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L'OCCUPAZIONE DEI LAVORATORI PRECARI (E GIOVANI) IN ITALIA* E-mail
Lavoro
di Elena Giarda, Chiara Mussida
22 luglio 2011
precariLa crisi economica del 2008-2009 ha inciso sul mercato del lavoro colpendo soprattutto i lavoratori giovani e i lavoratori con contratti di tipo precario. La caduta dell’occupazione complessiva (nella UEM -1,8%, in Italia -1,6%) è stata di entità minore rispetto alle perdite in termini di PIL (nella UEM -4,2%, in Italia -5,1%), anche se con conseguenze non meno gravi sulla situazione economica dei lavoratori.

Tra il 2008 e il 2009 il tasso di occupazione della popolazione tra i 15 e i 64 anni nella UEM è calato dal 65,9% al 64,6%; in Italia è invece sceso dal 58,8% nel 2008 al 57,5% nel 2009 e nel 2010 si ritrova ad essere a livelli inferiori rispetto al 2004. Dal secondo trimestre 2008 sino alla fine del 2010, le variazioni dei tassi di occupazione rispetto ai trimestri corrispondenti dell’anno precedente sono negative, con le variazioni più accentuate tra il secondo e il quarto trimestre del 2009 e più fievoli nei primi tre trimestri del 2010; il quarto trimestre del 2010 mostra invece un leggero miglioramento congiunturale (Fig. 1).

FIGURA 1
figura1
L’Italia non ha subìto shock sull’occupazione qualitativamente diversi da quelli sperimentati per il complesso dei paesi UEM, sebbene in termini generali si rilevi una maggiore incidenza sui giovani e sul lavoro a tempo determinato. La Fig. 2 illustra in modo molto preciso come la crisi abbia colpito in modo differenziato diverse tipologie di lavoratori, sia in Italia che in Europa. Uno degli aspetti che colpisce di più è la grave perdita subìta dai giovani: -10,8% in Italia e -7,3% nella UEM. Tra i giovani, quelli con contratti di lavoro a tempo determinato hanno perso l’8,3% in Italia e il 7,2% nella UEM. Quindi in Italia la perdita di occupazione dei giovani con contratti di lavoro dipendente a tempo determinato è cinque volte la perdita dell’occupazione complessiva.

FIGURA 2
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Date le peculiarità del mercato del lavoro italiano, al fine di identificare i lavoratori più deboli, si includono, oltre ai lavoratori a tempo determinato, anche i lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.), a progetto (co.pro.) e gli apprendisti. Queste tre categorie identificano la categoria che in seguito viene definita dei “lavoratori precari”, il cui andamento nel tempo è riportato in Fig. 3. La recessione ha colpito molto duramente questa categoria di lavoratori che, proprio per il loro carattere di flessibilità, ha anticipato in termini di perdite occupazionali i lavoratori non precari: i precari registrano, infatti, variazioni occupazionali negative a partire dal terzo trimestre 2008, mentre per il resto dei lavoratori le riduzioni si verificano a partire dal primo trimestre 2009.

FIGURA 3
figura3
La Tab. 1 propone il quadro generale delle variazioni dell’occupazione secondo le disaggregazioni per settore, sesso e tipologia contrattuale relativamente ai due sotto-periodi 2008-2009 e 2009-20101. L’impatto negativo della crisi ha colpito maggiormente i precari, con una perdita occupazionale pari al 10,2%; ancora più accentuata la caduta di occupazione per i precari in età 15-34, pari al -12,6%. A livello settoriale, la caduta dell’occupazione precaria durante la crisi è stata particolarmente accentuata nell’industria in senso stretto (-23,6% per il totale dei precari e -23,5% per i precari giovani), seguita da costruzioni e servizi (-10,7% e -11,8% rispettivamente). Nel periodo 2009-2010 si osserva ancora una riduzione dell’occupazione precaria nell’industria in senso stretto, ma con tassi di caduta inferiori al periodo precedente: -3,6% per i precari e -7,8% per i precari più giovani. Una riduzione più lieve si verifica anche nel settore dei servizi, mentre nel settore delle costruzioni i tassi di variazione dell’occupazione precaria sono positivi. Queste variazioni dell’occupazione per settore confermano il carattere di flessibilità dell’occupazione precaria che nel periodo 2009-2010 registra un forte rallentamento nei tassi di caduta rispetto al periodo 2008-2009.

TABELLA 1
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Da stime effettuate sui dati ISTAT della Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro sulla probabilità di essere lavoratori precari in tre sotto-periodi (“pre-crisi” 2004q1-2007q4, “crisi” 2008q1-2009q2 e “ripresa” 2009q3-2010q3) risulta che a causa della crisi economica il mercato del lavoro ha subìto modificazioni significative che non sono state ancora completamente riassorbite2. Per gli uomini la probabilità di occupazione si è ridotta per tutte le tipologie di titolo di studio; per le donne possedere una laurea si è dimostrato un ammortizzatore, ma, in termini di età, sono state colpite più duramente le donne giovani. Per entrambi i sessi, la recessione ha aumentato la probabilità di occupazione precaria dei giovani, soprattutto delle donne. Inoltre i soggetti più a rischio sono i giovanissimi (15-24 anni), sia uomini che donne. Un risultato di rilievo consiste nel fatto che avere un titolo di studio elevato non ha aiutato durante la crisi (la probabilità di essere precari è rimasta immutata) e che l’unico titolo di studio che contribuisce a ridurre il rischio di precarietà è il diploma. Nel periodo di ripresa la situazione torna a essere simile a quella della fase precedente alla crisi per gli uomini, mentre incrementano situazioni di svantaggio per le donne. Infine la probabilità di lavoro precario dipende anche dal tasso di variazione del PIL (sul trimestre corrispondente) ritardato di un trimestre. Questa variabile assume segno positivo in tutti i periodi analizzati e per entrambi i sessi, indicando che l’occupazione precaria segue l’andamento del PIL, e che quindi ha un forte carattere ciclico. In particolare il segno positivo nel terzo periodo segnala che l’occupazione precaria viene rapidamente riassorbita dalla domanda di lavoro soprattutto per il suo carattere di flessibilità che rende il reintegro dei precari nel mercato del lavoro più rapido rispetto al resto degli occupati.

* Una versione analoga di questo articolo è presente su http://www.sis-statistica.it/magazine/. L’articolo sintetizza i principali risultati contenuti in: Prometeia (2011), “L’occupazione in Italia da prima della crisi alla fase attuale di ripresa”, Rapporto di Previsione, cap. 11, pagg. 171-179 (edizione di aprile). Le analisi sono effettuate sui dati ISTAT della Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro (RCFL) per il periodo 2004q1-2010q3.
1. I confronti 2008-2009 sono effettuati sulle medie annue relative ai quattro trimestri, mentre i confronti 2009-2010 sulle medie relative ai primi tre trimestri di entrambi gli anni.
2. Per maggiori dettagli si veda Prometeia (2011), op. cit.

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