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IMPEDIRE ALLE IMPRESE DI GUADAGNARE SUL CAPITALE INVESTITO PORTA DAVVERO A TARIFFE PIU' BASSE? E-mail
Regolazione
di Anna Bottasso, Maurizio Conti
01 giugno 2011
profitti capitale investitoIl secondo quesito referendario richiede al corpo elettorale l'abolizione dell'art. 154 comma 1 del Dlgs 152/2006, limitatamente alla parte che comprende, tra i criteri da utilizzare per la determinazione della tariffa del settore idrico integrato, l'adeguatezza della remunerazione del capitale investito. Secondo i promotori,  i referendum dovrebbero sbarrare la strada alla privatizzazione dei servizi idrici, impedendo ai privati "di fare profitti sull'acqua".

Una eventuale vittoria del si nel secondo referendum produrrebbe un settore idrico composto da imprese interamente pubbliche, che però continuerebbero a trovarsi di fronte alla necessità di finanziare ingenti programmi di investimento nei prossimi decenni.  In questo caso il governo potrebbe scegliere tre strade per finanziare gli investimenti.
La prima consisterebbe nel consentire alle imprese pubbliche di autofinanziarsi in modo tale da coprire,  con i ricavi da tariffa, sia i costi di gestione che di investimento, senza necessità di iniezioni di capitale da parte dello stato né di debito: questa politica appare tuttavia poco praticabile sia economicamente che politicamente, in quanto comporterebbe forti incrementi tariffari concentrati in archi temporali relativamente brevi (l'arco di tempo necessario per la costruzione delle opere) nonché profonde iniquità intergenerazionali, in quanto le generazioni presenti pagherebbero il costo di infrastrutture la cui vita utile è di molti decenni.
La seconda opzione consisterebbe nel finanziare gli investimenti con trasferimenti in conto capitale interamente a carico del bilancio pubblico. In questo caso sarebbe il governo ad indebitarsi per realizzare le infrastrutture idriche, ad un costo nominalmente inferiore rispetto al costo sostenuto da una impresa privata, per effetto del miglior merito di credito. Tuttavia, l'incremento del debito pubblico si scontra con i noti vincoli: i consumatori pagherebbero tariffe idriche un poco meno elevate ma al prezzo di pagare di più altri servizi (per il più alto costo del debito pubblico determinato dall'accresciuto fabbisogno del governo): inoltre, questa implicita forma di sussidio incrociato tenderebbe a introdurre distorsioni nell'allocazione delle risorse e determinerebbe tariffe che non segnalerebbero la reale scarsità della risorsa-acqua, incoraggiandone eccessivamente il consumo.
La terza opzione consiste nel consentire alle imprese pubbliche di indebitarsi. In questo caso il teorema Modigliani-Miller suggerisce che, sotto certe condizioni - poiché il costo del capitale per una impresa (pubblica o privata) dipende in ultima analisi dalla rischiosità del cash flow dell'attività che il capitale deve finanziare -  il maggior ricorso al debito potrebbe determinare una maggiore rischiosità dello stesso e quindi un aumento del suo costo. Pertanto, il costo totale del capitale per l'impresa (pubblica) potrebbe rimanere sostanzialmente invariato, rispetto al caso di una analoga impresa privata finanziata con un mix di equity e debito (a meno che la struttura finanziaria dell'impresa non influenzi il cash flow generabile dall'attività, cosa da non escludersi in linea di principio): non saranno i capitalisti a "guadagnare sull'acqua" in questo caso, ma saranno forse i rentiers o il settore bancario che fornirà il capitale di debito.  Occorre poi osservare che se il governo, più o meno implicitamente, "garantisse" i debiti delle imprese pubbliche, allora il costo del capitale complessivo delle imprese idriche pubbliche potrebbe crescere in misura inferiore, per il minor "rischio" consentito dalla garanzia pubblica, ma il rischio complessivo sarebbe semplicemente trasferito ai contribuenti, ad esempio in termini di un più alto costo del debito pubblico o semplicemente non realizzando le infrastrutture, come è d'altra parte accaduto in questi ultimi 15 anni. Inoltre, la garanzia di impedire il fallimento delle imprese pubbliche potrebbe ridurre gli incentivi del management e portare a più alti costi di produzione.
Queste considerazioni ovviamente non ci esimono dal notare come l'assetto regolatorio attuale garantisca un rendimento sul capitale investito del 7% per legge (comprensivo del costo del debito e del rendimento sul capitale investito), indipendentemente dalle condizioni prevalenti sul mercato dei capitali; in assenza (a tutt'oggi) di un quadro regolatorio chiaro che incentivi il monopolista ad assumere comportamenti improntati all'efficienza (avvalendosi ad esempio di forme di concorrenza per comparazione), tale aspetto costituisce il vero punto di debolezza del settore, essendo improbabile che le gare forniscano di per sé una disciplina sufficiente al gestore. Eliminare semplicemente per legge la possibilità per un ente locale di ricorrere ad imprese private per la gestione del servizio idrico non sembra giustificabile sulla base della teoria economica e delle evidenze empiriche disponibili, che non mostrano sostanziali vantaggi di costo e/o qualità delle imprese idriche pubbliche rispetto a quelle private (e viceversa), mentre la qualità della regolamentazione economica – come suggerisce ad esempio l' esame del caso inglese - sembra poter svolgere un ruolo più significativo nell'incentivare le imprese a contenere i costi e a migliorare la qualità.
Poiché la ingente mole di investimenti programmati per i prossimi due decenni comporterà, purtroppo, inevitabilmente una crescita sensibile delle tariffe, ci preme sottolineare come le fasce sociali più deboli possano essere protette con strumenti meno distorsivi rispetto ai sussidi incrociati e/o alla tassazione, come ad esempio le tariffe sociali, i trasferimenti diretti, i vouchers, etc.
  Commenti (4)
L'angolino
Scritto da Antonio Lo Nardo website, il 20-06-2011 13:36
Per Lorenzo: 
La storia del 7% dovrebbe essere questa. 
 
Si parte dalla norma oggetto di abrogazione del referendum: 
 
- il comma 1 dell’art. 154 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, definisce la tariffa idrica come il corrispettivo del servizio idrico e stabilisce che essa assicura la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio. 
 
Il successivo terzo comma (che non è stato oggetto della richiesta di abrogazione) stabilisce che i criteri per calcolare questa tariffa sono determinati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’ambiente (a stabilire infine praticamente le tariffe sono le varie Autorità d’Ambito, tenute ad applicare i criteri ministeriali). 
 
In mancanza, finora, di questo decreto, ci si rifà al preesistente D.M. 1/08/96 “Metodo Normalizzato per definire le componenti di costo e determinare la tariffa di riferimento” che, tra le altre cose, stabilisce che “sul capitale investito, …, si applica un tasso di remunerazione fissato nella misura del 7%”.
Scritto da Massimo D'Antoni, il 05-06-2011 22:02
Condivido quanto scritto nell'articolo. Mi permetto solo una piccola osservazione: il sussidio che si avrebbe nel caso di finanziamento a carico del bilancio pubblico, a copertura parziale o totale dei costi fissi, non porterebbe a distorsioni nell'uso della risorsa. Al contrario, consentirebbe di avvicinare il prezzo al costo marginale della risorsa idrica e quindi aumenterebbe l'efficienza allocativa. Come dicevo, è un'inesattezza di poco conto: l'argomento a favore del finanziamento dei costi fissi in tariffa resta in piedi anche senza questa considerazione.
Scritto da Lorenzo, il 03-06-2011 19:11
potreste dirmi quale legge inserisce la remunerazione del capitale al 7%? si tratta di un tetto massimo o di un minimo? 
grazie
secondo referendum
Scritto da stefano delbene, il 01-06-2011 21:14
Mi sembra che i problemi emergenti, che la, perltro, precisa ed esauriente analisi degli autori lascia a mio parere irrisolti, siano due: 
* la fissazione di un rendimento garantito non rapprenta, da un lato un incentivo all'investimento (perchè troppo basso) né favorisce la concorrenza, perchè si presta al dumping delle tariffe. Inoltre richiede il gigantismo societario e quindi un'ulteriore spinta verso il monopolio; 
* in ogni caso dovrebbe essere richiesto alle future società gestrici un obbligatorio budget di investimenti di adeguamento nel breve periodo: mi chiedo qule impresa privata acconsentirebbe ad un simile vincolo.  
Forse una soluzione potrebbe essere la creazione di una public company con azionariato riservato agli utenti del servizio: in questo caso la maggiore tariffazione nel breve potrebbe risolversi in un beneficio nel medio periodo per i cittadini.

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