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UNA CURA SHOCK PER SALVARE L’EUROPA. L’OPPORTUNITÀ OFFERTA DAL DIBATTITO SULL’ARTICOLO 18 E-mail
Lavoro
di Daniele Fano
06 aprile 2012
art 18L’Europa meridionale si avvia ad un 2012 di grave recessione: - 7,1% la Grecia,  - 4,2% il Portogallo, -1,6% l’Italia -1,4% la Spagna, secondo il “consensus”  dell’Economist. . Non c’è da sorprendersi se è ripreso il nervosismo dei mercati riguardo all’Euro e siano di nuovo all’ordine del giorno febbrili incontri per valutare l’adeguatezza di azioni di salvataggio.

Il problema è che recessione e stock del debito pubblico rappresentano un mix micidiale.
La consistenza del debito pubblico portoghese era pari all’83 % del PIL nel 2009, al 93% nel 2010, sé stimata al 106% a fine 2011 e appare pronta a balzare in direzione del 112% a fine 2012, prospettando una crisi e una possibilità di contagio ben più gravi della Grecia. Spagna ed Irlanda viaggiano, seppur in maniera meno drammatica,  anch’esse su sentieri crescita incontrollata dello stock del debito pubblico.

Una campana che suona  anche per l’Italia. Il governo Monti è riuscito ad arginare nel breve periodo  la salita del nostro rapporto debito/pil, ma la recessione e il contagio europeo rischiano di vanificare questi sforzi. Soprattutto solo una robusta crescita  può portare il rapporto debito/pil su un sicuro sentiero di riduzione.

Esiste un “ricetta tedesca” :i paesi dell’Europa dovrebbero fare una svalutazione implicita, tagliando le retribuzioni e rendendo flessibile il mercato del lavoro, magari con una aggiunta di ritocco delle aliquote IVA, ripercorrendo la logica  delle riforme tedesche a partire dalla seconda metà degli anni novanta. Purtroppo gli esperimenti economici non avvengono nelle stesse condizioni di quelli scientifici. La Germania ha compiuto una riconversione straordinaria, ma è stata favorita dall’essere già “export oriented” negli anni in cui la domanda mondiale cresceva fortemente, per ilcombinato della crescita USA e di quella dei paesi emergenti. Oggi il contesto della domanda mondiale è diverso e il Sud Europa, nel bene e nel male, non è la Germania.

E’ qui che il dibattito apertosi sull’articolo 18 andrebbe visto come una grande opportunità piuttosto che come “gioco a somma negativa”. E’ ovvio che ci sono ragioni da ambedue le parti: la rigidità del mercato del lavoro scoraggia gli investimenti, ma la flessibilità in fase di recessione evoca angosce che chi ha il privilegio di avere le “spalle coperte” può aver difficoltà a percepire.

Eppure “fare si può fare”. Due economisti certo non sospetti di estremismo come Lawrence Summers e Brad de Long1  hanno dimostrato che le recessioni ipotecano il futuro dell’economia riducendone il potenziale in termini di capitale fisico ed umano, l’ “isteresi” e che in qualche modo politiche antirecessive si ripagano con benefici di medio-lungo termine.. Ma è possibile che i governanti europei non capiscano che la massiccia disoccupazione giovanile, in particolare, del Sud Europa lancia gravissime ombre sul futuro? Ventenni disoccupati diventano trentenni senza “arte né parte” su un sentiero di decadenza sicura. Occorre invece attuare da subito la “flex-security “ con un cura choc.

Come? Dare, per esempio alla BEI o ad altro organismo sopranazionale., un massiccio fondo di dotazione per investimenti in capitale umano. I programmi di spesa  contribuirebbero a contrastare le spinte recessive nel breve periodo mentre sosterrebbero l’incremento del reddito potenziale nel medio-lungo termine.
Questo fondo sarebbe finanziato da titoli a lungo termine (Eurobonds) sottoscritti dagli stati europei, in maniera maggiore dagli stati con un surplus dei conti con l’estero. I   fondi verrebbero impiegati per prestiti di studio obbligatori per tutti i disoccupati, prestiti da rimborsare gradualmente nel tempo con un contributo  sul lavoro e proporzionale al reddito. La Bei dovrebbe poi vigilare sull’efficacia del programma e  cioè sul merito dei docenti, sugli obblighi di frequenza, sull’obiettività degli esami, sull’operato attivo degli uffici di collocamento.

In sintesi. Per evitare l’avvitamento del debito pubblico occorre arginare da subito la recessione come premessa per avviare una crescita robusta.  La svalutazione competitiva dell’Europa meridionale rischia di non bastare.  Di conseguenza rischiamo di avviarci, a partire da Portogallo e Spagna ad una crisi finanziaria, economica e politica  ben peggiore di quella della Grecia,  con immediato effetto contagio sull’Italia. Occorre sostenere la domanda a breve nei paesi con un programma “shock” indirizzato a tutti i lavoratori e soprattutto ai giovani.  Tale programma di sostegno dei redditi di chi è iscritto alle liste di disoccupazione sarebbe condizionato all’introduzione immediata di una piena libertà dei licenziamenti economici ( e conseguente forte svalutazione implicita) , dell’unificazione dei contratti di lavoro e delle normative previdenziali ( equità intergenerazionale ed interprofessionale), dell’obbligo di fare formazione professionale permanente e di rigidi controlli sull’effettiva partecipazione e qualità della partecipazione a tali attività (mantenimento e sviluppo del capitale umano). Il programma verrebbe finanziato a breve da Eurobonds e verrebbe ripagato nel tempo dai beneficiari della formazione ( come sperimentato per gli student loans negli USA e in Inghilterra). Eventuali deficit verrebbero ripianati dalla collettività .nel tempo attraverso il dividendo della crescita. Infine, i mercati finanziari e gli imprenditori riceverebbero un segnale forte riguardo alla  volontà di sostenere la domanda aggregata e la crescita, in un contesto di massima flessibilità e massima cura del capitale umano.

Questa in sostanza la forma moderna della famosa metafora di Keynes  per indicare che l’importante è tenere le persone sul mercato del lavoro, (anche a costo di pagarle per scavare buche e poi riempirle nuovamente)..

Occorre far presto per salvare l’Europa, ma attuare la flex security subito e in maniera generalizzata e con una “cura shock”  non è impossibile.  Monti ha già fatto i primi passi per creare un fronte europeo per la crescita, conosce le regole e le logiche di Bruxelles, passiamo ora dai litigi di casa ad una grande mobilitazione - e prima che si ripresenti il baratro.

PS: leggo sul sito di Brad de Long questa bella citazione di Keynes, che mi sembra appropriata al momento

John Maynard Keynes (1936): Full-Employment Policy Is Structural Growth Policy
How many of what I regard as my smartest insights are just things thrown up by the John Maynard Keynes emulator that I have running in background on my wetware?
John Maynard Keynes (1936):

I]f effective demand is deficient… the individual enterpriser who seeks to bring these resources into action is operating with the odds loaded against him. The game of hazard which he plays is furnished with many zeros, so that the players as a whole will lose if they have the energy and hope to deal all the cards. Hitherto the increment of the world’s wealth has fallen short of the aggregate of positive individual savings; and the difference has been made up by the losses of those whose courage and initiative have not been supplemented by exceptional skill or unusual good fortune. But if effective demand is adequate, average skill and average good fortune will be enough…
And:
[If we] succeed in establishing an aggregate volume of output corresponding to full employment as nearly as is practicable, the classical theory comes into its own again…. [T]here is no objection to be raised against the modern classical theory as to the degree of consilience between private and public advantage in conditions of perfect and imperfect competition…. When 9,000,000 men are employed out of 10,000,000 willing and able to work, there is no evidence that the labour of these 9,000,000 men is misdirected. The complaint… [is] that tasks should be available for the remaining 1,000,000 men. It is in determining the volume, not the direction, of actual employment that the existing system has broken down….
[T]he traditional advantages of individualism will still hold good… efficiency — the advantages of decentralisation and of the play of self-interest… individualism… is the best safeguard of personal liberty… greatly widens the field for the exercise of personal choice… best safeguard of the variety of life… the loss of which is the greatest of all the losses of the homogeneous or totalitarian state… and, being the handmaid of experiment as well as of tradition and of fancy, it is the most powerful instrument to better the future.
Whilst… [the policies I recommend] would seem to a nineteenth-century publicist or to a contemporary American financier to be a terrific encroachment on individualism, I defend… [them] as the only practicable means of avoiding the destruction of existing economic forms in their entirety and as the condition of the successful functioning of individual initiative…

1. This paper returns to the long debated question of the efficacy of discretionary fiscal policy concluding that in severely depressed economies in which interest rates are constrained by the zero lower bound discretionary fiscal policy is a crucial instrument. The analysis suggests that under plausible conditions regarding the fiscal multiplier, hysteresis effects of downturns on future output and real interest rates temporary fiscal expansions may actually be self-financing. Even if expansionary policies do raise long-term debt levels, the analysis suggests that they may well be desirable in certain circumstances. A corollary conclusion is that policies of deficit reduction in the presence of substantial output shortfalls will have adverse impacts in both the short and long run, and may even exacerbate creditworthiness problems.
  Commenti (1)
Scritto da Stefania, il 13-04-2012 09:40
La "cura" indicata mi sembra veramente un 'ottima idea che apre alla speranza. Temo purtroppo che la maggior parte dei nostri governanti non sia in grado di portare avanti un'iniziativa così innovativa. Il fatto è che loro stessi sono così limitati (e spesso disonesti) che non gli verrebbe mai l'idea di investire nelle persone . Ci vorrebbe una gran pulizia. Comunque è importante che ci siano persone che continuino a crederci e a provarci.

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