Home arrow Mezzogiorno arrow LA SCOMPARSA DEI “DISOCCUPATI” RICHIEDE UNA MORATORIA SUL TASSO DI DISOCCUPAZIONE MERIDIONALE
LA SCOMPARSA DEI “DISOCCUPATI” RICHIEDE UNA MORATORIA SUL TASSO DI DISOCCUPAZIONE MERIDIONALE E-mail
Mezzogiorno
di Luca Bianchi
21 aprile 2008

occupazioneLa diffusione nei giorni scorsi dei dati relativi all’andamento del mercato del lavoro nel 2007 hanno confermato le previsioni di un Paese che si va sempre più spaccando in due parti, con un Centro-Nord che aumenta l’occupazione di oltre 230 mila unità e il Mezzogiorno che invece risulta a crescita zero.


Parallelamente a questi dati, si conferma il paradosso di una disoccupazione che cala più al Sud che al Nord. Le persone in cerca di occupazione sono infatti diminuite nel 2007 di 67 mila unità nel Centro-Nord (circa un quarto della crescita dell’occupazione) e di ben 101 mila unità al Sud. Viene da chiedersi: dato che queste 100 mila persone che fino ad un anno fa cercavano lavoro non risulta che l’abbiano trovato, che fine hanno fatto? Molte volte, anche nei comunicati dell’ISTAT, si è fatto riferimento a tale fenomeno addebitandolo ad un generico "scoraggiamento".

E’ opportuno dunque approfondire la tematica andando a vedere un po’ più nel dettaglio le statistiche. Nel corso del scorso anno è cresciuto moltissimo il numero di coloro che, tra le "non forze di lavoro", possiamo considerare ai margini della partecipazione. Nel 2007, infatti, le componenti di coloro che l’ISTAT definisce che "cercano lavoro non attivamente" e che "non cercano lavoro ma sono disponibili a lavorare" sono aumentate nel Sud di ben 248 mila unità. Dunque quella che potremmo definire una inoccupazione involontaria nel Mezzogiorno aumenta, e anche significativamente (+147 mila unità), invece che diminuire. Nel medesimo periodo nel Centro-Nord la crescita dell’occupazione determina un contemporaneo calo della disoccupazione e dell’area delle non forze lavoro.(vedi Tab.1)

Le azioni che un giovane deve effettuare per rientrare nella categoria ISTAT di persona in cerca di occupazione riguardano l’iscrizione presso un centro per l’impiego, l’aver sostenuto un colloquio di lavoro o un concorso pubblico, aver inviato inserzioni su giornali o su internet, o, infine, essersi rivolto ad una agenzia privata di collocamento. Tutte azioni che presupporrebbero un mercato del lavoro dotato di strumenti efficaci nel favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. In realtà questo nel Mezzogiorno spesso non accade.

tabella occupati-disoccupati



























Alle difficoltà reali dovute alla carenza di occasioni di impiego ( e quindi anche al possibile effetto "scoraggiamento") si associa il prevalere di un sistema "informale" di ricerca del lavoro. Un vasto mondo grigio tra il lavoro nero, il lavoro precario e il non lavoro che determina l’inutilità di fare formali azioni di ricerca di lavoro e causa flussi dall’occupazione (spesso precaria o irrregolare ) alla non forza di lavoro, senza passare per lo status di disoccupato. Mentre il Paese continua a interrogarsi sulle varie opzioni di modifica degli strumenti di flessibilità della Legge Biagi non ci si accorge che in realtà una larga parte dei giovani, soprattutto del Mezzogiorno ma non solo, rimangono fuori dal mercato del lavoro, anche per la debolezza del sistema "formale" di inserimento nel mercato del lavoro. La frantumazione delle istituzioni del mercato del lavoro e la contemporanea crisi delle amministrazioni pubbliche preposte all’intermediazione tra domanda e offerta, incapaci di adattarsi alle trasformazioni indotte dal processo di flessibilizzazione della domanda di lavoro, giocano un ruolo fondamentale nella interpretazione di simili fenomeni. Basti pensare alla debolezza del sistema di formazione tecnica e professionale (incapace di rispondere alla domanda di professionalità espressa dalle imprese), ai servizi per l’impiego, al sostegno all’occupazione.

Quello della transizione al lavoro rimane quindi un "buco nero" poco analizzato e che peraltro finisce molto spesso per alimentare l’intermediazione "politica" o, peggio, della criminalità organizzata, allontanando ulteriormente il mercato del lavoro del Sud dagli standard delle altre aree europee.

A questo punto, che senso ha parlare di un tasso di disoccupazione al Sud del 11,3% nel 2007, inferiore di circa 1,2 punti rispetto al 2006 e di ben 8 punti rispetto al 2000, a fronte di un tasso di occupazione che lo scorso anno si è ridotto di un decimo di punti e che dal 2001 è rimasto stazionario (46,6%). In valori assoluti ciò equivale ad una riduzione in sei anni al Sud di 635 mila unità. Di questi disoccupati "scomparsi", in base ai dati ISTAT, meno della la metà (285 mila) ha trovato un’occupazione, mentre i restanti 350 mila sono usciti dalle forze lavoro, cioè hanno smesso di dichiararsi in cerca di occupazione e non hanno svolto azioni codificate di ricerca di lavoro .

Anche in considerazione dell’uso molto spregiudicato che la politica nazionale e locale fa degli indicatori economici - soprattutto se, per una volta, apparentemente positivi nel Sud - mi permetto di proporre a tutti, analisti e politici, una sorta di "moratoria sul tasso di disoccupazione". Almeno con riferimento al Sud, occorre prendere atto che questo indicatore, pur essendo considerato essenziale anche a livello comunitario, non funziona e non può essere usato per dimostrare successi che in realtà nascondono ulteriori fallimenti. E’ come rallegrarsi perché diminuiscono i malati, quando i pazienti sono tutti deceduti.

 

                                                                                                                                                            Luca Bianchi

 

  Commenti (2)
good man
Scritto da Mobiflop, il 20-06-2011 13:37
Une telle bel articolo. J'ai toujours d'ete interessant obtenir Renseignements des de Creneau ce. Je voudrais savoir plus de ce sujet. Quoi qu'il soit en, remercie je vous pour l'affichage. Desole Post-Scriptum pour lun francais terribile, je ne apprentissage lun cominciare 
 
 
   
   
casino online  
 
Scritto da Anna, il 22-04-2008 11:39
Articolo molto interessante. Il problema è di notevolissimo rilievo, dato che dai dati sui presunti tassi di disoccupazione si traggono indicazioni sulle politiche da adottare. 
Tra l'altro, la aleatorietà di questi dati, in cui, come evidenzia l'articolo, possono intervenire troppe variabili impazzite, rende molto difficile comparare i risultati delle politiche del lavoro nei diversi paesi. 
Quali proposte per correggere queste distorsioni? Non credo possiamo rinunciare per sempre ai dati sui tassi di occupazione e disoccupazione, salvo ricadere nei soliti pregiudizi ideologici...

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.