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TRECENTO ECONOMISTI PER POLITICHE EUROPEE DI SOSTEGNO ALLA DOMANDA AGGREGATA E-mail
Economia reale
di Sergio Cesaratto
25 novembre 2011
documento domanda aggregataE’ diventato considerevole il numero di economisti italiani e stranieri, anche tedeschi, moltissimi assai illustri, che ha sottoscritto un documento per una agenda politica del governo Monti parecchio diversa da quella che questi si appresta a varare.

 In sintesi:
1) le misure di restrizione dei bilanci pubblici imposte dall’Europa hanno aggravato la recessione e la crisi finanziaria; attualmente l’Eurozona è senza una bussola e l’Italia è stata usata come capro espiatorio dalla incapace coppia Merkel-Sarkozy;
2) la crisi italiana non può essere affrontata se non nel quadro di politiche espansive europee strutturate in modo da riequilibrare gli svantaggi commerciali che sono seguiti alla moneta unica; il nostro paese non è la causa, e non può dunque tantomeno essere la soluzione della crisi europea;
3) prima che sia troppo tardi – forse lo è già – la BCE deve intervenire a garanzia illimitata dei debiti sovrani riconducendo a tutti i costi i tassi di interesse a livelli compatibili con l’attuazione delle menzionate politiche di ripresa (questo è ormai un coro);
4) tali politiche non possono che basarsi sul sostegno della domanda aggregata – soprattutto, ma non esclusivamente, nei paesi in surplus commerciale;
5) in questo ambito il nostro paese, e gli altri “periferici”, si dovrebbe impegnare a stabilizzare il rapporto debito pubblico/Pil, respingendo con fermezza ogni ipotesi di inutili abbattimenti che annichilerebbero la crescita e la coesione sociale; con tassi di interesse sufficientemente bassi - e i tassi li fanno le banche centrali, se vogliono, e non i mercati – qualunque debito è perfettamente sostenibile (come in Giappone che l’ha doppio del nostro).
L’obiettivo di stabilizzare i debiti nell’Eurozona permetterebbe, con bassi tassi di interesse, disavanzi primari di bilancio che, assieme a politiche di sostegno dei salari in particolare nei paesi in surplus commerciale, consentirebbero quel sostegno della domanda aggregata senza la quale nessuna crescita si potrà verificare (com’è noto, L.L.Pasinetti ha sostenuto queste proposizione in diversi articoli). Per questo si dichiara fermamente contrario alla iscrizione nelle Costituzioni nazionali della clausola del pareggio del bilancio pubblico. I mercati capirebbero e apprezzerebbero, mentre – gli spread lo dimostrano - non apprezzano il cilicio che Italia e Europa hanno deciso di indossare stringendolo viepiù.
Il documento afferma anche di essere per un più pieno coordinamento delle politiche fiscali, monetarie e salariali in Europa, che includa a pieno titolo la piena occupazione fra gli obiettivi e non certo l’accentramento di politiche di bilancio restrittive a Bruxelles con ulteriore mortificazione della democrazia parlamentare. Conclude infine che per imporre questi obiettivi: “il nuovo esecutivo debba rapidamente muoversi nelle sedi europee appropriate, con la necessaria determinazione e le necessarie alleanze politiche… Un nuovo esecutivo che si configurasse invece come mero esecutore delle richieste europee, quali espresse nelle scorse settimane, determinerebbe un aggravamento della crisi economica e finanziaria in Italia e in Europa, con devastanti conseguenze sociali e l’insostenibilità degli attuali accordi, monetari e commerciali, nell’UE.” L’invito a riaprire le trattative in Europa è, dunque, centrale nel documento.
Il ruolo finalmente da banca centrale europea della BCE, stabilizzazione (non abbattimento) del rapporto debito/Pil, politiche espansive europee in particolare nei paesi in surplus commerciale, insieme alle entrate provenienti dalla lotta all’evasione, da un'imposta patrimoniale e dalla razionalizzazione della spesa pubblica, consentirebbero all’Italia di destinare risorse pubbliche alla crescita dell’occupazione, agendo sia sulla domanda aggregata che sulla qualità di istituzioni e infrastrutture. Se invece il nuovo esecutivo si farà mero esecutore delle richieste già espresse dalla Unione Europea, esso si assumerà la grave corresponsabilità dell’aggravamento della crisi e dell’inutile sacrificio di occupazione, capacità produttiva, stato sociale e diritti dei lavoratori, lasciando spazio a un ritorno della destra a cui è stato lasciato il monopolio (qui e qui ) di criticare questa Europa, sebbene scimmiottando strumentalmente le più autorevoli tesi sopra esposte.
  Commenti (3)
Dottore in Economia
Scritto da Pietro Salinari, il 30-11-2011 10:33
Si potrebbe avere il link al documento integrale originale?
Scritto da Paolo Croce, il 30-11-2011 15:43
Un appello alle coscienze di sinistra perché la deriva istituzionale europea sia arginata. Una voce sola, forte per il cuore e per la testa. Credo si tratti di proposte ragionevoli e lungimiranti. Spero non restino inascoltate, sancendo il collasso dell'Europa dei cittadini con un tuffo all'indietro, un pericoloso ritorno agli anni trenta. Non capisco come possa non esser chiaro a tutti. 
Non so come andrà a finire e, ormai, sono davvero preoccupato. 
Rimane, tuttavia, una profonda consolazione: quella di ritrovare nell'elenco dei firmatari molti nomi di persone con le quali ho avuto il privilegio di studiare e, alle quali, tanto devo per come sono e penso, nonostante tanti, troppi anni di idee sbagliate imposte da destra a noi tutti. 
Grazie mille 
Paolo Croce
trappola della liquidità
Scritto da Mario Giaccone, il 25-11-2011 14:55
Sono evidenti tre dati: 
1) i mercati finanziari sono in piena trappola della liquidità veicolate, a differenza di 80 anni fa nella speculazione su vasta scala; 
2) l'uscita dalla attuale "grande recessione" richiede nuove istituzioni sia politiche (leggi UE e BCE nuove), in grado di emettere nuovo debito e sostituirne di vecchio con miglior rating, sia di regolamentazione dei mercati finanziari in grado di restringere lo spazio della speculazione, inclusa Tobin tax; 
3) in assenza di tali istituzioni i capitali oziosi non avranno buone occasioni di investimento nell'economia reale. 
da qui due conclusioni. Una di policy, e cioè che sostenere l'euro con istituzioni politiche e finanziarie adeguate costituisce l'indispensabile "mossa del cavallo" per uscire dalla recessione. E una di teoria economica, che il buon Keynes ritorna utile, nonostante la modellizzazione fatta del suo pensiero sia sicuramente riduttiva.

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