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SPIRA UN’ARIA NUOVA NEL CONTRASTO ALL’EVASIONE E-mail
Fisco
di Ernesto Longobardi
21 marzo 2012
contrasto evasione fiscaleOrmai da anni le classifiche internazionali sull’evasione fiscale collocano l’Italia al primo posto nell’Unione europea e nell’area dei paesi ad economia matura. Da ultimo, il recentissimo rapporto sul tax gap in Europa preparato da Richard Murphy, noto analista tributario britannico, per il gruppo parlamentare europeo dell’Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici, attribuisce all’Italia il livello massimo di evasione, in termini assoluti, tra tutti i paesi dell’Unione, oltre 180 miliardi di euro su un totale di 8641.

L’evasione stimata risulta in Italia pari al 12% del Pil e al 27% del gettito tributario complessivo. Chi scrive è sempre stato molto scettico nei confronti di queste stime e soprattutto dell’uso che se ne fa nella comunicazione: quando si dice, per esempio, come anche il rapporto Murphy, che se si chiudesse questo gap il debito pubblico si azzererebbe in una decina d’anni. Conclusioni siffatte, che poggiano su un indebito coeteris paribus, alimentano nell’opinione pubblica una percezione distorta e negano la complessità dei nessi che legano l’evasione al funzionamento concreto del sistema economico e a un determinato assetto delle relazioni tra gruppi sociali. Al di là delle cifre, e dell’uso che se ne fa, rimane nondimeno innegabile che l’evasione rappresenta, e non da ora, una delle grandi questioni nazionali, della stessa portata, viene da dire, di quella della criminalità organizzata.
Nei confronti dell’evasione, il governo Monti ha indubbiamente segnato, ai suoi esordi, una soluzione di continuità rispetto al passato, sia per i segnali che ha trasmesso sia per le decisioni che ha preso. Ci sono motivi per ritenere che questo sia potuto avvenire non tanto perché si tratta di un governo meno legato alla ricerca del consenso, ma piuttosto perché la rottura è andata dapprima maturando negli atteggiamenti sociali prevalenti nei confronti dell’evasione, o quanto meno nella percezione che la politica ha di tali atteggiamenti. Mentre, per lungo tempo, si è ritenuto che il rendimento politico delle misure di contrasto all’evasione avesse un segno negativo, si sta oggi diffondendo la sensazione che possa prevalere un sentimento collettivo di rifiuto a continuare a vivere in un sistema economico e sociale che tanto poggia sull’evasione. Ed è ovvio che in questo la crisi economico-finanziaria ha fatto la sua parte.
Dei segnali trasmessi dall’amministrazione finanziaria a livello di massa si è ampiamente occupato il dibattito politico e giornalistico quotidiano. La sensazione è che, al di là di alcuni errori che si potevano evitare, le operazioni di controlli capillari, concentrati su determinati territori, abbiano prodotto nel complesso un effetto positivo. Su tutto il territorio nazionale, gli operatori si sono seriamente posti la domanda se qualcosa stesse davvero cambiando e se, in particolare, il rischio di un controllo potesse farsi meno remoto. Com’è noto, questo è solo in parte vero, perché, per quanto si possa fare meglio rispetto al passato, e certamente si può fare, in un sistema tributario di massa la probabilità di incorrere in un controllo e in un accertamento rimarrà sempre, per forza di cose, piuttosto modesta. Si tratta allora di costruire una strategia politica di contrasto all’evasione che punti a modificare il sistema complessivo degli incentivi a evadere, facendo uso di un vasto armamentario di strumenti, ben oltre l’effetto di deterrenza dell’aumento della probabilità di un controllo.
In questa direzione alcune importanti misure sono state prese dal governo Monti, in particolare con il primo decreto legge della manovra economica, il “salva Italia” (DL 201/2011), e poi con il recente decreto sulla semplificazione tributaria, ancora in corso di conversione (DL 16/2012). Ci si limita qui a richiamare brevemente tre gruppi di disposizioni.
Il primo riguarda l’istituzione di un regime premiale per favorire la trasparenza (DL 201/2012 art. 10, c. 1-8). Si prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2013, le imprese individuali, o costituite in società di persone, e i professionisti possano istaurare uno speciale rapporto, di reciproca fiducia, con il fisco. Beneficeranno di una notevole semplificazione degli adempimenti, dell’assistenza da parte degli uffici, dell’accelerazione delle pratiche di rimborso o di compensazione dei crediti Iva, della riduzione di un anno dei termini di decadenza per l’accertamento. Nel caso non siano soggetti agli studi di settore, non potranno, inoltre, essere sottoposti ad accertamenti basati su presunzioni semplici. Da parte loro, le imprese e i professionisti devono impegnarsi a una totale trasparenza nei confronti del fisco. Sono tenuti, in particolare, alla trasmissione periodica in via telematica della documentazione fiscale (corrispettivi, fatture attive e passive ecc.) e all’apertura di un conto corrente esclusivamente dedicato ai movimenti finanziari relativi all’attività esercitata. Come è già stato sottolineato su queste colonne, è auspicabile che in futuro possa essere aumentata l’attrattività del regime2, mettendo in particolare questi contribuenti, disposti al pieno adempimento volontario e ad una totale disclosure, al riparo da ogni possibile sorpresa di accertamento sintetico e induttivo. Allora la scommessa potrà risultare veramente vincente: ciò che avvelena il rapporto con il fisco della gran massa degli operatori dell’area delle attività autonome (il self employment), sono infatti da una parte l’onerosità degli adempimenti, dall’altra l’incertezza rispetto all’esito di possibili verifiche, la sensazione, invero assai fondata, che un comportamento onesto possa non mettere al riparo da accertamenti fantasiosi.
Il secondo aspetto delle misure governative anti-evasione, che si vuole qui richiamare, riguarda l’ulteriore significativo progresso compiuto, ancora con il decreto legge 201/2012 (art. 11, c. 2-4), in tema di accesso alle informazioni finanziarie da parte degli uffici, sia ai fini dell’accertamento delle imposte dirette e dell’Iva sia per l’individuazione del grado di pericolosità fiscale ai fini della programmazione degli accertamenti. Si tratta di passaggi ormai ineludibili. Stupisce che si sia voluto, in un autorevole commento, opporre il diritto alla privacy all’impiego di strumenti che sono diffusamente utilizzati, e ampiamente accettati sul piano sociale, in paesi che pure riconoscono un’ampia tutela al diritto all’inviolabilità della vita privata.
Va salutata infine con grande favore l’ulteriore restrizione in tema di compensazioni Iva attuata con il decreto legge sulla semplificazione tributaria, che del tutto opportunamente prosegue nella via, aperta dal DL 78/2009, volta a chiudere quella vera e propria falla nel sistema Iva, apertasi a partire dalla fine degli anni ’90 con l’introduzione della possibilità di compensazione “esterna”3.
Siamo dunque forse sulla strada giusta. Mai quanto oggi si è sentita l’esigenza di un intelligente disegno delle politiche di contrasto all’evasione, non solo al fine del consolidamento fiscale, ma anche per ragioni di riequilibrio distributivo e maggiore coesione sociale.

1. Richard Murphy, Closing the European Tax Gap. A report for Group of the Progressive Alliance of Socilists & Democrats in the European Parliament, Tax Research LLP, UK (senza data, ma March 2012).
2. Giuseppe Pasquale, “Fisco & autonomi: meno poteri più controlli”, nel merito, 27 gennaio 2012
3. C’è un debito collettivo nei confronti di Roberto Convenevole per i suoi contributi, sin dall’inizio degli anni 2000, alla comprensione e alla denuncia del fenomeno, si veda ora R. Convenevole, La materia oscura dell’Iva, seconda edizione, maggio 2011 (ilmiolibro.it).
 


  Commenti (2)
Il terrorismo fiscale produce solo getti
Scritto da Piero website, il 25-09-2012 21:13
Con il terrore messo in atto dalle agenzie delle entrate e dall'equitalia non si crea il senso di giustizia, l'evasore ossia il furbo e' ancora ben accetto nella societa', se non vi e' un'educazione fiscale, e una certezza della pena per il reato tributario, non si esce dal problema, oggi abbiamo per una frode carosello di svariati milioni di euro una pena inferiore al furto di una mela, quando mai il cittadino sa che deve pagare le tasse ossia che non deve rubare allo stato? 
Conclusioni:  
- certezza della pena penale tributaria, aumentata; 
- certezza della tassazione, chi ha pagato le tasse deve essere lasciato tranquillo, oggi vi e' il raddoppio dei termini di accertamento; 
- certezza della norma, gli uffici devono dare pareri vincolanti, interpelli di massa; 
- accorpare tutte le leggi tributarie in un codice; 
- dare valenza di norma costituzionale allo statuto del contribuente.
ma l'evasione (almeno dell'iva) è in dis
Scritto da alessandro santoro, il 21-03-2012 12:17
Caro Ernesto, 
 
sono d'accordo con te nel sottolineare l'importanza dei provvedimenti su anagrafe dei conti e compensazioni. Tuttavia, prima di accreditare troppo facilmente l'idea di svolte repentine, dovremmo ricordare che, almeno secondo i dati dell'Ufficio studi dell'Agenzia delle Entrate, l'evasione dell'Iva (in quota di Pil) mostra una tendenza alla riduzione piuttosto netta dal 1997 in poi, e che vi sono stati anni (ad esempio il 2007) in cui il rapporto tra base iva evasa e Pil è calato di 3 punti (circa 45 miliardi di euro). Non dimentichiamolo.

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