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IL LUNGO INVERNO DEL LAVORO E-mail
Lavoro
di Simona Costagli
24 febbraio 2012
lavoroI dati pubblicati di recente dall’International Labor Office sull’andamento del mercato del lavoro a livello mondiale gettano ancora ombre lunghe sulla possibilità di una ripresa nel breve periodo.

Nel 2011 a livello mondiale il numero delle persone senza lavoro è arrivato a 197 milioni, di questi 27 sarebbero diretta conseguenza di una crisi che si avvia ormai a percorrere, tra fasi alterne, il suo quinto anno di durata. Si tratta di una flessione senza precedenti. In base a tali dati, il tasso di disoccupazione a livello mondiale si posiziona al 6%, ma sarebbe più alto (almeno di un punto percentuale) se vi si conteggiassero anche coloro che rispetto al periodo pre-crisi sono usciti dalla forze di lavoro perché scoraggiati: si tratta di 29 milioni circa di individui, di cui 6,5 milioni con meno di 25 anni. Nel complesso, dunque, sono 56 milioni le persone al mondo senza un lavoro per motivi direttamente legati alla crisi economica, quasi l’equivalente delle popolazione italiana. La situazione è seria soprattutto nei paesi sviluppati e nell’Unione europea, dove circa un terzo dei disoccupati è senza occupazione da oltre 12 mesi.
Considerato l’aumento della popolazione mondiale durante questi anni, il tasso di occupazione ha seguito un sentiero discendente, toccando nel 2011 il 60,2%, il valore più basso dal 1991 (era pari al 61,2% nel 2007). Il calo del tasso di occupazione è attribuibile soprattutto a tre aree del mondo: paesi sviluppati (con Unione europea in testa), Asia orientale e Asia del Sud. Nel resto del pianeta, la crescita (o la sostanziale stabilità) è dovuta all’aumento del tasso di occupazione femminile, che in alcuni casi, come in America Latina, è risultato consistente (5 punti percentuali).
Secondo lo scenario base elaborato dall’ILO seguendo le previsioni economiche prevalenti, nel prossimo anno il numero dei disoccupati aumenterà di altri 3 milioni circa di individui, ma se le condizioni economiche mondiali si rivelassero peggiori del previsto (Pil mondiale inferiore al 2%) a questi ne andrebbero aggiunti almeno altri 3 milioni, e ulteriori 8 nel 2013. Ad essere particolarmente colpiti sarebbero i paesi sviluppati, in particolare quelli europei, nei quali si concentrerebbe il 75% dei nuovi disoccupati, con un tasso di disoccupazione che salirebbe al 9% (dall’8,5% stimato nello scenario base).
In ogni caso, dato il ritmo di crescita della popolazione mondiale, nei prossimi dieci anni il mantenimento dell’attuale tasso di disoccupazione richiederà la creazione di 400 milioni di nuovi posti di lavoro, per assorbire i 40 milioni di nuovi lavoratori che si prevede si aggiungeranno ogni anno alle forze di lavoro.
Insieme ai disoccupati andrebbe poi considerata la condizione di quelli in condizioni che l’ILO definisce “vulnerabili”, ossia una parte dei lavoratori in proprio e familiari lavoratori non retribuiti. Si tratta di occupati in modo informale (spesso nel settore agricolo), per la maggior parte senza alcun tipo di copertura previdenziale e con basse paghe. Dal 2009 al 2011 il numero dei lavoratori vulnerabili è aumentato di 23 milioni.

La disoccupazione a livello mondiale
(Tasso di disoccupazione e disoccupati)
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Fonte: elaborazioni su dati ILO.

L’aumento della disoccupazione, soprattutto nei paesi più ricchi, ha sollevato un nuovo dibattito sull’opportunità di introdurre o ampliare sistemi passivi di sostegno ai lavoratori colpiti. Tale discussione, tuttavia, si sviluppa spesso tra margini molto ristretti, soprattutto in paesi, come quelli europei, impegnati in una politica fiscale restrittiva resa necessaria dall’esigenza di ridurre rapidamente deficit e debiti pubblici. In altri contesti, tuttavia (in particolare Canada, Giappone e Stati Uniti), anche nel periodo peggiore è stata aumentata la durata delle erogazioni passive ai disoccupati, e in alcuni casi si è aumentata la copertura (in Giappone soprattutto). Recenti studi condotti su un panel di paesi Ocse1 per valutare l’effetto delle politiche attive e passive di sostegno all’occupazione rilevano, nel breve periodo (un anno), la presenza di notevoli benefici associati ai sussidi di disoccupazione (per il tramite della maggiore spesa per consumi da questi permessa). Tali benefici sarebbero superiori a quelli derivanti da ogni altro tipo di intervento, inclusi gli incentivi diretti all’occupazione e le maggiori spese per l’aggiornamento professionale.
Il peggioramento delle condizioni sul mercato del lavoro ha colpito quasi ovunque in modo più pesante i giovani (di età compresa tra i 15 e i 24 anni), che a livello mondiale rappresentano il 17% della popolazione. Nel 2011 in tutto il mondo ne risultavano disoccupati circa 74,7 milioni, con un tasso di disoccupazione, per questa fascia di età, arrivato al 12,7%, un punto percentuale in più rispetto al livello pre-crisi. Spagna, Irlanda e Grecia sono tra i paesi più colpiti del pianeta, con tassi di disoccupazione giovanile arrivati al 40% nel caso della Spagna, e che hanno comunque assorbito l’intero miglioramento registrato tra il 2000 e il 2010. Tassi di disoccupazione giovanili molto alti si osservano anche in Medio Oriente e in Nord Africa, con percentuali che toccano il 27% circa.

La disoccupazione giovanile nel mondo
(milioni)
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Fonte: elaborazioni su dati ILO

Come sottolineato dall’ILO, le difficoltà dei giovani che si affacciano oggi sul mondo del lavoro, al di là della situazione corrente, appaiono destinate a protrarsi, anche in forma di minori salari futuri. I giovani (soprattutto di sesso maschile), insieme alle donne adulte, hanno rappresentato anche la quota maggiore di individui fuoriusciti dalle forze di lavoro in quanto “scoraggiati”. Nei paesi sviluppati sono due milioni le persone con meno di 25 anni che hanno scelto di non cercare più un’occupazione, si tratta di un terzo circa dei nuovi inattivi dell’area, una percentuale ben più alta del peso (12%) che questa fascia di età ha sulla forza lavoro di questi stessi paesi.
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