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IL CONTRIBUTO DELLE MICRO IMPRESE AL PROCESSO DI NASCITA E MORTE AZIENDALE: CONFRONTO INTERNAZIONALE E-mail
Economia reale
di Giovanni Carnazza, Paolo Carnazza
28 ottobre 2011
micro-impreseQuesta nota si pone la finalità di analizzare il contributo delle imprese, distinte per fasce dimensionali, al processo di “nascita” e di “morte” aziendale nei quattro principali Paesi  europei e in Spagna. Rilevante risulta, in particolare, il ruolo delle imprese costituite dal solo titolare (ad eccezione del Regno Unito) all’interno del processo demografico d’impresa. La fragilità delle Ditte individuali è confermata anche attraverso l’analisi dell’andamento relativo ai  tassi di sopravvivenza nei primi anni di vita.

In un lavoro precedente, pubblicato su nelMerito.com1, era stato analizzato il comportamento demografico delle imprese nel corso degli anni duemila all’interno dei principali Paesi europei e degli Stati Uniti: con particolare riguardo agli ultimi anni, era emerso che la crisi finanziaria sembrava avere influenzato in qualche misura la “nascita” e la “morte” delle imprese solamente nel Regno Unito e negli Stati Uniti.
Questo lavoro intende verificare, sulla base dei dati Eurostat, quale sia stato il ruolo delle imprese distinte per fasce dimensionali all’interno del processo demografico d’impresa. A tal fine, si è calcolata la media, relativamente ai diversi intervalli temporali relativi allo scorso decennio, disponibili per i Paesi esaminati, dell’incidenza percentuale delle imprese (con 0 addetti; 1-4; 5-9; più di 10 addetti) sul totale delle imprese nate e morte  (Graff. 1 e 2).

Graf. 1 - Quota media percentuale delle imprese, divise per dimensione, sul totale delle imprese nate
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Fonte: Elaborazioni su dati Eurostat (Industria e Servizi)

Graf. 2 - Quota media percentuale delle imprese, divise per dimensione, sul totale delle imprese morte
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Fonte: Elaborazioni su dati Eurostat (Industria e Servizi)

Dall’analisi emerge innanzitutto come al processo di creazione di nuove imprese abbiano contribuito in misura significativa quelle con 0 addetti, costituite quindi dal solo titolare: l’Italia si posiziona al primo posto con l’88,3%, seguita dalla Francia  (86,2%) e, ad una relativa distanza, (intorno al 72-73%) dalla Germania e dalla Spagna. Nel Regno Unito, invece, tale contributo risulta modesto (intorno al 21%), mentre risulta più rilevante il ruolo delle imprese che assorbono 1-4 addetti (71,3%).

Sempre nel Regno Unito, il 2,6% delle imprese nasce con un dimensione superiore ai 10 addetti. In Italia, tale quota è assai modesta (0,5%) e inferiore a quella degli altri Paesi in esame.

Elevata è risultata, nel contempo, la quota percentuale di imprese con 0 addetti sul totale delle imprese che “muore”, soprattutto in Germania (88,8%) e in Italia (88,1%). E’ ancora il Regno Unito a distinguersi rispetto agli altri Paesi: è risultata pari ad appena il 25% la quota di imprese con 0 addetti che è costretta ad abbandonare l’attività mentre è la fascia dimensionale 1-4 addetti ad essere caratterizzata da più alti tassi di mortalità2.

La fragilità delle imprese con 0 addetti o, comunque, di micro dimensioni, è confermata analizzando l’andamento del tasso medio di sopravvivenza nei primi anni di vita. Il confronto tra alcuni dei Paesi considerati3 (reso possibile sulla base dei dati disponibili) evidenzia, infatti, come le Ditte individuali abbiano una capacità inferiore di sopravvivenza rispetto alle imprese più strutturate, con più di 10 addetti: in particolare, in Italia e in Spagna, alla fine dei primi cinque anni di vita, sopravvivono rispettivamente il 65,7% e il 68,7% delle imprese con più di 10 addetti  rispetto al 52,3% e al 47,5% delle Ditte individuali. Da rilevare altresì che nel Regno Unito è sensibilmente più bassa la quota di imprese oltre i 10 addetti (53%) che continua ad operare nei mercati al quinto anno di vita rispetto ad una quota del 45,5% delle ditte con il solo titolare e di poco meno del 42% delle imprese con 1-4 addetti.

Graf. 3 - Italia - Tassi medi di sopravvivenza delle imprese (1999-2007)
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Fonte: Elaborazioni su dati Eurostat

Graf. 4 - Spagna - Tassi medi di sopravvivenza delle imprese (1999-2007)
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Fonte: Elaborazioni su dati Eurostat

Graf. 5 - Regno Unito - Tassi medi di sopravvivenza delle imprese (1999-2007)
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Fonte: Elaborazioni su dati Eurostat

Il contributo delle imprese ai processi di nascita e di morte aziendale sembra essere slegato dalle caratteristiche dimensionali e produttive di ogni Paese. Ad esempio, in Italia e in Germania, sono prevalentemente le Ditte individuali a nascere e a morire pur essendo i due Paesi caratterizzati da una diversa struttura produttiva: a larga diffusione di micro e piccola impresa l’Italia, a forte presenza di imprese di medie e grandi dimensioni, la Germania. Comune a tutti i Paesi è, invece, la riduzione progressiva del tasso di sopravvivenza nei primi cinque anni di vita soprattutto delle Ditte individuali, quelle imprese cioè che appaiono meno strutturate e, quindi, più “vulnerabili” rispetto ad altre imprese più consolidate e meglio organizzate (ad esempio Società di capitali).

Questa analisi sembra suggerire alcune indicazioni di policy volte soprattutto a sostenere le imprese nascenti sia attraverso misure di semplificazione amministrativa e burocratica sia attraverso misure di agevolazione monetaria e fiscale (ad esempio, introducendo la possibilità di esenzione fiscale per i primi anni di vita). Nel contempo, misure ad hoc dovrebbero essere adottate per favorire il passaggio delle imprese verso forme giuridiche più solide e strutturate.

1. Giovanni Carnazza, Paolo Carnazza, Gli effetti della crisi finanziaria e recessiva sui tassi demografici d’impresa, nelMerito.com, 10 giugno 2011.
2. Una recente analisi condotta dall’Istat sull’andamento dei tassi demografici di impresa nel periodo 2004-2009 conferma l’elevato contributo delle imprese italiane senza dipendenti alla creazione di nuove imprese (pari all’84,5% nel 2009); nel contempo i tassi di natalità e mortalità di questa specifica tipologia di impresa sono risultati sensibilmente più elevati dei tassi demografici relativi alle altre fasce dimensionali considerate nel periodo suindicato (Istat, Anni 2004-2009, Demografia d’impresa, 13 luglio 2011).
3. Il confronto fa riferimento a tre Paesi europei e al periodo 1999-2007.

  Commenti (1)
Scritto da Valeria Antonelli, il 03-11-2011 11:30
Leggendo il contributo dei Carnazza, emerge la bontà dell’idea che però non è seguita, nello specifico, da una trattazione rigorosa. 
In particolare ci sono alcuni aspetti sui quali si chiede una maggiore chiarezza che, per semplicità espositiva riassumo in punti: 
 
1) Non ritenete che la nati-mortalità delle imprese con zero dipendenti (attenzione non zero addetti!) sia un sinonimo di un più elevato turnover e non solo, come sostenete voi, di una (peraltro scontata) maggiore vulnerabilità? 
2) Pur nella consapevolezza delle difficoltà di reperire dati omogenei, forse nei grafici 1 e 2 avrebbe giovato all’analisi uno sforzo maggiore per uniformare i dati dei diversi paesi (cfr. riferimento temporale della Germania). 
3) Dall’analisi emerge che le maggiori differenze tra dimensioni riguardano i tassi di sopravvivenza. Manca tuttavia la possibilità di un confronto con i due nostri principali benchmark: Germania e Francia. 
4) Nelle conclusioni, che appaiono generiche e slegate dalla stessa analisi, si fa riferimento a non meglio identificate “misure di agevolazione monetaria”. Vi chiedo a cosa si riferiscano tali misure considerando che, ad esclusione del Regno Unito, tutti gli altri paesi utilizzano l’Euro? 
 
Grazie  
Valeria Antonelli

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