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MALPRACTICE MEDICA: UN’ANALISI ECONOMICA* E-mail
di Veronica Grembi
13 aprile 2012
consumatoriI recenti e drammatici avvenimenti che hanno coinvolto il reparto di Neonatologia del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, dove un’infermiera affetta da tempo da tubercolosi (Tbc) ha continuato a lavorare esponendo i piccoli pazienti al rischio di contagio, hanno acceso crudamente i riflettori sul problema della malasanità e sui costi sociali di scelte manageriali e individuali almeno all’apparenza irresponsabili.

Se a ciascuno di noi fosse chiesto quanto sarebbe stato legittimo investire per prevenire il contagio dei bambini risultati positivi ai test per la Tbc, ognuno d’impeto risponderebbe: tutto il denaro necessario per evitare questo risultato, destinato ad avere conseguenze emotive ed economiche, anche se non necessariamente legate allo stato di salute. Probabilmente un giurista, attento alla definizione delle rispettive responsabilità (e corresponsabilità) a partire dall’applicazione della normativa, sottoscriverebbe in pieno il sentimento popolare. Con altrettanta probabilità un economista, che si trovi a formulare un giudizio su questo come sui moltissimi altri casi di responsabilità medico-ospedaliera che ogni anno sono discussi nei vari tribunali italiani, vi risponderebbe che il risultato del sondaggio non dovrebbe affatto incidere sull’allocazione delle risorse nelle decisioni che riguardano la prevenzione di un danno, né tantomeno sulla definizione degli standard di responsabilità. E soprattutto vi spiegherebbe - magari usando qualche grafico - che non qualsiasi spesa è giustificata ai fini della prevenzione di un danno, ma che esiste, in realtà, un livello efficiente di danno! In altre parole, quando il costo della prevenzione è superiore al beneficio atteso dalla medesima, in termini di danni evitati, allora quel livello di prevenzione è inefficiente (spreco) e un economista ve lo sconsiglierebbe.
Tornando al caso del Policlinico Gemelli, se il costo/spesa necessario/a a evitare il contagio di un extra-bambino è superiore al danno che il bambino (o la famiglia) subirà per il contagio, quel contagio è efficiente. Non a caso, forse, nel corso della storia l’economia è stata definita la scienza “triste”! Tuttavia, questo approccio, che si basa essenzialmente su un’analisi costi-benefici a tratti lontano dalla nostra sensibilità, fornisce ormai da anni un utile punto di riferimento per chi si occupi anche del fenomeno della malpractice medica, come viene definita nei contesti anglosassoni. È qui che, infatti, l’interesse all’analisi dei casi di responsabilità medico-ospedaliera è sorto prima che da altre parti.
A partire dagli anni Settanta, medici, avvocati e compagnie assicuratrici negli Usa hanno cominciato a parlare di crisi da malpractice medica, che, a fasi alterne, si sono riproposte nel corso dei successivi trent’anni. Negli ultimi decenni i professionisti sanitari operanti in Paesi con diversi sistemi giuridici (civil o common law), forme di responsabilità medica (contrattuale o extracontrattuale) e sistemi sanitari (pubblico o privato) hanno denunciato problemi analoghi a quelli dei colleghi statunitensi. Le caratteristiche delle crisi potrebbero riassumersi in: 1) aumento delle richieste dei risarcimenti da errore medico, non sempre giustificabile con un pari aumento di errori medici; 2) un incremento dei costi delle polizze assicurative per medici e strutture ospedaliere accompagnato da una difficoltà a trovare coperture assicurative; 3) un aumento di comportamenti da parte dei sanitari e delle strutture non volti a minimizzare la probabilità di errore, ma quella di essere citati in giudizio (medicina difensiva). In sintesi: aumento di spese legali, assicurative e sanitarie. Quello che l’approccio economico fornisce rispetto a questo quadro è una chiave interpretativa con la quale prevedere i comportamenti che i soggetti coinvolti terranno come conseguenza delle regole di responsabilità vigenti e di quelle che possono essere adottate, degli schemi assicurativi sempre in evoluzione e delle modalità di pagamento delle spese legali. Si tratta di uno strumento che ci consente di individuare i costi principali che scelte legislative alternative possono riversare sul sistema sanitario, su quello legale e assicurativo, e sul benessere collettivo nella sua totalità, costi troppo spesso ignorati nei dibattiti sul tema.

* La versione integrale sarà pubblicata sul numero 1 /2012
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