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FINANZIAMENTO DELL’ ASSICURAZIONE DISOCCUPAZIONE NEI PAESI DELL’UNIONE EUROPEA E-mail
Welfare
di Luciano Forlani
09 marzo 2012
fiscalita europaLa riforma degli ammortizzatori sociali è uno dei dossier chiave del Governo Monti.  Un dossier non facile vista la portata degli interessi in gioco in particolare in questa fase di crisi.

Bisogna rivedere in senso proattivo il sistema delle tutele concepite per un mercato del lavoro diverso da quello attuale,  occorre garantire tutele ai soggetti che ne sono ancora privi,   occorre eliminare i dualismi e le opacità  presenti nel sistema.  Tutto questo in un quadro di vincoli stringenti per la finanza pubblica e senza gravare in misura eccessiva sul costo del lavoro.  In tutti i paesi dell’Unione Europea  la tutela economica in caso di disoccupazione è assicurata con apporti diversi dalla mutualità e dalla fiscalità generale.  
Il prospetto che segue evidenzia, per grandi linee,  le modalità di finanziamento dell’assicurazione disoccupazione vigente nei paesi dell’Unione europea.   E’ una  descrizione parziale dei modelli paese che non può prescindere, quale che sia il ruolo rispettivo della mutualità e della fiscalità generale, da come sono disegnate concretamente le tutele (intensità, durata, condizionalità).  
Come si può vedere la mutualità assicura  un apporto importante ma  la fiscalità generale gioca  ovunque un ruolo chiave, tanto più in una fase di disoccupazione elevata come quella attuale.   
Il sistema danese,  spesso  chiamato in causa con riferimento al modello di flexicurity,  è peculiare.  L’assicurazione disoccupazione ha carattere volontario ed è a carico dei  soli lavoratori che pagano un premio mensile ad una delle 30 casse di disoccupazione gestite dalle organizzazioni  sindacali oltre ad un contributo alle spese di gestione.  Il gettito dei premi  é utilizzato in parte per l’assicurazione disoccupazione ed in parte per i pensionamenti anticipati .  Anche la  Finlandia ha un sistema di casse di disoccupazione.  
I datori di lavoro e i lavoratori  contribuiscono alla gestione assicurativa con apporti molto diversi  da paese a paese.   In Germania e Austria il contributo è paritario mentre in Italia, Belgio , Francia e Spagna  il contributo della parte datoriale è più elevato di quello dei lavoratori.  In Olanda pagano solo i datori di lavoro.   Particolarmente elevata la contribuzione spagnola.  I  contributi della mutualità in vigore nei nuovi paesi dell’Unione sono bassi così come le prestazioni.  
E’ interessante il caso austriaco dove i contributi dei lavoratori sono dovuti solo per una fascia di salario compresa tra un minimo ed un massimo e non sono dovuti ( neanche dai datori di lavoro) per i lavoratori che hanno superato  l’età di 58 anni entro il 1 gennaio 2011.   Anche in Olanda e Finlandia (in questo caso con un più marcato effetto redistributivo)  le aliquote contributive variano  in relazione all’ammontare del salario.  
Il contributo per l’assicurazione disoccupazione non è isolabile dalla contribuzione generale in Regno Unito, Portogallo, Irlanda, Cipro e Malta.
 
Tav. 1    Assicurazione disoccupazione:  contributi della mutualità  e ruolo della fiscalità generale
tabella

1. Occorre tener conto della presenza di tetti e del contributo dello Stato alla gestione in alcuni casi largamente prevalente (Romania, Slovenia)
2. Il contributo dei lavoratori è modulato in relazione al  salario percepito. Nulla è dovuto sotto i 1100 € mensili, poi sale gradualmente fino al 3% (salario >  1447 €);
3. Nessun contributo è dovuto dai datori di lavoro e dai lavoratori per i lavoratori che avevano raggiunto l’età di  58 anni al 1 giugno 2011;
4. 0.10 pp vanno a finanziare la struttura dei servizi del lavoro;
5. In Danimarca l’assicurazione disoccupazione è volontaria. Si paga un premio e un contributo alle spese di gestione del fondo. Il premio mensile pagato dagli iscritti ai fondi disoccupazione gestiti dalla organizzazioni sindacali è di 41€ /mese.  Il gettito dei premi pagati é utilizzato in parte per l’assicurazione disoccupazione ed in parte per i pensionamenti anticipati;
6. 0.80% della massa  salariale fino ad un limite di 1879 €,  3.20%  sulla parte eccedente;
7. Oltre allo 0.60% gli iscritti pagano un contributo al fondo dell’assicurazione disoccupazione;
8. Compresa CIGO, CIGS e contributo mobilità;
9. Il contributo dell’1.9% si applica ai salari al di sotto di 48716 €.  I datori versano anche un contributo del 4.2% sui salari compresi tra 16704 e 48716 €;
10. I lavoratori autonomi e gli altri assicurati a titolo volontario versano un contributo del 2%;
11. Contributo degli iscritti alle casse dell’assicurazione disoccupazione;
12. Lavoratori autonomi: 2,5%;

  Commenti (1)
Scritto da Lucia Rossi, il 19-03-2012 15:09
Ma allora non ci sarebbe niente di strano nel porre una patrimoniale per finanziare gli ammortizzatori sociali (come suggerito a un certo punto da Camusso)?

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