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POLITICA E SOCIET└ CIVILE: IL CASO MILANO E-mail
Politica e Istituzioni
di Lorenzo Gaiani, Marco Leonardi
20 maggio 2011
politica societaLe analisi del voto di Milano si sprecano in questi giorni, sia a livello locale che di interpretazione di trend nazionali. Noi non ci ripetiamo e per scaramanzia affrontiamo un argomento su cui possiamo già trarre delle conclusioni.

Che cosa si può dire di definitivo sul voto? La forte astensione a destra, dovuta senza dubbio allo scontento per la gestione delle Moratti e per la guida di Berlusconi, tuttavia non ci dà automatica certezza della vittoria finale. Si può dire qualcosa sugli eletti al consiglio comunale e i risultati del voto di preferenza e in particolare si può fare una riflessione su un problema che da sempre interessa la politica: il rapporto tra le competenze tratte dalla società civile e quelle dei professionisti della politica.
Nello specifico milanese, il problema principale rimane quello di una città che da troppo tempo non è stata capace di esprimere un ceto politico all’altezza della situazione. Basta scorrere le biografie dei Sindaci dalla Liberazione in poi per rendersi conto di ciò: dal 25 aprile 1945 e fino al 1993 si sono succeduti a Palazzo Marino un grande avvocato (Greppi), un valente medico tisiologo (Ferrari), un ingegnere ex Rettore del Politecnico (Cassinis) ed un oncologo di fama mondiale (Bucalossi) : da qui in poi le cose cambiano perché i quattro Sindaci successivi – Aniasi, Tognoli, Pillitteri e Borghini- pur non essendo ascrivibili alla categoria del funzionario di partito (con l’eccezione di Borghini) erano comunque persone che della politica facevano il centro della loro vita e non un elemento complementare rispetto alla dimensione professionale come i loro predecessori. Già questo, prescindendo da ogni giudizio di merito sull’attività dei singoli Sindaci, è comunque indicativo del progressivo arroccamento dei partiti e della diffidenza reciproca che si instaura fra di essi e la società civile.
Parte del problema è sicuramente costituito dalla ritrosia di molti della società civile a portarsi candidati nelle varie liste in quanto percepiscono la debolezza del ruolo del Consiglio comunale e, potremmo dire, di tutte le altre assemblee rappresentative e legislative su su fino al Parlamento. Organismi collegiali che di fatto sono stati svuotati di molte delle loro funzioni dal protagonismo di Sindaci e Presidenti direttamente eletti e da leggi elettorali, come il cosiddetto “porcellum” che sembrano fatte apposta per delegittimare l’istituto parlamentare. A questo riguardo recuperare il ruolo specifico dell’assemblea consiliare è il primo passo per riportare nell’agone politico coloro che progressivamente se ne sono chiamati fuori in questi anni, restituendo forza e significato agli istituti democratici.
La seconda parte del problema è che una volta trovati i candidati della società civile bisogna farli eleggere. Ma come fanno a farli eleggere oggi in un’elezione comunale dove c’e’ la regola della preferenza singola e non della lista bloccata? Un tempo i partiti controllavano le preferenze ma oggi non è più così. La domanda è se gli esponenti della società civile riescono a farsi comunque eleggere oppure se sono inevitabilmente uno specchietto per le allodole, magari attraggono qualche voto di opinione per il partito che li candida ma non avendo un pacchetto di voti personali sono destinati a non essere eletti.
Il risultato di Milano ci dà un’indicazione di queste difficoltà, in particolare per quel concerne la lista del PD. In essa vi erano diversi politici di professione e una testa di lista che rappresenta un pezzo di società civile, in particolare  Stefano Boeri, architetto e urbanista; Maria Grazia Guida, direttrice della Casa della Carità di don Colmegna e Marilisa D’Amico docente di Diritto Costituzionale e avvocato di Beppino Englaro.
Il timore della vigilia era che questi personaggi non sarebbero stati eletti o avrebbero avuto risultati inferiori alle aspettative in quanto candidati ma non necessariamente sostenuti dal partito e dalle sue correnti impegnate a raccogliere preferenze per i loro rappresentanti di professione.
Il risultati sono incoraggianti ma da considerare relativi ad alcune condizioni locali. I risultati sono che Boeri ha preso 12.800 preferenze, un risultato eccezionale che si può spiegare a nostro parere con un voto mobile: non solo il voto è più mobile tra i partiti ma è più mobile tra le preferenze, oggi gli elettori non si fanno guidare dai partiti ma scelgono in base alla qualità del candidato e al loro libero giudizio. La condizione affinché questo sia vero è che il candidato sia conosciuto senza la qual cosa gli elettori non possono farsi un giudizio. È il meccanismo delle primarie che oggi può essere determinante per trasferire l’informazione, non più il partito con le sue strutture. Peraltro, Boeri ha partecipato alle primarie del centrosinistra e in queste si è fatto conoscere a tutti. Il risultato delle altre due candidate della società civile è di molto inferiore ed è più difficile da interpretare, perché non avendo partecipato alle primarie la loro notorietà è stata minore e l’appoggio dei canali tradizionali del partito non è garantito per i candidati della società civile.
La conclusione che ne traiamo è che i partiti devono continuare ad innovare la classe politica traendo forze anche dalla società civile, oggi il metodo per eleggere le personalità è profondamente diverso da prima, c’e’ molto più rischio di non riuscire ma ci sono anche molte più opportunità. Attraverso le primarie la società civile può esprimere personalità che diventano rapidamente politiche raccogliendo voti e preferenze personali che possono poi essere spese nei partiti.
Confrontato con il mondo politico di anni fa in cui le personalità civiche venivano candidate ed elette con i voti del partito le differenze sono evidenti: oggi c’è meno sicurezza di essere eletti ma potenzialmente più influenza una volta eletti.
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