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CRISI, GIUSTIZIA SOCIALE E IL RUOLO DELLA CONCORRENZA: L'ESEMPIO ISRAELIANO E-mail
Concorrenza
di Alessandra Tonazzi, Andrea Pezzoli
21 dicembre 2011
esempio israelianoConcorrenza e giustizia sociale. Può la concorrenza “incrociare” le richieste di equita’ provenienti dalle manifestazioni contro l’inadeguatezza a fronteggiare la crisi economica dei governi nazionali e sovranazionali? Ovviamente alle proteste per le responsabilità del sistema finanziario, per l’iniqua distribuzione del peso della crisi a danno delle categorie più deboli e per l’assenza di futuro legata all’assenza di crescita economica non si può rispondere soltanto con misure a favore della concorrenza. C’è sicuramente bisogno di molto altro.

Tuttavia alcune importanti risposte possono venire anche dall’apertura dei mercati alla competizione – soprattutto nel nostro paese dove su questo terreno c’e’ ancora molta strada da fare - e da una maggiore incisività degli interventi delle autorità antitrust.

La Commissione Trajtenberg
Più di uno spunto interessante in questa direzione può essere colto dalla recente esperienza israeliana e in particolare dalle proposte, in corso di approvazione, della cosiddetta Commissione Trajtenberg.
Anche in Israele la crisi economica negli ultimi mesi ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone, prevalentemente organizzazioni non partitiche e associazioni studentesche. Le proteste, fatte salve le loro specificita’, per molti aspetti  richiamano da vicino quelle europee e americane nella comune richiesta di una maggiore giustizia sociale, nelle preoccupazione dei giovani per il loro futuro e, non ultimo, nelle forme che hanno assunto.
In particolare in Israele i manifestanti protestavano per il costo degli alloggi, per l’aumento delle spese necessarie per crescere i figli, per il prezzo del carburante, per l’eccessiva concentrazione del potere economico e, più in generale, chiedevano una riduzione dei prezzi (soprattutto dei generi alimentari di base) responsabili del processo di impoverimento delle classi medie.

A partire dal giugno del 2011 oltre 100 mila cittadini hanno costituito un gruppo su Facebook per boicottare i prodotti alimentari che avevano fatto registrare gli incrementi più significativi (in particolare il cottage cheese, tra i prodotti alimentari di base in Israele ), ottenendo sin da subito riduzioni di prezzo da parte dei principali produttori.  Poi da giugno a settembre le manifestazioni sono cresciute costantemente, cosi’ come il numero delle tende nel centro di Tel Aviv, fino a portare il 3 settembre scorso oltre 450 mila persone in piazza in tutto il Paese.

A seguito delle manifestazioni viene costituita una commissione presieduta dal Prof. Manuel Trajtenberg, economista dell’Università di Tel Aviv, che il 25 settembre scorso pubblica le sue raccomandazioni al Governo e al Parlamento. Si tratta di proposte ad ampio raggio, dal fisco, all’istruzione, alla sanità fino alle politiche per la casa. Colpisce tuttavia la centralità attribuita al capitolo concorrenza, incentrato i) su una serie di misure volte ad aprire alla competizione settori oligopolistici “protetti” come la distribuzione di carburanti e il cemento  ovvero monopolistici come le ferrovie, gli areoporti o i porti  ma, soprattutto, ii) sul rafforzamento dei poteri dell’autorità antitrust così da rendere più incisiva la sua capacità di enforcement.  Il rafforzamento dei poteri prevede in particolare l’introduzione di sanzioni amministrative per gli abusi (che in Israele non sono ancora previste mentre i cartelli costituiscono gia’ un illecito penale) e l’ampliamento della possibilità di imporre rimedi strutturali (non solo  nei casi di dominanza ma anche nei casi di riduzione sostanziale della concorrenza o di dominanza collettiva).
 
La non ostilità alle proposte pro-concorrenziali
Ma, ancor più della centralità attribuità dalla Commissione Trajtenberg alle proposte pro-concorrenziali, colpisce la cifra delle reazioni che sono seguite alla sua pubblicazione. Infatti, se su alcuni punti è emersa insoddisfazione per le conclusioni della Commissione (in particolare i leader del movimento hanno sottolineato come siano state tradite le aspettative in materia di fisco e di istruzione), sulle proposte relative alla concorrenza sembra registrarsi un ampio consenso proveniente dai settori più diversi della società (si veda l’intervista rilasciata dal prof. David Gilo, che dirige l’Autorità antitrust israeliana http://www.globes.co.il/serveen/globes/docview.asp?did=1000685030). Dalla classe media alle minoranze arabe più povere, dai settori ultraortodossi (i cosiddetti haredim) ai giovani che hanno organizzato su Facebook un gruppo con migliaia di adesioni per sostenere le proposte della Commissione, in molti sembrano apprezzare le potenzialità della concorrenza per ridurre i prezzi e per contribuire a rispondere alle istanze di equita’ (si potrebbe azzardare, per far pagare la crisi alle rendite monopolistiche…). Ovviamente le resistenze e le perplessità non sono del tutto assenti ma, fisiologicamente, si concentrano principalmente tra gli interessi costituiti colpiti dalle liberalizzazioni (tra i quali anche quelli delle organizzazioni sindacali che sin qui hanno beneficiato di parte della rendita monopolistica), e non anche, come a volte può accadere, tra i potenziali beneficiari, ovvero  tra i consumatori scettici sull’efficacia degli interventi antitrust.
Le peculiarità economico sociali di Israele aiutano a spiegare la disponibilità, o quanto meno la non pregiudiziale ostilità dei manifestanti alle misure pro-concorrenziali. Non va trascurato, infatti, che l’economia israeliana si caratterizza per un’elevata concentrazione del potere economico (di qui la simpatia per l’apertura alla concorrenza di settori quasi monopolistici) e che le dimensioni del Paese agevolano il contatto tra cittadinanza governo, istituzioni (l’autorità antitrust tra queste), rendendo meno drammatico il vuoto di rappresentanza e il distacco tra politica e società civile che pure non è estraneo ai motivi di indignazione in Spagna, Stati Uniti e Italia.

E’ inoltre interessante notare come le istanze emerse da una protesta non sempre market friendly, da un lato non si siano mai tradotte nella richiesta di regolazione dei prezzi (l’organizzazione su Facebook e il successo del “boicottaggio” piuttosto danno credito al ruolo attivo che può essere svolto dai consumatori) e dall’altro mostrassero un’ampia consapevolezza di come la proprietà pubblica o la regolazione dei prezzi non costituiscano necessariamente soluzioni adeguate (in Israele la maggior parte delle case e’ di proprietà statale eppure il costo degli alloggi rimane tra i principali obiettivi della protesta; il blocco degli affitti viene richiesto solo per le classi più povere…).

Almeno due considerazioni
L’esperienza della Commissione Trajtenberg e, specialmente, le reazioni che hanno accolto le sue raccomandazioni suggeriscono almeno due considerazioni di portata più generale, slegate dalla specificità della situazione israeliana.
Inanzitutto, sottolineano quanto sia cruciale la comprensione, anche da parte di chi manifesta per chiedere maggiore equita’ e prospettive per le giovani generazioni, del contributo - certo parziale ma prezioso - che puo’ essere offerto dalla concorrenza, come strumento per ridurre i prezzi e per liberare risorse da destinare alla crescita. Un contributo che non configge affatto con le istanze di giustizia sociale alla base delle manifestazioni.
Inoltre, fa riflettere come, di fronte al disagio per il caro-vita, le proteste non chiedano interventi regolatori (con l’eccezione degli affitti per le classi meno abbienti) e le risposte della Commissione Trajtenberg, più che gli interventi  diretti sui prezzi a protezione del consumatore, privilegino la tutela indiretta garantita dalla concorrenza, sia attraverso misure di promozione sia, soprattutto, attraverso il rafforzamento dei poteri dell’Autorità antitrust e della sua capacità di enforcement.

Riferimenti utili
http://en.wikipedia.org/wiki/Trajtenberg_Committee
http://www.globes.co.il/serveen/globes/docview.asp?did=1000688744
http://www.haaretz.com/print-edition/news/the-trajtenberg-report-redefines-success-of-israeli-social-protest-1.387094

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