Home arrow Fisco arrow L’IMPOSIZIONE PATRIMONIALE E LA “PROGRESSIONE” DELL’ICI NELLA MANOVRA MONTI
L’IMPOSIZIONE PATRIMONIALE E LA “PROGRESSIONE” DELL’ICI NELLA MANOVRA MONTI E-mail
Fisco
di Livia Salvini
16 dicembre 2011
imposta patrimonialeAlla richiesta, proveniente da larga parte dell’opinione pubblica, di introdurre un’imposta patrimoniale sulle “grandi fortune”, la manovra Monti dà una risposta negativa ma tutto sommato equilibrata. Invece di muovere all’avventurosa ricerca di tutti beni riferibili alla medesima persona fisica, si è scelto di tassare separatamente i singoli cespiti, recuperando nel complesso una seppur ridotta progressività dell’imposizione patrimoniale. In questo quadro, l’ICI/IMU si connota come un’imposta più schiettamente patrimoniale di quanto finora non sia stata.
Alla richiesta, proveniente da larga parte dell’opinione pubblica, di introdurre un’imposta patrimoniale sulle “grandi fortune”, la manovra Monti dà una risposta negativa ma tutto sommato equilibrata, anche se certamente suscettibile di perfezionamenti. Tassare le “grandi fortune”, e solo quelle, con un’imposta patrimoniale, proporzionale o progressiva che sia, imporrebbe in primo luogo di censire il patrimonio nelle sue diverse componenti mobiliari e immobiliari, riconducendole tutte ai rispettivi proprietari. Proprietari, è appena il caso di precisare, effettivi, superando i possibili numerosi schermi frapponibili, come intestazioni a prestanome, a società nazionali o off shore, ecc. Ciò in un sistema in cui: le società di comodo, la cui disciplina è stata di recente inasprita dal governo Berlusconi, già sono assoggettate ad un’imposizione sostanzialmente di tipo patrimoniale, ovviamente a prescindere dalla loro riconducibilità sostanziale ad un grande rentier; le abitazioni oltre la prima e tutti gli immobili sono già assoggettati ad un’imposta, l’ICI, che assume il valore come base imponibile; i veicoli sono già assoggettati ad un’imposta patrimoniale, il bollo auto; i depositi in titoli sono stati assoggettati, sempre nel quadro delle manovre estive, ad un’imposta di bollo moderatamente progressiva, che ha un’evidente natura patrimoniale. Dunque l’imposta sulle “grandi fortune” dovrebbe applicarsi in aggiunta a queste. E se è vero che un recente studio della Banca d’Italia ha messo in luce l’esistenza di una sempre maggiore concentrazione della ricchezza delle famiglie italiane, è anche vero che questo studio comprende tra le “famiglie”, conformemente alle convenzioni contabili, anche le imprese individuali che impiegano fino a 5 addetti, particolarmente numerose nel nostro tessuto economico: l’introduzione di un’imposta sulle “grandi fortune” dovrebbe molto probabilmente fare i conti anche con questa ricchezza che, sebbene rivesta una funzione strumentale allo svolgimento di un’attività produttiva, può essere anche piuttosto agevolmente destinata al soddisfacimento di bisogni privati. Per ultimo ma non da ultimo, tassare le “grandi fortune” pone il problema della non comparabilità del gettito rispetto a quello riveniente da una tassazione, più moderata, sui beni di determinate tipologie da chiunque posseduti, ed in particolare sugli immobili. Le proposte di un’imposta sui grandi proprietari, sebbene rispondano ad un comune sentire di maggiore giustizia sociale, paiono decisamente irrealistiche quando argomentano che tale imposta andrebbe introdotta “invece di” assoggettare ad ICI la prima casa, “invece di” bloccare l’adeguamento delle pensioni, “invece di” ritardare l’età pensionabile, ecc. ecc., come se ne potesse derivare almeno una decina di miliardi di gettito. Ma, si può argomentare, indipendentemente dal gettito l’introduzione di questa imposta avrebbe un notevole impatto equitativo, colpendo la concentrazione della ricchezza (non impiegata in attività produttive) in un momento in cui vengono chiesti grossi sacrifici anche alle fasce economicamente e socialmente più deboli della popolazione. Questo è indubbiamente vero e potrebbe far superare le perplessità sul cumulo di questa forma di imposizione con le altre già vigenti che colpiscono separatamente i singoli beni. Ci si dovrebbe tuttavia chiedere quale sia la portata realmente equitativa di un’ulteriore imposta che graverebbe sui “soliti noti” e che si presterebbe a manovre di erosione della base imponibile (e di possibile conseguente fuoriuscita dal novero dei soggetti colpiti) mediante la delocalizzazione dei beni e/o la loro intestazione a terzi soggetti, per esempio in ambito familiare. Ed inoltre, ci si dovrebbe chiedere se sia equo nel suo complesso un sistema fiscale che continua a colpire essenzialmente i redditi e i consumi, lasciando esente da imposizione la vastissima area del patrimonio privato, a prescindere dal suo complessivo ammontare in capo al proprietario persona fisica.
    Se questa, come mi sembra, è la situazione si può allora dare un giudizio sostanzialmente positivo alla scelta di fondo operata dalla manovra Monti, che è quella di tassare separatamente i singoli cespiti, recuperando nel complesso una seppur minima progressività dell’imposizione patrimoniale. Ciò è l’effetto congiunto di diverse misure: la reintroduzione dell’ICI (ora IMU) sulla prima casa, ovviamente con un’aliquota inferiore (e con abbattimenti) rispetto a quella degli altri immobili; la fissazione in misura strettamente proporzionale dell’imposta di bollo sulle attività finanziarie; le “tasse sul lusso” (autovetture di maggiore potenza, aeromobili, stazionamento di natanti). Nel quadro che emerge dalla manovra, di un certo interesse è la “progressione” dell’ICI/IMU verso una natura più genuinamente patrimoniale. Com’è noto, l’ICI è tecnicamente un’imposta patrimoniale perché colpisce il valore degli immobili in capo al loro possessore, ma la sua natura sostanziale è stata senza dubbio influenzata dal fatto di essere un’imposta (esclusivamente) locale e quindi ispirata dal principio del beneficio: il valore dell’immobile viene assunto – a torto o a ragione – come indice della fruizione dei servizi (indivisibili) forniti dall’ente locale che aumentano l’utilità dell’immobile per il proprietario. Il decreto Monti ha però introdotto, in sostituzione della TARSU/TIA, un nuovo tributo sui servizi di gestione dei rifiuti, con un’addizionale a fronte del costo dei servizi indivisibili (tutti da individuare), a carico di chi occupa l’immobile. Contemporaneamente, si è previsto che una quota dell’ICI/IMU (escluse le prime case) sia devoluta allo stato, con il che l’imposta perde il suo esclusivo collegamento con la finanza locale. Mi sembra quindi che la commistione tra imposta patrimoniale e beneficio tipica dell’ICI stia venendo meno e che con maggiore chiarezza ci si stia avviando a riconoscere all’ICI/IMU natura più schiettamente patrimoniale. Tassare la ricchezza immobilizzata consentirebbe anche di operare scelte più lineari (anche se nel decreto tale profilo non viene considerato) sui presupposti per riconoscere agevolazioni e riduzioni ai proprietari meno abbienti (con riferimento al reddito o alla situazione patrimoniale complessiva), ovvero alle abitazioni di minor valore, e/o di aumentare (moderatamente) il prelievo a carico di chi possiede più immobili. Tali riduzioni o aumenti si conciliano molto meglio con un’imposta strettamente patrimoniale che con un’imposta che attraverso il patrimonio colpisce la fruizione dei servizi comunali, fruizione che a stretto rigor di termini è certamente maggiore per chi abita nel territorio comunale avendo una prima casa, piuttosto che per i proprietari di seconde, terze e quarte case.
  Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >