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CERTIFICAZIONE DEI DEBITI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E BASE MONETARIA E-mail
Conti pubblici
di Elisabetta Addis
11 novembre 2011
debito pubblica amministrazioneLa lettera di intenti che l’Italia ha mandato all’Europa contiene una misura che equivale a una espansione monetaria localizzata in Italia, monetaria che opera attraverso il canale del credito, pur nel rispetto dell’ortodossia  anti-inflazionistica della banca Centrale Europea. E farà crescere, in Italia, prezzi, occupazione e reddito. Bene, perché ne abbiamo un gran bisogno.

La lettera che il Governo Berlusconi ha inviato ai Presidenti delle Istituzioni Europee è una lenzuolata di tantissimi provvedimenti assortiti  alcuni ovvi, altri di difficile attuazione. Si propone di fare in pochi mesi molte cose che erano dal  ’94 nel programma di Forza Italia, e alcune anche nel programma del Governo Prodi. Se non si è stati capaci di farle per venti anni è perché c’è un problema, come si diceva un tempo, politico. Il problema è che gli italiani e le italiane non le vogliono, queste cose, anche se gli economisti dicono che sono necessarie. Gli economisti capiscono tante cose, ma non sembrano intendere che in democrazia,  le cose si fanno solo se si convincono i cittadini che devono essere fatte – se non tutti i cittadini, almeno uno strato spesso e illuminato di essi. Il dito delle opposizioni si è puntato sui soliti punti politicamente controversi, l’articolo 18 sui licenziamenti e l’età delle pensioni. E’ passato invece inosservato un provvedimento minore ma che forse segnala l’avvio di una via d’uscita per l’Italia schiacciata da un debito che è stato creato anch’esso più di venti anni fa.

Dice testualmente la lettera “Per garantire la liquidità delle imprese si prevede un sistema di certificazione di debiti delle Pubbliche Amministrazioni locali nei confronti delle imprese stesse al fine di consentire lo sconto e successivo pagamento da parte delle banche, in conformità alle procedure di calcolo Eurostat e senza impatto addizionale sull'indebitamento della Pubblica Amministrazione”.

Questo è equivalente ad una espansione monetaria. Funziona così. Il Governo Italiano di oggi deve ripagare con gli interessi quel che si è fatto prestare, sotto forma di titoli del Tesoro negli anni ’80, sotto il CAF, Craxi Andreotti Fanfani.  Nonostante la distinzione tra i prima Repubblica e seconda Repubblica, i governi della seconda obbediscono alla stessa Costituzione e onorano i debiti accesi dalla prima Repubblica, ed è giusto che sia così. Per ripagare o almeno contenere questo debito e pagarne gli interessi, è dai tempi di Maastricht che il Governo Italiano, di qualsiasi colore, taglia le spese. Un aspetto di questo tagliare le spese è che i fornitori della Pubblica Amministrazione vengono pagati con lunghi ritardi, perché i soldi che ci si aspettava arrivassero dal centro non giungono alle amministrazioni locali. La mia Università, per esempio, ha delle spese di funzionamento e dei fornitori abituali. Quando per due anni di seguito ci sono stati tagli del 10% al fondo di funzionamento ordinario, l’Università in parte ha tagliato gli ordini, in parte li ha mantenuti ma ritardando i pagamenti, riscrivendo i nuovi contratti di fornitura con date di pagamento dilazionate. Al fornitore piacerebbe di più essere pagato subito, ma preferisce comunque un ritardo alla cancellazione totale dell’ordine.  

Siccome non ha incassato, il  fornitore non ha soldi per rinnovare le proprie scorte, a meno che non trovi anche lui un grossista che gli fa una dilazione del pagamento. Se il grossista non fa credito, nessun ordine arriva alla fabbrica, che è costretta a licenziare o a fallire.

Ora, quello che il Governo offre al fornitore con la lettera è la possibilità di avere non i soldi contanti, ma un certificato che dice che il credito dell’Università verso il fornitore nei suoi confronti esiste davvero. Con quel certificato il fornitore va in Banca, e lo sconta avendo in cambio soldi veri, con i quali può effettivamente pagare il grossista e rinnovare le scorte. Come dice  la lettera, questi soldi gli verranno dati “in conformità alle procedure di calcolo Eurostat e senza impatto addizionale sull'indebitamento della Pubblica Amministrazione”. Ciò vuol dire che ci sarà un determinato rapporto di scambio  tra questi certificati di credito e gli euro di credito concessi dalle banche. Per esempio il rapporto di scambio potrebbe essere di 1 contro 0,8, e quindi per ogni mille euro di certificati la  Banca potrà concedere, 800 euro di credito.
Questi 800 euro circoleranno, serviranno a pagare il fornitore del fornitore, e poi le scarpe dei suoi bambini, e le tasse, e gli stipendi dei professori, nel circolo virtuoso del moltiplicatore. Ci sarà, cioè un’espansione, ma limitata alla sola Italia (fino che e a meno che anche le altre Pubbliche amministrazioni europee facciano anche loro una cosa simile). L’attività economica riprenderà e si creeranno nuovi posti di lavoro, e se ci saranno meno disoccupati i salari dovranno crescere.
Ci sarà per questo un po’ più aumento dei prezzi in Italia che altrove, ma l’inflazione è comunque una media, sono sempre esistiti diversi tassi di inflazione locali, e dei differenziali di prezzo, entro un certo limite. Tutto grazie a questa nuova “moneta parallela”, che è accettata dalle banche in cambio di soldi. Ed è una moneta parallela, perché una volta che i certificati esistono, nulla vieta il grossista li accetti direttamente come una cambiale che  garantisce la solvibilità del fornitore, senza passare per la banca, trattenendo il certificato in attesa di essere pagato il giorno in cui il certificato sarà onorato dalla Pubblica Amministrazione. La lettera dice “senza impatto addizionale sull’indebitamento della Pubblica Amministrazione” Ed è vero, se contiamo in numero di euro, non ci sarà alcun aumento delle spesa pubblica. Ma i fornitori ora saranno disposti a non sospendere la fornitura, a patto di essere “pagati” con i certificati che alla peggio potranno portare alla banca. E quindi la P.A. potrà comunque ricevere dei beni e servizi in più. E Dio sa che le nostre aule scrostate, scuole senza carta igienica e ospedali dove per il ricovero bisogna portarsi le forchette ne hanno un grandissimo bisogno.

Questo miglioramento delle condizioni economiche consentirà un maggiore introito fiscale e quindi contribuirà parzialmente ad una riduzione di deficit e debito.

Non ci sono ho obiezioni pratiche a questo, anzi bisogna rallegrarsi che sia stato trovato questo sofisticato escamotage, vagamente simile a qualcosa che è stato sperimentato solo in California di recente.
L’unica obiezione è in punto di teoria. Ufficialmente, gli economisti sono tutti d’accordo con l’idea che un’espansione monetaria deve essere evitata perché “droga” l’economia, quando l’economia sta già funzionando come dovrebbe, cioè  al pieno impiego, o quasi dei fattori produttivi. In questa situazione un aumento della base monetaria o della possibilità di concedere credito fa aumentare temporaneamente occupazione e reddito, e quindi fa guadagnare voti a chi è al governo. Ma nel lungo periodo questo stimolo monetario si trasforma in inflazione. E siccome i governi, per mantenersi in sella, sono spesso tentati di comprare consenso in cambio di inflazione, si è deciso che le Banche Centrali, che hanno l’incarico di fornire e regolare la liquidità monetaria, debbano essere indipendenti dal Governo. Naturalmente questa è un po’ una foglia di fico, visto che comunque il Governatore della Banca d’Italia lo nomina il Presidente del Consiglio, e giustamente, perché è il governo che risponde agli elettori. Ma la banca Centrale deve essere quanto più indipendente possibile. Tanto indipendente che, in Europa -Berlusconi  lo ha appena e annunziato agli Italiani, ma gli economisti ne parlano da anni-  con l’Euro si è creata un’ anomalia. C’è una Banca Centrale ma non c’è un Governo eletto, con responsabilità anche della politica fiscale, che nomini il Governatore e coordini le due politiche macroeconomiche più importanti per la crescita economica, la politica monetaria e quella fiscale.
Per essere ancora più sicuri di non dare più ai politici il potere di “stampare moneta” al fine creare l’illusione della crescita economica”, è stato dato mandato alla BCE di avere come obiettivo la stabilità dei prezzi, e è stato proibito di acquistare direttamente dai Governi titoli del tesoro. Anche questo divieto è un po’ una foglia di fico, visto che comunque, per fortuna dell’Italia, come abbiamo appena visto la Banca Centrale i titoli di Stato dei paesi membri li può comprare sul secondario, oppure può creare fondi speciali o veicoli che lo facciano. Ma la BCE non può direttamente finanziare i governi ed è giusto che sia così. Per spiegare perché, basta ricordare che in Italia, fino al 1981, anno del cosidetto “Divorzio”, la Banca d’Italia poteva acquistare buoni del tesoro. Fanfani poteva chiedere a Carli di creare dal nulla e prestargli i soldi per fare le opere pubbliche.  Era un altro mondo: lo abbiamo pagato con l’inflazione al 20% negli anni ’70 e nessuno vuole ritornarci.
Tuttavia gli economisti sanno anche che esistono situazioni in cui non c’è il pieno impiego dei fattori, e il modo in cui si sono messe le cose dopo la crisi generata dai mutui subprime è una di quelle. In queste situazioni l’espansione monetaria non fa aumentare i prezzi, bensì aiuta a mantenere attivi e produttivi fattori – cioè uomini, donne, fabbriche e tutti i business- che altrimenti per ragioni finanziare rimarrebbero fermi, disoccupati.
Davanti alla crisi del 2008 molte ortodossie economiche,  che sembravano intoccabili  sono state rapidamente e pragmaticamente scavalcate. Le ricette keynesiane che erano cadute in disuso, stimolo fiscale, stimolo monetario, tutti gli strumenti anticrisi sono stati usati dall’amministrazione Obama per tirarsi fuori. In Europa invece ci eravamo legate le mani un pochino troppo strette, con la BCE che aveva mandato costitutivo di mantenere stabili i prezzi.  In più, la Germania non ha certo bisogno di un’espansione monetaria, perché la Germania, grazie anche all’esistenza dell’Euro, è in una situazione in cui produce come una locomotiva, e i tassi di disoccupazione di Germania Olanda e Lussemburgo sono praticamente di pieno impiego. Ma invece l’Italia ha bisogno di un’espansione. L’espansione fiscale non la possiamo fare, perché abbiamo il debito sovrano che abbiamo, l’espansione monetaria nemmeno, perché siamo nell’Euro. Ma nemmeno possiamo essere lasciati in stallo come siamo e come siamo stati per quasi vent’anni, perché questo apre la strada al populismo e all’instabilità politica.  Bisognerà fare qualcosa che non è ortodosso, ma  farlo in maniera che siano salve le facce e le apparenze.
Alcuni ultraortodossi nel consiglio della BCE che non sono stati convinti dai loro colleghi ad essere un po’ più “soft” si sono infatti dimessi. Perché le cose che la BCE è stata costretta a fare – comprare titoli di Stato greci e italiani per evitare non solo la bancarotta degli Stati in questione, e con essa la fine dell’Euro- non erano affatto ortodosse, come anche non è proprio ortodosso che ci si lasci fare, i silenzio e sottobanco, la nostra piccola espansione.
La proposta dei certificati non è ortodossa, equivale ad una espansione monetaria assolutamente non in linea con certa teoria. Ma in perfetta linea con la realtà dei fatti, e cioè che l’Italia è un paese i cui fondamentali economici sono sufficientemente solidi. Nonostante il gigantesco problema del sud e dell’inattività delle donne, è  un paese economicamente prospero e comunque too big to fail, troppo grande e troppo importante perché possa andare in default senza portarsi dietro anche l’euro come lo conosciamo.
C’è quindi una grande operazione di mantenimento delle facce. La faccia della teoria economica ortodossa è stata salvata, perchè ora che il dibattito avviene sulla base di equazioni, integrali e stime econometriche, nessuno ha voglia di ributtarsi in un grande dibattito teorico tra neo-neoclassici e neo-keynesiani, né e sugli interessi di classe, o di genere, che le varie opzioni teoriche possono rappresentare.  La faccia dei creatori dell’Euro un po’ “anomalo” è stata salvata: il fatto che una moneta unica ha dei vantaggi per tutti, ma per alcuni di più e per altri meno, si sapeva da quando l’euro è stato fatto. La soluzione sarebbe stata di compensare gli svantaggiati con la politica fiscale, togliendo fiscalmente a coloro cui l’euro più conveniva e dando a coloro cui meno l’euro conveniva, ma allora politicamente non si poteva. L’euro però era comunque un inizio e quindi è stato fatto lo stesso, non potendosi fare di meglio era comunque la scelta ragionevole. Ora la necessità di coordinamento fiscale è apparsa ben più chiara, l’anomalia dell’Euro moneta cui non corrisponde un governo è stata denunciata perfino da Berlusconi, e forse ci si avvierà a poterne parlare apertamente senza paura di apparire contrari all’Unione Europea, e salvando la faccia di chi l’Euro lo ha fatto. La faccia delle Germania è stata salvata perché può esser detto che l’Italia ha promesso lacrime e sangue, ha accettato il commissariamento del Fondo Monetario e della Commissione, ed è per questo che l’elettore tedesco può sentirsi rassicurato che non finanzia sperperi dei latini. In realtà la Germania ha accettato perché ha bisogno dell’Euro e perché una soluzione, grazie anche ai certificati, si intravede.
Dire che questi certificati equivalgono a un’espansione monetaria è come dire che il Re è nudo. Nessuno, per un motivo o per l’altro, ha interesse a farlo. A tutti va bene che questi certificati si facciano e presto.
C’è un solo problema a lasciare la cosa allo stato di non detto. Il progetto politico dell’Europa va avanti se i cittadini, o almeno uno strato abbastanza ampio e illuminato di essi, ragiona sugli eventi e capisce le scelte che vengono fatte dai governi come dalle Authorities indipendenti: li condivide, ne è convinta, li approva.  E allora forse è bene chiarire esattamente la portata e i limiti di quello che si sta facendo. Anche perché certificare i debiti della Pubblica Amministrazione è una cosa buona, ma fino ad un certo punto. Il governo Greco ha tagliato gli stipendi pubblici del 30%. Non vorremmo, per esempio, che ad un governo italiano particolarmente creativo venisse in mente di pagare i fornitori di forza lavoro all’amministrazione pubblica, i pubblici dipendenti, con certificati di debito da poter usare per pagare i mutui.
  Commenti (1)
direttore del CER
Scritto da stefano fantacone, il 13-11-2011 19:27
Ho un solo dubbio, sul dubbio teorico. Qui parliamo della certificazione di un credito per una prestazione già fornita. Non mi sembra lo stesso di un'espansione monetaria ex-ante per stimolare la domanda (i famosi dollari gettati dall'elicottero). Ovviamente, lo stimolo sulla domanda c'è, ma solo perchè si roconosce l'esistenza di liquidità a fronte di beni e servizi già prodotti. Insomma, non credo che ci sarà una spinta sull'inflazione. L'effetto è, semmai, di arestare la deflazione.

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