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IL FUTURO DEI FLUSSI MIGRATORI: ALLA RISCOPERTA DELLE DIRETTRICI MEDITERRANEE? E-mail
Immigrazione
di Gabriele Morettini, Andrea F. Presbitero, Massimo Tamberi
01 giugno 2011
flussi migratoriL’immigrazione in Italia, a lungo concentrata sulle comunità Nord Africane, negli anni recenti è stata alimentata soprattutto dai flussi provenienti dall’Est Europa e dai Balcani. Il crollo dei regimi comunisti prima e l'allargamento della Comunità Europea poi hanno avviato una stagione di sostenuta emigrazione, favorita dalla caduta dei vincoli agli spostamenti, dalla nascita di governi democratici e da una lenta crescita economica. Alcuni di questi elementi si rintracciano anche nei fermenti, economici, politici e sociali, che agitano oggi il Sud del Mediterraneo; in questi paesi esistono comunque importanti differenze culturali ed istituzionali, relative soprattutto alla non appartenenza a una matrice (culturale, politica, economica) europea.

Il tema dell'immigrazione ha ormai assunto un ruolo centrale all'interno del dibattito sociale, politico ed economico italiano. Il fenomeno ha raggiunto dimensioni significative, pur se relativamente più basse del contesto europeo. Tra il 1993 e il 2010, gli immigrati regolari censiti dall'ISTAT sono aumentati di 7 volte e sono ora oltre 4,2 milioni, pari a circa il 7 per cento della popolazione nazionale, con un’incidenza superiore al 10 per cento in alcune aree. Nonostante la sostenuta crescita degli ultimi anni, l’immigrazione costituisce un fenomeno ancora relativamente limitato rispetto ad altri paesi europei. In Spagna, Germania e Francia, ad esempio, l’incidenza degli immigrati è, rispettivamente, pari al 14, 13 e 10,7 per cento dei residenti totali.
L'esperienza italiana si inserisce in un trend globale di crescita delle migrazioni, ma presenta anche alcuni tratti peculiari, che fanno dell’Italia il caso paradigmatico di un modello migratorio Sud Europeo, ben distinto dalle precedenti esperienze Anglosassoni e Nord Europee. Gli elementi specifici di questo paradigma sono la numerosità dei paesi di provenienza, la femminilizzazione dei flussi, la presenza di giovani, la molteplicità delle scelte migratorie, il variegato inserimento sul territorio, l’eterogeneità degli stili di vita e nei rapporti con i contesti di origine e di arrivo. Il fenomeno migratorio si innesta inoltre in un territorio caratterizzato da pronunciati divari economici e sociali, da ampia economia sommersa, irregolarità (e, spesso, clandestinità) negli arrivi e da una spiccata concentrazione in alcuni servizi, spesso faticosi e dequalificati, anche favorita da una sostanziale carenza di welfare pubblico.
Tra i precedenti elementi, risulta particolarmente interessante l’elevata numerosità dei paesi di origine (192 a fine 2010), superiore rispetto alle precedenti esperienze europee e all’attuale situazione delle nazioni mediterranee. La frammentazione delle provenienze è favorita dalla prossimità geografica con aree di forte emigrazione e dall’assenza di canali migratori privilegiati, legata alla scarsità di esperienze coloniali o alla mancanza di accordi bilaterali con alcuni paesi.
Elementi economici, demografici e istituzionali, fattori culturali e di prossimità geografica e storica sono tutti alla base - seppur con grado diverso - dei flussi migratori internazionali1. Tra gli elementi push che incentivano l'emigrazione si annoverano i crescenti divari di reddito internazionali, le crisi economiche, l’assenza di opportunità e il deterioramento del clima politico nel paese di origine. Tra i fattori pull di attrattività delle aree di arrivo risultano importanti la domanda di lavoro in alcune attività, ad esempio nei servizi di cura e assistenza alla persona, l'offerta di sistemi di sostegno sociale e la presenza di una comunità di connazionali già stabilmente insdediata.
La numerosità dei paesi di origine e la varietà dei contesti locali rendono il territorio italiano un caso potenzialmente ricco di elementi per l’analisi delle determinanti dei flussi migratori. L’analisi degli stock di immigrati regolari residenti in ciascuna delle 103 province italiane e provenienti da 142 paesi fornisce una serie di informazioni interessanti2.
1. Emerge anzitutto il significativo ruolo della distanza dal paese di origine, ben esemplificata dai celebri casi della comunità tunisina, estremamente folta in provincia di Ragusa, o di quella macedone, particolarmente consistente in provincia di Macerata.
2. Si registra inoltre una forte concentrazione delle provenienze tra paesi democratici e a medio reddito, a conferma del cosiddetto “migration hump”, cioè una relazione a U rovesciata tra il numero di immigrati presenti e il reddito del loro paese di origine. La stima di un modello gravitazionale indica che lo stock di immigrati presenti sul territorio è una funzione crescente del reddito del paese di provenienza, nel caso di nazioni con un livello del prodotto pro-capite inferiore a circa 5.000 dollari (un livello simile a quello dell'Egitto), mentre la relazione diviene decrescente per livelli superiori.
3. Tra i fattori di tipo pull, sono le province più grandi, ricche, con una forza lavoro più istruita e con tassi di disoccupazione minori a ospitare un maggior numero di immigrati. Ciò costituisce una testimonianza, seppur indiretta, della complementarietà degli stranieri (regolari) sul mercato del lavoro nazionale, un fenomeno già evidenziato da altri studi3. Gli immigrati si dirigono in aree a bassa disoccupazione, dove svolgono mansioni generalmente faticose e dequalificate, "riempiendo i vuoti", in specifici settori e attività, lasciati dalla forza lavoro autoctona, specialmente quella istruita, che preferisce altri tipi di occupazione.
Questi risultati spingono ad alcune riflessioni sulle problematicità e potenzialità di un fenomeno cruciale per lo sviluppo socioeconomico del Paese, in particolar modo per quanto riguarda la sostenibilità delle finanze pubbliche, messa a repentaglio dall'invecchiamento della popolazione, e l'accumulazione di capitale umano.
Alla luce dei fermenti in atto nell’aera mediterranea, si può ragionevolmente supporre che la presenza straniera mostrerà incrementi significativi nei prossimi anni. La combinazione tra transizione democratica, un possibile sviluppo economico futuro e la vicinanza geografica potrebbe favorire lo sviluppo di flussi intensi e continuati provenienti dalla riva Sud del Mediterraneo, riattivando così direttrici tradizionali, divenute secondarie e meno rilevanti negli ultimi anni. Ai flussi provenienti dall’estero si deve inoltre aggiungere la vivace dinamica naturale di un gruppo giovane, concentrato nella fascia di età compresa tra 18 e 30 anni.
Dal punto di vista di policy, non si può quindi eludere la questione immigrazione, che andrebbe affrontata con un approccio razionale e scevro da pregiudizi ideologici, spesso capaci di falsare sensibilmente la percezione del fenomeno, come messo in luce in passato anche su questa rivista4. Non solo gli italiani hanno una percezione estremamente esagerata del fenomeno immigrazione, ma anche le paure legate ad una maggiore criminalità e a tensioni sul mercato del lavoro non superano la prova di una rigorosa analisi economica. Alla luce dei fatti diventa allora fondamentale riuscire a programmare con lungimiranza il futuro, senza farsi illudere e ingannare da risposte emergenziali inutili quanto miopi, ovvero da un universalismo e un “buonismo” evanescenti e deleteri.
Ciò presuppone l’avvio di un serio dibattito sul vero ruolo dell’Italia nel bacino del Mediterraneo. Il nostro Paese non deve essere una semplice “porta” verso le appetibili nazioni Nord Europee o una destinazione di ripiego cui guardare dopo aver perso altre opportunità, ma deve invece diventare un protagonista attivo, capace di prevedere e gestire i flussi migratori, di influenzarne le direttrici  e di attrarre soggetti ad alto capitale umano.
Il sistema produttivo e sociale italiano mostra infatti una scarsa capacità di attirare (brain gain) e impiegare adeguatamente (brain waste) forza lavoro straniera con un'elevata istruzione, potenzialmente in grado di aumentare la competitività e la capacità innovativa del nostro tessuto imprenditoriale5. Le tendenze future porteranno inequivocabilmente ad un'integrazione sempre crescente e quindi la qualità e la capacità della forza lavoro attratta rappresenterà una variabile fondamentale per lo sviluppo delle economie locali. E' quindi indispensabile identificare i fattori socio-economici che sono alla base dell’afflusso di lavoratori istruiti e dotati di competenze elevate.
La riscoperta delle direttrici mediterranee può quindi costituire l’occasione per avviare una seria e sistematica politica dell’immigrazione, che consenta all’Italia di gestire in modo attivo il fenomeno migratorio e di affermarsi come protagonista all’interno di uno scenario (il Mediterraneo) dinamico e dalle grandi potenzialità.

1. Per un riferimento empirico recente si veda: Beine M., Docquier F., e Ozden C. (2011), Diasporas, Journal of Development Economics, Vol. 95, No. 1, pp. 30-41. Una vasta rassegna dell'economia delle migrazioni è in Freeman R.B. (2006), People Flows in Globalization, Journal of Economic Perspectives, Vol. 20, No. 2, pp. 145-170.
2. Morettini G., Presbitero A.F. e Tamberi M. (2011), Da paesi vicini, democratici e non troppo poveri: l'immigrazione straniera nelle province italiane, Università Politecnica  delle Marche. Il campione di 142 differenti provenienze rappresenta il 97% degli immigrati regolari presenti sul territorio italiano a fine 2008.
3. Si veda, ad esempio: Gavosto, A., Venturini, A., Villosio, C. (1999), Do immigrants compete with natives?,  Labour, Vol. 13, No. 3, pp. 603-622 e, più recentemente, Venturini, A. e Villosio, C. (2008), Labour-market assimilation of foreign workers in Italy, Oxford Review of Economic Policy, Vol. 24, No. 3, pp. 517-541.
4. Si vedano, ad esempio, Matarazzo, R. L'Italia e l'immigrazione, tra fobie e integrazione, www.nelmerito.com, 17 Dicembre 2009 e Caponio, T. Il IV governo Berlusconi e l'immigrazione: solo una questione di sicurezza?, www.nelmerito.com, 26 Febbraio 2009.
5. Su questi ed altri aspetti dell'immigrazione in Italia si veda Visco, I. (2008), Invecchiamento della popolazione, immigrazione, crescita economica, Rivista Italiana degli Economisti, Vol. 13, No. 2, pp. 209-244.

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