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SEMPRE PROFETI DI SVENTURA, NOI DI NELMERITO, MA SE IL GOVERNO CI ASCOLTASSE… E-mail
Economia reale
di Giuseppe Ciccarone, Enrico Saltari
09 settembre 2011
manovra finanziariaDopo una lunga serie di interventi volti a convincere l'opinione pubblica che i conti dello Stato erano stati messi in sicurezza, magari richiedendo solo qualche piccola misura di manutenzione, il Ministro Tremonti ha cercato di giustificare la necessità e l’urgenza della manovra di finanza pubblica di agosto sostenendo che “la crisi non era prevedibile”.

E’ un vero peccato, non per noi, sia chiaro, ma per l’Italia, che il Ministro e il suo staff di consulenti si ostinino a non comprendere che la sistematica lettura di nelMerito consentirebbe loro di capire qualcosa di più di economia e di prevenire quello che essi non vedono neanche quando si trova a un palmo dal loro naso. Ad esempio, se avessero letto il nostro articolo apparso su questa rivista il 14 maggio 2010 (Declino economico o successo dell’industria italiana? Noi stiamo con l’Istat) avrebbero potuto da tempo realizzare quanto prevedibile fosse la crisi del debito italiano e avrebbero potuto intervenire con celerità, nei modi da noi più volte suggeriti, per evitarla.
La nostra innata tendenza all’autocritica ci spinge però a ritenere che forse il Ministro e il suo staff non leggano nelMerito per colpa nostra, che non riusciamo a rendere la rivista sufficientemente divulgativa, capace di utilizzare un linguaggio accessibile, magari con un minimo sforzo, anche a chi non è molto ferrato in economia.
L’amore per il nostro Paese e il rispetto dovuto alle Istituzioni, insieme a un pizzico di presunzione, ci spingono allora a riproporre, in modo elementare, la nostra argomentazione, sperando che essa possa in tal modo trovare ascolto nel Governo. Anche se ora lo scoppio della crisi del debito sovrano e il forte aumento dello spread tra i tassi di interesse sui nostri btp decennali e gli equivalenti titoli tedeschi si sono, purtroppo, già verificati, i nostri illustri governanti potranno comunque comprendere perché una manovra finanziaria non accompagnata da interventi in grado di aumentare il tasso di crescita della produttività abbia respiro corto e sia destinata a veder rapidamente azzerati i suoi eventuali effetti benefici sui mercati.
Da tempo incentriamo la nostra attenzione sul problema dell’insoddisfacente andamento della produttività complessiva della nostra economia, sulle sue cause e sui possibili rimedi. Lo facciamo perché la produttività del lavoro, insieme al tasso di occupazione e alla quota della popolazione in età da lavoro, determina il prodotto pro-capite. Parlare della dinamica della produttività significa dunque parlare della capacità di una economia di generare reddito futuro.  
Se questa affermazione può essere compresa dal Ministro, come noi cittadini dobbiamo sperare, non dovrebbe essere difficile capire anche perché l'insufficiente crescita della produttività sia un problema da affrontare con celerità e decisione, insieme al conseguimento del pareggio di bilancio, se si vogliono rimuovere in modo duraturo le difficoltà sperimentate dall’Italia per finanziare il suo elevato debito pubblico. I tassi di interesse richiesti dai creditori dipendono, infatti, (anche) dalle capacità del debitore di produrre risparmio, non solo nel presente anche in futuro. Senza un elevato tasso di crescita del reddito pro-capite sarà difficile convincere gli investitori che il nostro Paese potrà esprimere quelle capacità, tanto più a seguito di una manovra finanziaria - divenuta inevitabile (a meno di rinunciare al sostegno della BCE e devastare i conti pubblici) soltanto per l'incapacità pregressa dei nostri governanti - che colpisce duramente il potere d'acquisto al netto delle imposte.
L’articolo dello scorso anno si chiudeva con una domanda che purtroppo ha già trovato risposta: “Il risparmio privato italiano è storicamente elevato e questo ci ha protetto, fino ad oggi, dai rischi che corrono altri Paesi in termini di più alti tassi di interesse da pagare agli investitori esteri. Per quanto tempo potremo però godere di questa protezione, se la crescita della produttività, e quindi del reddito, continuerà a ristagnare?” Ora che tutti i nodi della miope politica economica del Governo sono venuti al pettine, possiamo concludere questo intervento con la stessa domanda, resa peraltro più pessimista da una manovra iniqua e fortemente penalizzante per il risparmio.
La manovra di politica economica in discussione in questi giorni al Parlamento contiene soltanto misure che hanno il fine di ridurre in modo strutturale il deficit del bilancio pubblico. Queste misure sono tuttavia composte di riduzione della spesa pubblica (come i tagli ai Ministeri e agli enti locali) e di aumento della tassazione, sia diretta sia indiretta. Esse hanno perciò carattere eminentemente depressivo: la contemporanea riduzione della spesa pubblica e l’aumento dell’imposizione ridurranno la spesa aggregata, e con essa il prodotto interno lordo. La manovra di politica economica non contiene invece alcuna misura idonea al rilancio della produttività. Se perciò queste misure saranno confermate, e se a breve termine non ne seguiranno altre che favoriscano il rilancio della produttività, la crescita dell’economia italiana rimarrà stagnante. Il rapporto tra debito-pubblico e prodotto interno lordo, che è ciò che è veramente rilevante, potrebbe così rimanere invariato agli attuali livelli del 120%. In questo modo, il drastico intervento effettuato oggi sull’economia italiana potrebbe rivelarsi del tutto inefficace se non inutile.
Per favore, Ministro Tremonti, se non riesce a farlo lei, faccia leggere a qualcuno dei suoi collaboratori i tanti articoli contenuti nella nostra rivista dove si individuano le misure da attuare per aumentare il tasso di crescita della produttività. Potrebbe essere utile per evitare al Paese ulteriori interventi come quello che ha appena proposto. Se il nostro linguaggio continuasse a risultare troppo difficile, non esiti a scriverci una e-mail.
  Commenti (1)
Scritto da carmelo lo piccolo, il 02-10-2011 20:04
Ottimo articolo, che testimonia in modo eloquente la boria e l'ignoranza del Ministro Tremonti e l'insostituibile funzione dei siti di cultura economica come "nelMerito.com" nel diffondere e commentare con rigore scientifico e capacità divulgativa le grandi questioni del governo dell'economia italiana e internazionale.

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