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IL SUD DEL MONDO TRAINA L'ECONOMIA MONDIALE E-mail
Internazionali
di Silvano Carletti
28 ottobre 2011
sud mondoUn più ampio differenziale di crescita tra paesi sviluppati ed economie emergenti. Tra il 1981 e il 1999  il differenziale di crescita tra le economie emergenti e i paesi sviluppati è stato in media pari ad appena +0,6 punti percentuali l’anno, risultando in cinque anni negativo e in altri due (il 1991 e il 1996) superiore ai 2 punti percentuali.

Dal 2000 in poi questo differenziale è costantemente aumentato fino a posizionarsi al di sopra dei 6 punti percentuali nel triennio 2007-09. Nell’anno più grave della crisi (2009) il differenziale ha toccato il massimo (6,5 punti percentuali) degli ultimi trenta anni. Secondo il Fmi, dopo il ridimensionamento registrato nel 2010 (4,3 punti percentuali) e una temporanea risalita nell’anno in corso (4,8 punti percentuali), nel quinquennio 2012-16 la differenza nel tasso annuale di crescita tra paesi emergenti e  paesi sviluppati dovrebbe stabilizzarsi sui 4 punti percentuali.

Sud–Sud: il nuovo asse di sviluppo mondiale
Al centro della galassia dei paesi emergenti ci sono i cosiddetti paesi BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), un insieme che la Banca Mondiale estende anche a Indonesia e Corea del Sud (BRIICK). Facendo riferimento ad aggregati espressi a cambi correnti, nel 2010 il PIL complessivo dei BRIICK era di poco inferiore a 13mila miliardi di dollari, il 20,5% del Pil mondiale e meno della metà dell’ammontare del Pil di Stati Uniti, Giappone e Eurozona considerati congiuntamente (51,2% del Pil mondiale). Se come avviene più frequentemente la valutazione viene fatta considerando lo stesso aggregato espresso in PPP (Purchasing Power Parity) il peso dei sei paesi BRIICK (34,1%) risulta non più troppo lontano da quello di Stati Uniti, Giappone e Eurozona (39,7%).
Secondo la Banca Mondiale1 tra il 2004 e il 2010 la quota dei paesi emergenti nel flusso mondiale degli scambi commerciali è aumentata di 6,2 punti percentuali dal lato dell’export e di 4,9 punti percentuali da quello import, risultando alla fine del periodo pari rispettivamente al 40,3% e al 45,5%. Questo incremento è dovuto assai più allo sviluppo delle relazioni commerciali tra paesi emergenti (cosiddetti scambi Sud-Sud) che non alla crescita dell’interscambio tra paesi emergenti e paesi sviluppati (Nord–Sud). Negli scambi con il resto dei paesi in via di sviluppo la quota congiunta di Stati Uniti, Giappone e Eurozona è scesa dal 48% del 1990, al 38,4% del 2000, al 29,3% del 2009; viceversa, la quota dei  paesi BRIICK è aumentata alle stesse date dall’8,8%, al 20,8%, al 32,1%. Dal 2009, dunque, i paesi BRIICK sono divenuti i principali interlocutori commerciali dei paesi in una più iniziale fase di sviluppo.
La funzione sostitutiva dei paesi BRIICK rispetto ai paesi più sviluppati risulta più evidente quando si considera la composizione di questi scambi. Il 60% delle importazioni proveniente dai paesi BRIICK è costituito da manufatti, macchinari e mezzi di trasporto (prodotti delle classi SITC 6 e SITC 7).

Dalle merci alla finanza
L’ascesa dei paesi emergenti nell’economia mondiale non si limita agli scambi commerciali. Nella classifica Fortune Global 500, che considera le più importanti aziende mondiali per ammontare del fatturato, le imprese dei paesi emergenti sono passate da 47 nel 2005 a 95 nel 2010.
Soprattutto negli anni più recenti, una parte importante del processo di crescita delle aziende dei paesi emergenti è avvenuto al di fuori dei confini nazionali. Dal 2003 al 2010 circa 5000 imprese dei paesi emergenti hanno deciso di stabilire una presenza estera attivando oltre 12.500 nuove iniziative (greenfield investments) con un investimento totale superiore a $ 1700 mld. Il 72% di queste investimenti esteri è classificabile come Sud-Sud. Viceversa gli investimenti realizzati da imprese dei paesi emergenti nei paesi avanzati hanno prevalentemente (85%) assunto la forma di operazioni di fusione e acquisizione. Nel complesso, le aziende dei paesi emergenti si propongono come una delle componenti più dinamiche del mercato mondiale delle operazioni M&A cross border: il numero delle operazioni a loro attribuite è salito da 661 del 2001 (9% del totale mondiale) a 2447 del 2010 (22%). La tipica operazione di M&A perfezionata da una azienda di un paese emergente ha un carattere non ostile, è quasi sempre regolata in contanti, avviene a prezzi generosi, ha una dimensione relativa ampiamente superiore a quanto verificabile nei paesi sviluppati, valutazione questa stabilita considerando il rapporto tra il valore dell’operazione di M&A e il valore di borsa dell’azienda acquirente.
Lo sviluppo delle aziende dei paesi emergenti trae beneficio dall’azione di due leve. La prima è quella dell’innovazione: tra le prime 1000 aziende al mondo per investimento in ricerca e sviluppo, il numero di quelle con sede nei paesi emergenti è passato da 57 nel 2004 a 114 nel 2009.
La seconda leva è quella finanziaria. Tra il 2003 e settembre 2010, un migliaio di aziende dei paesi emergenti ha raccolto quasi $ 800 miliardi attraverso l’emissione di proprie obbligazioni. Dal 1995 in poi, sono già 80 le società di paesi emergenti che hanno collocato emissioni di corporate bonds di ammontare unitario pari o superiore a $ 1 miliardo.
La quota dei paesi emergenti in questo mercato è ancora complessivamente modesta (meno del 4% nella media del periodo 2003-09). Il forte potenziale di crescita è  testimoniato dal crescente interesse degli investitori istituzionali: il patrimonio dei fondi d’investimento concentrati sui titoli di debito dei paesi emergenti risulta a metà 2011 più che raddoppiato (a $ 181 miliardi) rispetto alla fine del 2009. Nell’ambito di questo patrimonio la quota dei titoli denominata in valuta locale si è più che triplicata attestandosi a poco meno di metà del totale (a $ 77 mld). Oltre alle favorevoli prospettive di crescita delle aziende emittenti ad alimentare questo successo ha contribuito il forte apprezzamento della valuta di numerosi paesi emergenti. Non meno spettacolare l’ascesa dei mercati azionari: nella classifica delle prime 1000 società al mondo per capitalizzazione di Borsa, la quota dei paesi emergenti è salita dal 10% del 2000 al 31% del 2010.

1. Banca Mondiale, Global Development Horizons. Multipolarity: The New Global Economy,  maggio 2011.
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