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SUSSIDI ALLE DONNE VS. DETASSAZIONE DEGLI STRAORDINARI* E-mail
Lavoro
di Massimo Baldini, Marco Leonardi

donne e lavoroI programmi elettorali di centrodestra e centrosinistra sono molto simili, tanto che i due maggiori partiti si accusano vicendevolmente di plagio. Eppure, a guardare in profondità emergono delle differenze importanti. Entrambi i programmi mettono in primo piano la necessità di rilanciare la crescita attraverso la diminuzione delle tasse, ma i beneficiari di tali riduzioni sono assai diversi.
*articolo pubblicato anche su Corriere Economia del 31 marzo 2008


Si può ridurre le tasse agendo sui redditi bassi oppure cancellando l’ICI sulla prima casa, o ancora abbassando le aliquote IRPEF sui redditi alti, o infine detassando gli straordinari o la parte di salario che viene concordata dalla contrattazione integrativa.

Consideriamo un caso che a noi sembra il più macroscopico: il programma del centrosinistra prevede anche riduzioni fiscali a favore delle donne lavoratrici a basso reddito, mentre il programma del centrodestra punta decisamente su sgravi a favore di lavoratori che fanno gli straordinari. Secondo i dati dell’ultima indagine campionaria sui redditi delle famiglie svolta dalla Banca d’Italia, relativa al 2006, le ore totali di straordinario svolte in un anno in Italia sono circa un miliardo (circa un’ora in media a settimana per ciascun lavoratore dipendente) e producono un reddito complessivo netto pari a circa 10 miliardi di euro. Gli straordinari sono in prevalenza svolti da uomini: il 36% dei dipendenti uomini effettua almeno un’ora di straordinario alla settimana, contro il 25% delle donne. Sono inoltre molto più frequenti nelle grandi imprese del nord. Solo il 16% degli occupati in aziende fino a 4 addetti fa straordinari, contro il 42% di chi lavora in imprese con oltre 500 addetti. Inoltre, il 36% dei lavoratori residenti al nord fa straordinari, contro il 30% del centro e solo il 21% del sud.

Adesso gli straordinari sono tassati all’aliquota marginale del contribuente. Se assumiamo per semplicità una aliquota marginale del 38%, e supponiamo che solo metà degli straordinari sia dichiarata al fisco, una misura di defiscalizzazione degli straordinari dal regime Irpef attuale all’aliquota fissa del 10% costerebbe circa 2,3 miliardi di euro. Allo stesso costo si possono dare circa 500 euro all’anno a tutte le famiglie (circa 4,6 milioni) in cui siano presenti donne che hanno figli e che lavorano. Se poi si volesse riservare il beneficio solo ai nuclei con reddito medio-basso, il trasferimento unitario sarebbe ovviamente più alto.

Allo stato delle cose, fotografando la situazione esistente e considerando solo fattori distributivi, il centrodestra favorisce lavoratori uomini del manifatturiero delle aziende del nord e con reddito medio-alto, il centro sinistra favorisce le giovani donne del sud con figli e reddito basso. Per riequilibrare gli effetti distributivi di genere e territorio il centrosinistra propone la detassazione del salario da contrattazione integrativa: i beneficiari di tale misura sarebbero prevalentemente del nord e delle medie e grandi imprese.

Fin qui le considerazioni di carattere distributivo. E le implicazioni per la crescita?

L’argomento in favore della detassazione degli straordinari sostiene che allo stato delle cose molta parte degli straordinari sono fatti in nero e tale misura andrebbe a favore delle piccole imprese. Non è del tutto chiaro però perché mai un’impresa che evade del tutto il fisco sugli straordinari dovrebbe essere indotta a dichiararli per pagare il 10% di tasse. È poi noto che una tassa minore sugli straordinari potrebbe costituire un incentivo all’evasione, perché sarebbe conveniente dichiarare come straordinario quel che in realtà non lo è. La misura sarebbe presa ad esempio da un’analogo provvedimento adottato in Francia; ricordiamoci però che in Francia la detassazione degli straordinari è il modo con cui si pone rimedio alla legge sulle 35 ore senza abrogarla formalmente. I francesi hanno il problema di aumentare le ore lavorate, noi caso mai abbiamo un problema di aumentare la produttività per ora lavorata, cosa che non è detto che lo straordinario faccia (la produttività marginale dovrebbe essere più alta per chi lavora poche ore piuttosto che per chi lavora molte ore).

D’altra parte, l’argomento a favore degli incentivi alle donne che lavorano è noto: l’Italia ha un tasso di occupazione femminile molto basso mentre quello maschile è in media europea. Al di là di considerazioni distributive, gli spazi per un incremento della crescita sembrano essere concentrati tra le donne che non hanno un’occupazione. Detassare gli straordinari, inoltre, anderbbe proprio nella direzione di incentivare gli uomini a lavorare ancora di più, inducendo le donne a ridurre, non ad aumentare, la propria offerta di lavoro: se al marito conviene rimanere a lavorare più a lungo, occorre che la moglie stia più tempo a casa per provvedere alla cura dei figli. Insomma, si andrebbe proprio nella direzione opposta a quella dell’aumento della partecipazione lavorativa e dell’autonomia delle donne che tutti, almeno a parole, auspicano.


                                                                                                                             Massimo Baldini e Marco Leonardi

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