,  da uno stanziamento nazionale straordinario fissato ogni anno per gli altri e dall’utilizzo dei fondi europei.

1. NEET sta per Not in Education Employment and Training.
2. La platea é articolata per età, condizione, background familiare e comprende anche soggetti a rischio di devianza.
3. Art. 2 del DL 726 del 1984 convertito nella legge n. 863 dello stesso anno.
4. http://www.senato.it/documenti/repository/leggi_e_documenti/ultimi_atti_stampati/ven/3181.pdf.
5. L’utilizzo, anche combinato, dei servizi e dei dispositivi sopra richiamati presuppone un’istanza di coordinamento e il monitoraggio sistematico degli interventi.

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