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UN PANIERE DI MONETE E-mail
Internazionali
di Mario Lettieri, Paolo Raimondi
23 dicembre 2010
paniere moneteIl Seul Action Plan contiene un impegno dei paesi del G20 ad “astenersi da svalutazioni competitive sulle monete” che sembra essere un minimo accordo razionale contro le guerre valutarie. In realtà è lontano anni luce dalla necessaria e improcrastinabile riforma del sistema monetario internazionale.
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Per dirla con la Merkel “una politica che scommette di mantenere bassi i tassi di cambio e di favorire l’export in modo artificiale, alla fine danneggia tutti”. In questo modo si creano inevitabili tensioni e distorsioni che indebolirebbero la ripresa economica globale.


Effettivamente si vive oggi senza un ordine monetario.


Lo si sa dal 1971, l’anno in cui il presidente americano Richard Nixon decise di sganciare il valore del dollaro da quello dell’oro e di abbandonare il riferimento alle riserve auree per passare ad un sistema di cambi flessibili. La progressiva regressione dell’economia americana e il suo indebitamento, l’emergere dell’Unione Europea e delle nuove potenze economiche dei paesi del Bric hanno successivamente reso sempre più insostenibile il ruolo del dollaro come unico strumento del commercio internazionale. Tuttavia ancora oggi l’egemonia del biglietto verde c’è ed è sostenuta dal fatto che l’85% delle transazioni mondiali dei cambi ed il 62% delle riserve delle banche centrali sono in dollari. Il flusso di dollari che si registra quotidianamente sui mercati internazionali è di circa 4.000 miliardi.


E’ amaro dover constatare il verificarsi dell’ammonimento dell’allora segretario del Tesoro di Nixon, John Connolly, che affermava:” Il dollaro è la nostra moneta ma è il vostro problema”.


Prima si pensava che le riserve monetarie servissero per affrontare situazioni di emergenza valutaria nazionale e per pagare i disavanzi commerciali, oggi invece esse sono diventate quasi delle bolle di liquidità e strumenti di possibili pressioni sulle politiche monetarie dei paesi debitori da parte dei paesi creditori. I paesi emergenti hanno infatti circa 7.000 miliardi di dollari nelle loro riserve, 2.500 miliardi dei quali in possesso della sola Cina.


Essendo una crisi sistemica quella che è esplosa negli ultimi tre anni, tutti gli attori economici e i mercati internazionali vi hanno concorso con delle gravi responsabilità. Il virus della “finanza creativa” capace di creare ricchezza dal nulla ha attecchito ovunque. La cura richiede una serie di riforme finanziarie, monetarie ed economiche. Ma prima di tutto occorre ritornare a progettare una ripresa dell’economia reale e a lavorare su programmi tecnologici e infrastrutturali di lungo termine. E’ anche l’unico modo intelligente per far fronte agli squilibri economici e commerciali. E’ comunque sbagliato, come si è cercato di fare recentemente, dare addosso alle nazioni che godono di un surplus commerciale. Non si può punire lo sviluppo per bilanciare perdite altrui.


Mentre la Fed stampa dollari per pagare i debiti, dovremmo riflettere sul fatto che gli Usa aumentino nel contempo le loro riserve auree. Hanno 8.133 tonnellate di oro nelle loro riserve monetarie, mentre la Germania ne ha 3.412 , la Francia e l’Italia circa 2.450 ciascuna e la Cina 1.050 tonnellate.


Il messaggio è chiaro. Non può essere frainteso: voi vi tenete i dollari, il cui valore sarà tutto da scoprire, noi l’oro, il cui prezzo è passato dai 34 dollari l’oncia del fatidico 1971 agli attuali 1.400 l’oncia! E’ un evidente atto di difesa contro il rischio di possibili grandi rivolgimenti.


Ciò pone con urgenza la necessità di riformulare l’intero sistema monetario internazionale. L’era del dollaro sta volgendo alla fine.


Da tempo, non solo noi, sosteniamo la necessità di creare un paniere di valute. Al dollaro sarebbe opportuno affiancare altre monete come l’euro, lo yen giapponese, lo yuan cinese e nuove monete di riferimento di blocchi regionali emergenti per un nuovo e più regolato sistema dei cambi, dei pagamenti internazionali e delle riserve.


Un sistema che deve combinare mercato e regole da parte degli stati che vi aderiscono. Recentemente anche il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, lo ha proposto sulle pagine del Wall Street Journal.

In questo campo l’Europa, che è stata troppo ai margini delle discussioni anche nell’ultimo summit di Seul, potrebbe avere un ruolo molto importante e trainante.


Prima di arrivare alla moneta unica, nel 1979 si istituì il Sistema Monetario Europeo (SME) che potrebbe essere considerato per il nuovo sistema monetario mondiale multi polare. Lo SME nasceva dopo il crollo del sistema di Bretton Woods e mirava a rafforzare l’unione dei paesi europei e a contenere le fluttuazioni tra le monete dell’allora Comunità Europea all’interno di una fascia di oscillazione del 2,25%.


Fu creata anche un’unità di conto sintetica, l’ECU, basata su un paniere di monete CEE in relazione alla loro forza economica e all’oro. E’ stato un sistema che ha funzionato abbastanza bene fino al 1992 quando cominciò a sfidare l’egemonia solitaria del dollaro e fu distrutto dalla speculazione più incontrollata.


Oggi un sistema monetario multi laterale basato su un paniere di monete e sull’oro non è più soltanto un’opzione desiderabile. E’per tutti un’ineludibile necessità per evitare la crescente volatilità monetaria e finanziaria e per scongiurare atti di protezionismo aggressivo e il rischio di vere e proprie guerre monetarie.

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