Home arrow Internazionali arrow QUANTO ╚ LONTANA L'INDIA DALLA CINA?
QUANTO ╚ LONTANA L'INDIA DALLA CINA? E-mail
Internazionali
di Simona Costagli
14 ottobre 2011
india cinaLa ripresa economica indiana dopo la crisi mondiale è risultata tra le più sostenute del pianeta: nel 2010 il Pil del paese è cresciuto del 10,1%, un aumento secondo solo a quello cinese (10,3%).

Nel corso del 2011 tuttavia l’economia indiana ha rallentato, e le previsioni del FMI per il 2011 e il 2012 sono pari a 7,8% e 7,5% rispettivamente.
A rallentare la crescita nel II trim. dell’anno è stato l’andamento del manifatturiero e delle costruzioni; in flessione sono risultate anche le vendite al dettaglio, tra cui soprattutto quelle di automobili.
Il dato del II trim. (il più basso in 18 mesi) viene attribuito soprattutto alla politica monetaria restrittiva che la Banca Centrale ha adottato dall’inizio del 2010 nel tentativo di ridurre l’inflazione. Ad agosto i tassi di riferimento sono stati aumentati per la dodicesima volta in 18 mesi.

India: crescita del Pil e inflazione (var %)
tab1
Fonte: FMI.

Nonostante il tasso di inflazione indiano rimanga superiore alla media dell’area, tuttavia esso ha imboccato una via discendente: dal +12,4% del 2010, nei primi otto mesi del 2011 si è posizionato intorno al +9,5%. A differenza che negli altri paesi emergenti, in India il mercato immobiliare non ha registrato incrementi allarmanti, e ciò contribuisce ad alimentare aspettative di un rientro prossimo dell’inflazione.
La crescita del paese rimane garantita soprattutto dalla domanda interna e dagli investimenti in infrastrutture.
Oggi l’India rappresenta il 5,5% del Pil mondiale, nonostante ospiti il 17,5% della popolazione mondiale (1,2 mld di abitanti). Tuttavia i progressi compiuti negli ultimi anni sono notevoli, soprattutto se si considera il reddito pro capite. Dal 1947  (anno dell’indipendenza dal Regno Unito) sono serviti oltre 40 anni per raddoppiare il reddito pro-capite; anche grazie alle riforme avviate per accrescere il Pil potenziale dopo la crisi del 1991, un ulteriore raddoppio si è realizzato in 15 anni. Se verrà mantenuto il ritmo di crescita attuale, il reddito pro-capite raddoppierà ancora entro il 2017-18, in dieci anni.
Oggi il Pil del paese è in gran parte proveniente dai servizi, che hanno raggiunto una quota del 65% (dal 51,5% del 1991). L’incremento è avvenuto totalmente a scapito dall’agricoltura, passata negli ultimi venti anni dal 28,4 al 14,9% del Pil. Praticamente invariata (al 20%) la quota del settore industriale. Nel settore agricolo è impiegato ancora il 53% della forza lavoro. Per cercare di spostare parte della manodopera dal settore agricolo a quello manifatturiero, aumentando la produttività del primo e il peso rispetto al Pil del secondo (al 25% entro il 2022), il governo ha istituito aree nelle quali sono previsti ingenti investimenti in tecnologie verdi e infrastrutture fisiche. A tale proposito, già l’Undicesimo piano quinquennale (2007/08-2011/2012) aveva posto particolare enfasi sull’aumento delle risorse da destinare alle infrastrutture: dal 5,1% del Pil del Decimo piano al 7,6% (oltre 500 mld di $). Le principali strozzature del sistema economico erano, e rimangono ancora, quelle legati all’approvvigionamento energetico e soprattutto ai trasporti.
Gli obiettivi del Dodicesimo piano sono ancora più ambiziosi: il governo progetta di impiegare risorse pari al 9-10% del Pil. Il successo nel miglioramento delle infrastrutture è stato finora disomogeneo sul territorio. La concreta attuazione è talvolta rallentata dalla mancanza di un mercato finanziario adeguato, dal sovrapporsi di diversi livelli di governo, dalla difficoltà di requisire terreni, e dalla mancanza di imprese locali di dimensione sufficiente per impegnarsi in progetti di tale portata.
L’India è oggi il secondo paese al Mondo per numerosità della popolazione (1,2 mld di persone, 2,5 volte la popolazione Ue), dopo la Cina (1,3 mld). Il tasso di crescita della popolazione indiana negli ultimi dieci anni è stato sostenuto (+13%) e pari a più del doppio di quello cinese (6%). Con un tasso di fertilità pari a 2,7 figli per donna il paese è proiettato a diventare il più popoloso del mondo entro il 2025. La popolazione indiana si caratterizza anche per essere molto giovane: la percentuale di individui con meno di 14 anni è pari al 30%, contro il 19% della Cina.
L’aumento della popolazione e quello del prodotto complessivo, dovrebbero determinare una modifica nella composizione della popolazione per classi di reddito. Nei prossimi cinque anni la classe che percepisce un reddito annuo tra i 6.000 e i 30.000 $ (18% della popolazione nel 1998) arriverà a oltre il 50%. Inoltre, nei prossimi 20 anni l’India si troverà a impiegare una forza lavoro addizionale pari a 10-13 milioni di unità, molte delle quali nelle zone più povere e con le qualifiche più basse. Ciò richiederà investimenti addizionali in istruzione e in alcuni settori che, nonostante un iniziale promettente sviluppo (telecomunicazioni) hanno subito una battuta d’arresto.
Già da alcuni anni il paese, nel tentativo di colmare il gap che ancora lo separa dagli  altri emergenti sul piano dell’istruzione, ha posto particolare attenzione al miglioramento della qualità del capitale umano: oggi in India la percentuale di individui in età scolare che frequenta la scuola primaria è salita all’86%, contro il 63,4% del 1990. Nelle statistiche internazionali sul movimento degli studenti universitari, inoltre, cominciano a comparire gli indiani: l’India, è il secondo tra i paesi emergenti (dopo la Cina) per numero di studenti che frequentano università dei paesi Ocse (è indiano circa il 7% degli studenti stranieri che frequentano l’università in un paese Ocse). Gli studenti indiani frequentano università negli USA, in Nuova Zelanda, in Canada e nel Regno Unito. La maggiore alfabetizzazione favorisce anche lo sviluppo e l’utilizzo dell’high tech: in India il 5,3% della popolazione utilizza internet, dallo 0,3% del 1999.
Oggi l’India presenta un peso ancora ridotto sul commercio mondiale, anche se in rapida crescita; secondo il FMI, a fine 2010 la quota indiana sull’export mondiale era pari a circa l’1,5% (contro il 13% della Cina). Il valore delle esportazioni indiane, a fine 2010, è arrivato a 217 mld di $, con un incremento del 21% a/a. Nel 2010 i principali clienti dell’India sono risultati gli Emirati Arabi Uniti (verso cui si è diretto il 12% dell’export indiano), la Cina (4%), la Germania e il Regno Unito. Dal lato dell’import, il paese intrattiene rapporti privilegiati con la Cina (da cui proviene il 13,6% del proprio import), gli Emirati Arabi Uniti (7%) e gli Stati Uniti (6,3%).
L’Italia copre una quota ancora limitata sull’import indiano (1,5%) dietro la Germania (3,8%), ma davanti a Francia (1,3%) e Spagna (0,4%). Oggi il paese asiatico assorbe solo l’1% dell’export italiano, ma la quota è destinata a crescere. Tra gennaio e agosto le vendite italiane verso l’India sono aumentate del 21,3% a/a, contro il 16,5% del complesso dei paesi extra-Ue. L’aumento è stato superiore a quello delle vendite dirette in Cina (18,8%). Nello stesso periodo le importazioni italiane dall’India sono aumentate del 33,9%. Il peso dell’India sul nostro import è oggi pari a quello sull’export: 1%. Le imprese italiane hanno esportato in India soprattutto macchinari, mezzi di trasporto e metalli, prodotti chimici e computer e apparecchi elettronici.
Gli investimenti che l’India ha in programma di attuare nei prossimi anni in infrastrutture serviranno anche ad attirare maggiori flussi di investimenti stranieri. Il flusso di investimenti diretti esteri verso l’India nel corso del 2010 è sceso a 24,7 mld di $ (dagli oltre 35,6 del 2009), pari al 2% del flusso mondiale di IDE in entrata, una percentuale di gran lunga inferiore a quella della Cina (8,5%).

Quota del flusso di IDE verso India e Cina sul Mondo (in % del totale)
tab2
Fonte: Unctad.
  Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >