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UNA MISURA A FAVORE DEI GIOVANI: FAR VOTARE PER IL SENATO ANCHE CHI HA TRA 18 E 25 ANNI E-mail
Politica e Istituzioni
di Nicola Lupo
21 gennaio 2011
voto 18enni senatoI tanti nodi di quella che si può ben chiamare la “questione giovanile” in Italia stanno emergendo, anche a seguito della scelta del Presidente della Repubblica di dedicare ad essa i contenuti principali del messaggio di fine anno, andando al di là delle formule retoriche spesso utilizzate dai suoi predecessori. Sulla scorta di questo dibattito, è forse possibile auspicare l’adozione di alcune misure concrete, volte a porre rimedio ad una serie di ingiustizie intergenerazionali che si sono susseguite negli ultimi decenni.

Una misura in qualche modo preliminare potrebbe riguardare la formazione della stessa rappresentanza parlamentare, e consisterebbe nell’abbassare a 18 anni la soglia per esercitare il diritto di eleggere i senatori: si tratterebbe di una innovazione di indubbio significato simbolico, ma non solo, posto che in qualche modo agevolerebbe l’approvazione di leggi più vicine alle nuove generazioni e, più in generale, la predisposizione di politiche più attente alle loro esigenze. In questa ottica, il fatto che tale innovazione richieda l’approvazione di una legge di revisione costituzionale – dal momento che è l’art. 58, primo comma, della Costituzione a disporre espressamente che “i senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età” – potrebbe non rappresentare solo un elemento di difficoltà: anzi, si evidenzierebbe così il significato anche simbolico di tale scelta, in piena coerenza con un’opportuna e mirata opera di “manutenzione” costituzionale.


Certo, è necessario che, sul punto, si registri da subito un ampio consenso tra le forze politiche, anche nel senso di non caricare di ulteriori modifiche alla carta fondamentale questa revisione costituzionale, che agevolmente potrebbe ottenere il consenso di più di 2/3 di deputati e senatori, richiesto dall’art. 138 della Costituzione per evitare ogni possibilità di ricorso al referendum. Al più, si potrebbe immaginare un contestuale ritocco, sempre verso il basso, delle soglie per accedere all’elettorato passivo, ossia per essere eletti deputati e senatori, fissate come è noto, sempre dalla carta costituzionale, rispettivamente a 25 e 40 anni di età.


Proposte di legge costituzionale in tale direzione sono state, in realtà, presentate nella scorsa e anche in questa legislatura. Senonché, esse hanno dovuto fare i conti con quel vero e proprio “tappo” di ogni modifica della seconda parte della carta costituzionale che è rappresentato dalla mancata riforma del bicameralismo: esse sono state infatti abbinate, nella XV legislatura, alle proposte di revisione delle due Camere, confluite nel testo poi approvato dalla Commissione affari costituzionali della Camera (la c.d. “bozza Violante”: A.C., XV legislatura, n. 553 e abb.-A), ma poi decaduto a seguito dello scioglimento anticipato delle Camere.


Non che una riforma del nostro bicameralismo paritario e perfetto non sia assolutamente necessaria, sia per adeguarlo all’assetto autonomistico della forma di Stato, sia per superare i problemi che quotidianamente sorgono – e che ancor più potrebbero sorgere, a seguito delle prossime elezioni – in un sistema in cui il Governo deve godere della fiducia delle due Camere e in cui queste si formano sulla base di meccanismi elettorali notevolmente differenti, uno solo dei quali majority assuring (lo si è sostenuto, di recente, in N. Lupo, La riforma del bicameralismo: un nodo non più eludibile, in Italianieuropei, n. 4, 2009, p. 166 s.). Tuttavia, di fronte allo stallo in cui versano, al momento attuale, le riforme istituzionali, non guasterebbe rompere il ghiaccio con una “riformetta”, apparentemente marginale, ma chiara nella sua ispirazione di fondo.


A supporto della necessità di tale revisione costituzionale vale richiamare che in nessun’altra democrazia al mondo è previsto uno scarto di ben 7 anni nella composizione del corpo elettorale delle due Camere. Mai si verifica, infatti, una analoga differenza nell’elettorato attivo a livello degli organi rappresentativi centrali e, al massimo, vi sono differenze per le elezioni locali, comunque più lievi, e sempre nel senso di un ulteriore abbassamento dell’età di accesso al voto. Anche la soglia di 40 anni per essere eletti senatori sembra avere rarissime e isolate corrispondenze (un limite analogo essendo previsto per l’accesso al Senato della Repubblica ceca e un limite di 30 per l’accesso al Senato polacco). D’altronde, lo stesso costituente italiano aveva delineato uno scarto ben minore, pari a 4 anni, posto che, tra il 1947 e il 1974, la maggiore età, necessaria per essere elettori per la Camera, si raggiungeva al compimento del ventunesimo anno di età.


La revisione costituzionale suddetta avrebbe il pregio, inoltre, di rendere più probabile (anche se tutt’altro che sicura) una maggiore omogeneità nella composizione dei due rami del Parlamento, uniformando il relativo corpo elettorale (per tutti, R. D’Alimonte, Il nuovo sistema elettorale. Dal collegio uninominale al premio di maggioranza, in Proporzionale ma non solo. Le elezioni politiche del 2006, a cura di R. D’Alimonte e A. Chiaramonte, Il mulino, Bologna, 2007, p. 51 s., spec. 78). La modifica ipotizzata potrebbe dirsi, per il resto, neutra sul piano del sistema elettorale: sia nel senso che non comporterebbe la necessità di rivedere la legge che disciplina l’elezione del Senato; sia nel senso che eventuali riforme di quel sistema elettorale non sarebbero pregiudicate dall’iter di una legge di revisione costituzionale così limitata nel suo contenuto.


Infine, si può ricordare che nelle democrazie contemporanee si registra una tendenza a ridurre l’età per la titolarità del diritto di elettorato attivo. In alcuni Paesi, come la Germania (nel corso degli anni ’90), la Svizzera (più recentemente, nel 2007) o Israele, è stata infatti abbassata per le elezioni municipali o regionali, mentre in Austria, a seguito di una riforma costituzionale approvata nel 2007, si può partecipare all’elezione della Camera federale già all’età di 16 anni.

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