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GUARDANDO ALLA CRISI: CONSUMI E DEBITI* E-mail
Economia reale
di Francesco Silva
13 aprile 2012
consumatoriLe crisi finanziarie sono un fenomeno ricorrente, e forse inevitabile, nelle economie di mercato. Il principale protagonista della crisi iniziata nel 2008 è il debito.

Le cause individuate e largamente condivise sono: i sub-prime mortgages di fabbrica statunitense; i molti spregiudicati soggetti che operano nella finanza e nelle banche; i policy maker che non hanno voluto, potuto o saputo regolare il mercato finanziario e bancario ed evitarne il fallimento.
Questa stessa crisi ha colpito anche numerosi paesi europei, come il Regno Unito, l’Irlanda, la Spagna e parzialmente anche la Germania dove la speculazione finanziaria o immobiliare ha coinvolto anche le banche. Per evitare il peggio sono intervenuti gli stati che hanno ripianato le perdite delle banche, indebitandosi a loro volta enormemente, e innescando in tal modo il problema del deficit pubblico – o debito sovrano - che cresce vorticosamente, causando una seconda crisi che questa volta colpisce soprattutto l’Europa a partire dal 2011.
Il debito è  il protagonista principale di questo articolo: molto più che in altre crisi esso è al centro della scena. Il debito infatti non è solo una somma da ripagare, ma è anche una responsabilità assunta nei confronti di coloro che vivono con noi oggi, o che vivranno domani dopo di noi. L’apertura di debiti, non solo finanziari, è un’espressione fondamentale della interdipendenza che ci lega, ossia della società. Noi sempre dobbiamo qualcosa agli altri, e questo vale per tutti. Comunque sia in nessun caso l’evasione del debito può essere ignorata. Il rimborso non può neppure essere indefinitamente rinviato: potrebbe infatti succedere che  intervenga troppo tardi, quando chi si è cullato narcisisticamente nel presente senza futuro si ritrova anche senza presente. È un rischio che ci sovrasta, perché questa percezione si è molto indebolita negli ultimi decenni. La convinzione che non vi sia payback non è solo una distorsione psicologica di singole persone, ma riguarda anche quella di governi e intere nazioni. Le società capitaliste, non si sono limitate ad abbandonare l’idea che il debito abbia un’importante dimensione etica, essenziale per la salute della società. Esse hanno anche rimosso, o comunque distorto, il payback  dei debiti finanziari.
Sappiamo che ogni debito vive dell’ impegno del debitore a ripagarlo, della fiducia del creditore che ciò avvenga e della percezione del vantaggio reciproco del debitore – che può fare oggi ciò che altrimenti non sarebbe possibile – e del creditore – che viene ripagato con un interesse. Se i debitori perdono la nozione che il contratto credito/debito debba essere rispettato al momento stabilito, inevitabilmente il mercato finanziario fallisce. La fiducia è la moneta del mondo, e a maggior ragione lo è per i mercati che vivono soltanto sulla fiducia, come quelli finanziari. Queste considerazioni valgono sia per il debito privato che per il debito sovrano. Da un punto di vista finanziario il primo – che deriva da un contratto privato tra persone cui è obbligatorio tener fede, pena la fine dell’economia di mercato – non ha una natura diversa dal secondo. Il debito sovrano non rappresenta una sorta di impegno politico tra i cittadini e lo stato, perché se così fosse la sua entità non sarebbe rilevante purché  i cittadini siano disponibili a comprare titoli di stato. Ogni persona o istituzione privata che sottoscriva un titolo pubblico lo fa perché è sicura di ricevere gli interessi previsti e alla scadenza di vedere onorato l’impegno. Il fatto che il debito pubblico venga continuamente rinnovato non modifica la natura dell’impegno. Analogamente, se un cittadino o un’ impresa chiedono un rinnovo del loro debito non incorrono in problemi purché e  finché appaiono solubili. La non-diversità sostanziale tra i due tipi di debito trova conferma nel fatto che sono trattati in modo analogo dai mercati finanziari internazionali, ossia come attività finanziarie aventi diverse caratteristiche, tra cui la rischiosità.
I mercati sono tutt’altro perfetti, non foss’altro perché non sono bene informati sia su quanto andrà a succedere, che sulla qualità stessa delle attività che in essi si scambiano. Essi si basano sulla fiducia che i debitori paghino, ma non sono affatto certi che questa fiducia sia ben riposta. Man mano che la montagna di debiti cresce la sua fragilità aumenta. Su questo supporto così precario fanno leva le scommesse finanziarie, i debiti privati e pubblici, trasformati dai mercati finanziari in attività finanziarie possedute da famiglie, banche, imprese e istituzioni varie. È bastato che venisse meno la fiducia in qualche operatore o tipo di attività e le aspettative hanno cambiato direzione sempre più rapidamente. Questo processo è accelerato dal fatto che i debiti sono stati sottoscritti nella convinzione, quanto meno psicologica, che non vi fosse payback.

* La versione integrale sarà pubblicata sul numero 1 /2012
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