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IL RAPPORTO VICKERS SULLA RIFORMA DELLA FINANZA: VINCOLI DEBOLI PER FAVORIRE LA CRESCITA E-mail
Finanza
di Concetta Brescia Morra
20 maggio 2011
riforma finanzaIl rapporto della Commissione indipendente nominata dal Governo inglese per la riforma del sistema finanziario propone una combinazione di misure di vigilanza strutturale e regole di patrimonializzazione. Le soluzioni sono troppo attente a preservare la competitività del mercato finanziario inglese, potenzialmente a scapito della sua stabilità.

Nell’aprile scorso è stato pubblicato l’interim report della Commissione indipendente nominata dal Governo inglese per lo studio della riforma della regolamentazione sulla finanza (Commissione Vickers). Il rapporto, che dovrebbe avere veste definitiva nel settembre di quest’anno, ha suscitato dibattito per aver dato spazio a misure che ricordano la vigilanza di tipo strutturale, in passato cancellate in molti ordinamenti e in altri mai adottate. La Commissione Vickers propone di introdurre una separazione fra la banca retail, che raccoglie depositi e eroga prestiti, e la banca d’investimento, che opera in titoli nei mercati finanziari. La proposta rappresenta un cambiamento di rotta rispetto al precedente assetto dei controlli pubblici sul sistema bancario in Inghilterra; in questo paese le autorità, prima della crisi,  rivendicavano con orgoglio i vantaggi della “light touch supervision”.

Il rapporto, in realtà, prevede una pluralità di interventi regolamentari che, come indicato espressamente, possono risultare efficaci solo se attuati in maniera congiunta. Gli strumenti proposti per evitare in futuro nuove situazioni di instabilità sistemica fanno perno sul rafforzamento del patrimonio delle banche, su procedure rapide ed efficaci per la gestione della crisi di intermediari, su un regime di separazione fra banca retail e banca di investimento, sull’emissione di strumenti di debito convertibili in capitale (Contigent capital convertible instruments) e sulla previsione di altre regole che rafforzano il diritto di prelazione dei depositanti rispetto a tutti gli altri creditori della banca. Di tutte queste misure sono illustrati i vantaggi e approfonditi in dettaglio gli svantaggi che possono derivare da diverse modalità tecniche di attuazione.

Il legame fra le diverse proposte è particolarmente evidente per i temi della capitalizzazione e dei controlli strutturali. Per la capitalizzazione, il rapporto sostiene la necessità e l’opportunità dell’applicazione delle regole rigorose concordate a livello internazionale, in particolare dell’innalzamento dei livelli di patrimonializzazione per le Systemically Important Financial Institution (SIFI). Esso, peraltro, precisa che queste ultime regole sono importanti solo con riguardo alle banche retail. Le banche di investimento, se hanno dei credibili piani di risoluzione della loro crisi, non dovrebbero essere soggette ai nuovi limiti in tema di patrimonio. La lettura di questo punto appare significativa, anche per spiegare le ragioni della seconda proposta di rilievo del rapporto, ossia l’imposizione di un regime di separazione strutturale fra le attività di banca retail e quelle di banca di investimento. La separazione non sarebbe assoluta. Non sarebbe vietato a banche che svolgono attività retail di possedere partecipazioni in banche di investimento e viceversa. Le prime dovrebbero essere isolate dalle seconde imponendo che le due attività siano esercitate da soggetti giuridicamente distinti. In tal modo, anche all’interno di un gruppo polifunzionale, che opererebbe in tutti i settori dell’intermediazione finanziaria, si crea una ring fence intorno alla banca retail, che il rapporto considera il punto debole del sistema, perché soggetta a crisi che possono avere conseguenze di carattere sistemico. La frase chiave del rapporto è quella in cui la Commissione afferma di “non proporre che le banche wholesale e le attività di investimento debbano rispettare gli elevati standard di capitalizzazione richiesti dagli organismi internazionali per le SIFI, gli intermediari di rilievo sistemico a livello internazionale, considerato che esse possono fallire senza rischi per il contribuente”.

Quest’ultima considerazione è il punto debole del rapporto. La crisi finanziaria ha posto in evidenza che gli intermediari che possono produrre effetti sistemici non sono più, come ci avevano insegnato la crisi finanziaria degli anni trenta del Novecento e altri episodi di instabilità, solo le banche che hanno al passivo depositi e sono pertanto soggette al pericolo della  “corsa al ritiro dei depositi” generata da mancanza di fiducia nella capacità di restituzione dei soldi loro affidati dai risparmiatori. Gli intermediari inglesi che sono stati salvati dal Governo avevano tutti concentrato l’attività nel settore dei servizi di investimento. Negli USA, il divieto di commistione fra commercial banks e investiment banks, introdotto con il Glass Steagall Act nel 1934, aveva dato luogo a una separazione fra il settore bancario retail e quello dei servizi di investimenti. Nonostante la cancellazione di questa regola di specializzazione nel 2000, il sistema finanziario non era cambiato nei suoi assetti fondamentali e nel 2007/2008 l’instabilità è derivata dalle difficoltà di intermediari che non esercitavano attività di banca retail, ma solo quelle di investimento in titoli. Si ricordano, fra tutti, i casi di Bear Stearns, salvata con un intervento della Federal Reserve e quello della Lehman Brothers lasciata fallire, ma che ha dato origine alla fase più acuta della crisi finanziaria.

La proposta della Commissione Vickers di separare la banca retail e la banca di investimento appare strumentale. L’obiettivo è non applicare le più rigide misure di patrimonializzazione discusse internazionalmente alla parte più importante del sistema finanziario inglese, ossia le banche di investimento. La competitività del sistema bancario del Regno Unito rappresenta l’obiettivo prioritario del rapporto. Non a caso, il punto di partenza è l’analisi degli effetti della crisi sulla crescita economica. Il rapporto Vickers rivaluta la capacità di strumenti di vigilanza del passato di rendere il sistema immune da fenomeni di instabilità, al fine di  circoscrivere l’applicazione delle misure prudenziali in discussione nel G20. Si tratta di una scommessa pericolosa, dato che nuove crisi non potranno essere fronteggiate con interventi a carico del debito pubblico.
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