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CRISI DI VALORI, NON SOLO DI CRESCITA E-mail
di Paolo Carnazza, Guido Citoni
09 dicembre 2011

economia.jpgQuesta nota intende offrire qualche spunto di riflessione sull’attuale crisi. Il problema della crescita è centrale e dovrebbe occupare il primo posto nelle Agenda dei Governi, soprattutto alla luce delle recenti turbolenze sui mercati finanziari; accanto alle “tradizionali” cause della bassa crescita in Italia opererebbero però, secondo gli autori, anche un diffuso decadimento morale e una scarsa attenzione al bene collettivo, attribuibile, in gran parte, all’indebita estensione della sfera di attività del settore pubblico e all’ estensione del ragionamento politico a sfere (economia, istruzione) dove le motivazioni debbono essere altre, pena l’atrofia delle stesse.

La grave crisi di sfiducia che ha colpito l’economia italiana, non intaccata a seguito delle manovre economiche di Luglio e Ferragosto, ha evidenziato che rimangono ancora da definire manovre di carattere strutturale per rilanciare la crescita economica.


Il passato Governo sembrava intenzionato, prima che l’ulteriore tempesta finanziaria dei primi di Novembre ne provocasse la caduta, nel definire un “Tagliando della crescita”, ovvero un pacchetto di misure (prevalentemente a costo zero) volto a dare uno slancio al Paese. Il nuovo governo Monti dovrà raccoglierne l’eredità e provare a ristabilire il clima di fiducia sui titoli pubblici italiani.

La maggior parte delle riflessioni tese ad individuare la genesi dei problemi odierni si è concentrata inizialmente sulla responsabilità del sistema bancario statunitense; successivamente sull’esplosione dei debiti sovrani di molti Stati a seguito dei molteplici interventi per arginare l’irrompere della crisi.

La responsabilità delle banche, da una parte, e dei Governi, dall’altra, può essere attribuibile almeno parzialmente ad una “visione corta” (per citare una recente analisi del compianto Padoa Schioppa)1; in altri termini, alla mancanza di una lungimiranza, di una leadership politica, legata a sua volta, all’incapacità di definire un Progetto-Paese su cui incanalare risorse ed energie.


Manca però, a nostro parere, nell’analisi degli avvenimenti degli ultimi mesi, un contributo che si soffermi attentamente su altri fattori che possono avere inciso sulla crisi finanziaria e recessiva, ancora in corso e dagli esiti imprevedibili.

La responsabilità è, a nostro parere, di tutti noi, ovviamente con gradi decrescenti di intensità; essa investe infatti:


  • l’intera classe politica, poco disponibile a rinunciare ai molteplici privilegi finora acquisiti (basti pensare alle recenti manovre economiche dove poco si è fatto per abbattere i “costi della politica”) e spinta da una idealità, da un vero slancio volto a contribuire a risollevare le sorti del Paese;


  • gli imprenditori delle imprese di dimensioni medio-grandi (ed a maggior ragione delle imprese operanti in campo finanziario), che, paghi di avere recepito la lezione sulla responsabilità sociale dell’impresa, non hanno parimenti compreso, per quanto riguarda i loro investimenti finanziari, quanto sia necessaria la definizione di una nuova “responsabilità finanziaria dell’impresa”;


  • i Sindacati, che hanno ancora una visione antica del modello produttivo dove a comandare sarebbe ancora il “padrone” alla ricerca del plusvalore senza comprendere che la ricchezza del nostro Paese è legata prevalentemente all’impresa di micro e piccole dimensioni all’interno della quale le “fortune” dell’imprenditore e dei propri dipendenti sono prevalentemente fondate su reciproci rapporti di fiducia;


  • i cittadini in veste di lavoratori, spesso poco produttivi (basti pensare alle sacche di inefficienza che si annidano nel settore pubblico e in molti comparti dei servizi, soprattutto a basso contenuto tecnologico);


  • ancora, i cittadini in veste di evasori: si parte ovviamente dagli evasori totali ma ognuno di noi in qualche modo contribuisce ad alimentare l’economia sommersa ed è complice di un meccanismo anomalo, di una sorta di “familismo amorale”: ecco quindi che non si chiede la fattura al barbiere-amico per non parlare poi dei vari servizi ricevuti, soprattutto nel campo della ristrutturazione edilizia e del commercio. Delicata è poi la situazione di parte della classe medica che spesso sottopone il paziente, condizionato psicologicamente dal proprio stato di salute, ad una “non scelta” tra ricevere o non ricevere una fattura (sebbene il problema della sottofatturazione sia stato attenuato dall’opzione dei medici per l’attività intra-moenia);


  • il sistema scolastico - dove operano a volte professori poco motivati e scarsamente preparati - che non riesce spesso a fornire ai giovani adeguati stimoli intellettuali e/o a creare un ponte tra l’istruzione e la formazione professionale;


  • molti giovani, in parte vittime di un sistema economico che poco spazio attribuisce alla ricerca e alla meritocrazia, ma anche perché figli di un benessere eccessivo, di genitori troppo permissivi, desiderosi di voler vivere una vita piena di agi, poco propensi quindi ad assumere iniziative imprenditoriali rischiose.


In sintesi, il nostro sistema economico è sì malato di una modesta crescita legata a fattori strutturali ben identificati da tempo ma la sua debolezza è anche attribuibile ad un diffuso decadimento di valori morali. Decadimento che spinge ognuno di noi verso comportamenti egoistici e poco collaborativi, ad adottare modelli di consumo poco sobri (in fase di parziale “aggiustamento” come conseguenza del minor reddito disponibile e del negativo “effetto ricchezza”), a non abbracciare il senso di fratellanza che dovrebbe invece spingere l’uno verso l’altro.

Ben vengano dunque un “Tagliando per la crescita”, una Cabina di Regia, una concertazione tra i vari “soggetti istituzionali”, etc. (misure più volte invocate) ma ciò che occorrerebbe fare, innanzitutto, è una presa di coscienza collettiva della necessità di una riforma profonda di un sistema sociale troppo centrato sulla politica, che invade con logiche sue proprie aree quali l’economia e le attività formative - culturali che dovrebbero, invece, essere basate su differenti impulsi ed anche un’assunzione individuale di responsabilità riguardo ai nostri comportamenti, una diffusa opera moralizzatrice che potrebbe essere stimolata inizialmente da esempi che partano dall’alto e/o da chi ha elevate posizioni di responsabilità. Basterebbe un piccolo “scatto”, la volontà di modificare i propri comportamenti, il rendersi semplicemente conto che spesso atteggiamenti egoistici possono portare benefici individuali nel breve periodo ma, nel medio - lungo periodo, conducono a elevati costi sociali ed economici.

Forse, tutto questo può sembrare un’utopia e non rientra nei canoni tradizionali dell’analisi economica. Occorre però non dimenticare che al centro dell’economia opera pur sempre l’uomo con le sue zone di ombra ma anche di luci. E’ queste che dovremmo cercare, tutti insieme, di provare a riaccendere!

1 Padoa Schioppa T., 2009, La veduta corta, Il Mulino Contemporanea.


  Commenti (2)
Scritto da Domenico Di Pietro, il 14-01-2012 15:34
L'articolo di Carnazza e Citoni è di una limpidezza cristallina. Speriamo solo che la classe politica si attivi in tal senso. Noi cittadini dobbiamo fare la nostra parte.
TPS
Scritto da Sàntolo Cannavale website, il 11-12-2011 09:06
Nell'articolo si fa riferimento a Tommaso Padoa Schioppa, scomparso il 18 dicembre 2010. Ricordo e segnalo il seguente aneddoto di cui sono stato testimone. 
 
Era il mese di ottobre del 2006. Tommaso Padoa-Schioppa, Ministro dell’Economia del 2° Governo Prodi, intervenne all’assemblea dei giovani imprenditori di Confindustria a Capri. 
Il Ministro iniziò la sua relazione incentrata sul risanamento necessario dei conti dello Stato e sul rilancio dell’economia. 
 
Dal sito internet: tommasopadoaschioppa.eu si può rileggere parte del suo intervento che, considerate le vicende di alcuni Paesi della zona euro legate proprio a difficoltà di bilancio, appare ancora più interessante ed attuale.  
“Per crescere, un paese ha bisogno di investire in capitale fisico e umano: infrastrutture, ricerca, ambiente, sicurezza. Per farlo, spesso si ricorre al credito, nell’attesa che l’investimento dia i suoi frutti. 
All’Italia, però, questa strada è da tempo preclusa, per l’ingente debito pubblico già accumulato. Per noi la parola d’ordine è, dunque, “liberare risorse”: recuperare efficienza al sistema, risanare i conti pubblici, tornare al pareggio di bilancio.  
Dall’abbattimento del debito (risanamento) possono venire le risorse utili a rilanciare l’economia (crescita) e a finanziare interventi sociali (equità). Se non si avvia questo circuito, non si torna a crescere e il disagio sociale aumenta.” 
 
Molti dei presenti nell’ampia sala del Quisisana (dubito che i disturbatori fossero tutti giovani imprenditori) incominciarono a rumoreggiare. 
La fastidiosa, crescente provocazione andò avanti per un quarto d’ora e più.  
Ero presente alla scena e posso testimoniare la pesantezza del clima e la pretestuosità dell’atteggiamento ostile ed irriverente nei confronti del Ministro. 
 
Qualunque relatore, in quelle condizioni, avrebbe rinunciato all’intervento abbandonando velocemente la sala. Tommaso Padoa-Schioppa, senza scomporsi minimamente, andò avanti con le sue meditate riflessioni. 
 
Il rumorio andò scemando e, come d’incanto, tutti i presenti cominciarono a prestare maggiore attenzione alle parole dell’ospite. Ad un certo punto si sentì un timido applauso, poi un altro, ancora un altro, in un crescendo incredibile. 
 
Alla fine dell’intervento dalla platea - tutti in piedi - arrivò un fragoroso, prolungato applauso all’indirizzo di Padoa-Schioppa.  
Era evidente il messaggio, pregno di commozione: condividiamo le tue parole, ti chiediamo scusa per essere stati “persone non proprio all’altezza”. 
 
Sàntolo Cannavale

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