Home arrow Pubblica amministrazione arrow L'UOMO CHE AMAVA LA MOA
L'UOMO CHE AMAVA LA MOA E-mail
Pubblica Amministrazione
di Giuseppe Coco
22 luglio 2011
moaNelle scorse settimane nelMerito ha ospitato un dibattito molto vivace sul progetto di semplificazione MOA. La riduzione di oneri amministrativi può apparire in periodi di instabilità finanziaria un tema secondario, ma non lo è per niente.

Come molti osservatori, lo stesso Governatore della Banca d’Italia, hanno fatto notare l’uscita dalla spirale del debito è possibile solo riprendendo a crescere, e una parte essenziale delle politiche per la crescita è l’eliminazione degli oneri inutili a carico del sistema delle imprese.
Tutti i contributors al dibattito (da ultimo la settimana scorsa Martelli) condividono la consapevolezza della centralità di questo sforzo. Proprio per questo un dibattito vivace e aperto, tantopiù quando di tenore tecnico elevato, quale quello qui originato, è sempre auspicabile, al di là della diversità di opinioni.

Il dibattito origina nella mia affermazione (documentata) che le politiche di semplificazione, ed in particolare un progetto strategico di riduzione degli oneri a carico delle imprese, il MOA, sono in fase di stallo, e comunque non sono in grado di rispettare gli impegni presi. Nell’ultimo contributo della serie, Martelli la settimana scorsa, cita due dei possibili benchmark da me proposti, quello storico e competitivo, per sostenere che la performance del progetto MOA in questa legislatura è meno disastrosa di quanto io pensi (vedi link agli articoli di sotto).

Per quanto riguarda il confronto storico (il confronto che avevo proposto era con la perfomance dello stesso progetto nella scorsa legislatura), secondo Martelli, l’attività di misurazione sarebbe rallentata dal 2008 perché son partite le attività di semplificazione-riduzione, ben più importanti. Faccio solo un esempio per smentire questa ipotesi: le semplificazioni sull’area Lavoro, le più consistenti in assoluto, sono tutte state attuate nella Legge 133/08, la prima finanziaria. Si tratta di semplificazioni per circa 4,3 miliardi di euro (dei 7,3 complessivi previsti da Martelli), che erano state predisposte chiaramente dal governo precedente, anche se tempestivamente recepite dal nuovo governo (si veda il documento Piano di Semplificazione Lavoro ). Anche in termini di semplificazione quindi, il progetto MOA ha realizzato di più in assoluto nella prima annualità che nelle successive 3 insieme. Sarebbe il caso di smettere di vantare di quei risultati.

Per quanto riguarda il benchmark competitivo (rispetto agli altri paesi) la nostra peggiore performance si spiegherebbe con i minori costi del progetto italiano. Il basso costo è sempre stato un pregio del nostro progetto, ma si tenga conto che l’ISTAT, che realizza le nostre stime, viene pagato a numero di misurazioni. Se queste non si fanno, sarebbe veramente paradossale che il nostro programma costasse come quelli realizzati. Altri costi invece corrono.

Il grosso problema però è che Martelli dimentica il vero benchmark con cui si confronta l’azione del progetto: quello degli impegni presi dal governo nella L. 133/08. Nonostante l’articolo menzioni diverse volte il pregio dell’accountability introdotta da quell’impegno a misurare e ridurre tutti gli oneri da regolazione entro il 2012, sembra non ritenere importante che poi il governo sia ritenuto accountable rispetto a quell’impegno. Un curioso concetto della responsabilità quello in cui un soggetto viene ritenuto serio se prende un impegno. A mio parere è credibile solo se quell’impegno lo rispetta.

Sappiamo tutti che la semplificazione, come le liberalizzazioni, è un compito più difficile in Italia che altrove. Ma il progetto MOA nasce proprio dalla visione che la misurazione e il connesso impegno alla riduzione, può essere usata come grimaldello nei confronti di amministrazioni riluttanti. Proprio il caso della prevenzione incendi, in cui peraltro la misurazione fu effettuata in piena trasparenza e con esperti indicati dall’amministrazione responsabile, dimostra che essa è uno strumento prezioso nelle mani di chi lo sa e lo vuole utilizzare per superare resistenze formidabili.
Le cose sono sempre più complesse di quello che si riesca a rendere in un articolo di due pagine, ma non tanto da non poter dare un giudizio in un caso così eclatante.

Il giudizio sull’andamento del progetto MOA non può prescindere dalla quantificazione dei risultati secondo i propri criteri ed impegni. La passione con cui alcuni dei principali esperti coinvolti, difendono il progetto è un ottimo segnale. Significa che chi partecipa è interessato ad una verifica anche quantitativa dei risultati e almeno è in grado di sostenere un dibattito. Per esperienza personale so che alcune delle professionalità coinvolte nel progetto sono adeguate (e in parte lo hanno dimostrato nella scorsa legislatura). Si tratta quindi di ritrovare lo slancio. Ma per farlo bisogna essere coscienti del ritardo e dell’urgenza.

 

Link agli articoli precedenti

Martelli - Non Drammatizziamo...

Coco - Due o tre cose....


  Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >