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LA “PROVERBIALE” RESPONSABILITÀ E-mail
Pubblica Amministrazione
di Marco Macchia
01 giugno 2011
responsabilitaCome scriveva Manzoni, i proverbi sono la sapienza del genere umano. Tra i molti, ce n’è uno che, ri-adattato, fa al caso nostro: chi sbaglia nel pubblico non paga e i cocci sono di tutti, ossia dei cittadini che indirettamente, attraverso il prelievo fiscale, sono costretti, loro malgrado, a sobbarcarsi i costi di scelte a volte scellerate. Di esempi ce ne sono fin troppi.

Eppure a voler ben guardare non si può dire che non esistano rimedi per impedire questo malfunzionamento. Vi è un apposito titolo di responsabilità per i funzionari pubblici, i quali provochino un danno economico alle casse dello Stato con la loro condotta dolosa o gravemente colposa. Vi è un giudice che si occupa, tra le altre cose, specificamente di questo titolo di responsabilità, ossia la Corte dei conti. Vi sono i pubblici ministeri contabili che hanno compiti inquirenti e sono gli unici titolari del potere di esercitare l’azione di responsabilità, affinché si domandi che venga sanzionato chi fa sperpero di denaro pubblico.
Certo le difficoltà non mancano. Sono strutturali, per invincibili (e fin troppo abusate) mancanze di risorse, umane e materiali. Sono istituzionali, legate alla farraginosità e alla lentezza delle procedure. Sono culturali, per via dell’assenza di impiego di meccanismi selettivi nella ripartizione del lavoro, che conducono al risultato paradossale di volere punire tutti (in teoria) per non sanzionare nessuno o quasi (in pratica). Ma se, tra le difficoltà denunciate, si aggiungono pure gli ostacoli posti dal legislatore, allora l’obiettivo dell’accountability del pubblico dipendente diventa sul serio difficilmente raggiungibile.
Il riferimento è ad una vicenda nota, etichettata dai quotidiani come “caso Meocci”. Ricordiamo velocemente i fatti. Nel 2005 il consiglio di amministrazione della Rai, d’intesa con gli azionisti, il Ministero dell’Economia e la SIAE, nomina direttore generale dell’azienda Alfredo Meocci, pur essendo il nominato incompatibile per aver rivestito, nel quadriennio precedente, la carica di componente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom). Dato il vizio che inficia la nomina, l’Autorità irroga una sanzione nei confronti dell’azienda radiotelevisiva di quattordici milioni di euro, pagata per giunta in ritardo con un ulteriore aggravio di più di un milione di euro (come riportato nella sentenza).
A ciò segue il giudizio dinanzi alla Corte dei conti per danno erariale, provocato dagli amministratori che, pur avendo acquisito numerosi pareri legali sul punto, hanno proceduto ugualmente alla nomina di un direttore incompatibile. Il processo di primo grado termina con una condanna dei cinque membri del Consiglio di amministrazione della Rai e del former Ministro dell’Economia a pagare complessivamente undici milioni di euro per il danno arrecato.
Ma la tentazione del legislatore di intervenire per offrire un salvagente ai condannati è forte. Prima, con un emendamento alla legge comunitaria 2010, si è tentato di smontare la tesi accusatoria, interpretando in via autentica la disciplina sulla responsabilità amministrativa, ossia affermando a posteriori che quello che era “danno al pubblico erario” ad oggi non è più “danno”: trattandosi di una multa da pagare ad altra amministrazione, non c’è ammanco, solo passaggio di denaro da un ente ad altro. Che sarebbe un po’ come dire che un ministero può fare a meno di versare i contributi previdenziali o di sostituirsi ai suoi dipendenti nel pagamento dell’Irpef, giacché si tratta solo di trasferire risorse da un’amministrazione ad altra. Ad ogni modo, l’emendamento è stato considerato inammissibile, perché non inerente all’oggetto del progetto di legge.
Non riuscito il primo tentativo, ora il legislatore ci riprova con una modifica all’art. 13 dell’A.C. n. 4059, sempre la stessa legge comunitaria 2010, ancora in discussione. Stavolta non si è pensato di modificare retroattivamente i caratteri del danno erariale, ma la disciplina delle incompatibilità a cui va incontro chi ha cessato dall’incarico di componente dell’Agcom. Per cui, dato che si è in attesa della ridefinizione della disciplina delle incompatibilità, tanto vale che i giudizi pendenti “ove abbiano ad oggetto la violazione delle disposizioni in materia di incompatibilità” siano direttamente sospesi.
Stando così le cose, due considerazioni sembrano urgenti.
La prima è che non sembra applicarsi al nostro Parlamento il noto proverbio – per rimanere sempre in tema – “a buon intenditor poche parole”. La disposizione è talmente ritagliata sulla vicenda “Meocci”, che a nessuno potrà venire in mente di non applicarla a coloro per i quali è stata scritta. A questo punto, tanto valeva scrivere: i giudizi di Bianchi Clerici, Malgieri, Petroni, Staderini, Urbani e Siniscalco sono sospesi. Oppure la verità è forse un’altra: ossia che questo legislatore non sembra considerare poi tanto i cittadini dei “buoni intenditori”!
La seconda è che una disposizione, di tenore così esplicito, sembra scritta apposta per entrare tra i casi esemplari della manualistica di ciò che non è consentito fare al potere legislativo. Come se non vi fosse il principio della separazione dei poteri, connotato essenziale di uno Stato democratico, che impedisce al legislatore di intervenire in una controversia in corso, espropriando il giudice di una funzione tipica a lui assegnata. Come se non fosse vietato dalla Costituzione al potere normativo di interferire sullo svolgimento del giudizio. Come se non vi fosse la Convenzione europea dei diritti dell’uomo che, a più riprese, ribadisce il medesimo divieto di intrusione, che si traduce per giunta nel rispetto dei principi di indipendenza e imparzialità del giudice. Ma tant’è.
Da non sottovalutare, infine, il rischio di creare un pericoloso precedente. Chi sarà tenuto domani a sopportare, in ultima battuta, il costo della multa elevata nei giorni scorsi sempre dall’Agcom contro i telegiornali per violazione della par condicio in periodo pre-elettorale? Gli abbonati o i direttori di tg?
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