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IL SUCCESSO DELLA GERMANIA EST. E IL NOSTRO MEZZOGIORNO? E-mail
Mezzogiorno
di Mario Lettieri, Paolo Raimondi
10 dicembre 2010
germania est mezzoggiornoDopo la caduta del muro di Berlino e l’unificazione della Germania le regioni tedesche dell’Est potevano finire nell’abbandono e nell’arretratezza economica come il nostro Mezzogiorno.

Ciò non è successo. Oggi la Germania dell’Est è un territorio totalmente differente con nuove infrastrutture e nuovi insediamenti abitativi, con notevoli investimenti in alta tecnologia e nei parchi industriali.

E’ una lezione che merita un attento studio.

In 20 anni il Pil dei 5 Laender orientali (Brandeburgo, Meclenburgo-Pomerania, Sassonia, Sassonia-Anhalt, Turingia,  ) è aumentato del 200% e partecipa per il 20% a quello nazionale. I redditi privati sono cresciuti del 50%, il livello di produttività ha raggiunto il 72% di quello occidentale.

Per arrivare a questi risultati sono stati trasferiti e investiti oltre 1.200 miliardi di euro. C’è ancora un gap con gli altri laender occidentali ma dovrebbe essere superato in pochi anni.

All’inizio è stato molto difficile e la situazione sarebbe potuto diventare devastante. Dopo la parità tra il marco di Pankov e quello di Bonn, che richiese un notevole impegno finanziario, i prezzi dei prodotti industriali dei nuovi laender aumentarono del 400%. L’industria orientale non aveva alcuna chance nella competizione con i “fratelli” occidentali e con i mercati internazionali. Basterebbe mettere a confronto l’auto “Trabant” di Erick Honecker con la più piccola utilitaria della Volkswagen di Helmut Kohl per comprendere la situazione.

Nei primi dieci anni dopo l’unificazione vi è stato un processo di deindustrializzazione e di smantellamento dell’economia nelle regioni dell’Est, con una disoccupazione di oltre il 20% e un’emigrazione di 2 milioni di persone.

L’iniziale processo di ristrutturazione venne affrontato con metodi burocratici e lenti e affidato ad una apposita agenzia, la Treuhandanstalt. La privatizzazione delle industrie di Stato fu un vero fallimento e in breve tempo produsse perdite per 100 miliardi di euro.

Dopo circa 10 anni la Germania però cambiò radicalmente rotta. Decise che era necessario un trasferimento di capitali, di conoscenza  e di tecnologia, altrimenti quelle regioni depresse avrebbero corrotto e minato l’esistenza dell’intero paese.

Si comprese che lo Stato avrebbe dovuto direttamente affrontare tale compito con un sostegno mirato per garantire il trasferimento di know how e di tecnologie per corridoi orizzontali tra laender, industrie e centri di ricerca.

In certo senso la Germania ha saputo formulare una sintesi moderna ed efficace tra lo “stato imprenditore” di Enrico Mattei e la “planification indicative” di De Gaulle per metter quelle regioni in condizioni di affrontare le sfide dei mercati mondiali. Intelligentemente sono stati trasferiti gli standard istituzionali, legali e amministrativi della Germania occidentale, garantendo un forte impegno nella lotta contro la corruzione.

Certamente l’innovazione e lo sviluppo delle conoscenze sono la base di ogni società moderna, ma, per una positiva performance economica di un paese, è essenziale la diffusione delle moderne tecnologie su uno spettro ampio di applicazioni industriali.

La Germania ha messo in campo il meglio della ricerca pubblica: università, istituti per le scienze applicate e centri di ricerca. Questi ultimi, anche se parzialmente privati, gestiscono bilanci pari a un terzo delle spese statali per la ricerca scientifica e sono il vero asso nella manica dell’eccellenza tecnologica e dell’innovazione industriale tedesca. Per esempio, il Fraunhofer Gesellschaft, da solo conta oltre 17.000 ricercatori e impiegati distribuiti in 60 centri. Lo Stato ha anche impegnato la rete dei “Technologietransferstelle” per il trasferimento delle tecnologie dalla ricerca all’industria. Inoltre per frenare la fuga dei cervelli da quei territori ha realizzato un’intensa rete di trasporti e comunicazioni e creato la necessaria cultura del business prima ovviamente assente.

Il risultato è quello di uno sviluppo in settori importanti quali i semiconduttori, i nuovi materiali, la chimica avanzata, l’ottica, le biotecnologie, il solare e il fotovoltaico.

E in Italia? Senza voler importare modelli altrui sarebbe urgente realizzare un serio piano infrastrutturale materiale e immateriale per il nostro Sud per eliminare le attuali diseconomie che frenano investimenti e ritardano l’integrazione economica tra le varie realtà in Italia ed in Europa.

Il Mezzogiorno può diventare la piattaforma strategica del Mediterraneo e sviluppare lungo le sue coste delle efficienti e moderne autostrade del mare. Per potenziare e rendere convenienti i traffici marittimi e commerciali occorre modernizzare i porti per rendere possibili gli attracchi delle navi container provenienti dalla Cina e da altri paesi dell’Est, oltre che dal Mediterraneo, e reggere così la concorrenza degli altri porti europei come Marsiglia, Amsterdam e Amburgo. A tale proposito non si comprendono i ritardi nella realizzazione del drenaggio dei fondali del porto di Taranto. Serve la logistica e la intermodalità del sistema dei trasporti. Nelle aree circostanti i porti meridionali potrebbero sorgere centri di trasformazione dei semilavorati importati. Purtroppo il deficit di infrastrutture ferroviarie e autostradali pesa enormemente sullo sviluppo di queste aree. Le sfide future passano anche per la creazioni di moderne reti informatiche.

Nel campo della ricerca il Mezzogiorno non è all’anno zero. Si pensi al moderno polo industriale di Catania, ai centri di ricerca delle università di Napoli e Bari o al centro di ricerca e di cura delle malattie oncologiche di Rionero in Vulture, in Basilicata. Indubbiamente è necessario creare una rete che li valorizzi e li colleghi effettivamente agli altri centri nazionali e internazionali per non farli appassire in isolamento. Il futuro si misurerà soprattutto in rapporto alla qualità della ricerca, della formazione e dell’educazione.

Abbiamo un Sud, grande serbatoio agro alimentare, che però manca di industrie di trasformazione.  Gli agrumi e gli altri prodotti agricoli vengono spesso inviati in altre regioni lontane, o persino in Austria e in Germania, per la loro lavorazione e commercializzazione. Naturalmente bisogna completare e razionalizzare un efficiente sistema di irrigazione. Anche perché l’acqua diventerà sempre di più un bene di valore strategico.

Nel campo energetico, oltre al petrolio della Basilicata e della Sicilia, il Sud, regione del sole per antonomasia, può diventare la punta di diamante dello sviluppo delle energie alternative, quella  solare in particolare.

La storia, la cultura, la natura e la genialità dei suoi abitanti sono un patrimonio straordinario del Mezzogiorno da valorizzare per un turismo intelligente.

Sarebbe auspicabile che sul tema Mezzogiorno si creasse davvero una unità di intenti a livello politico ed una efficace e corretta sinergia comportamentale tra le amministrazioni regionali e il governo nazionale. Prioritari sono la lotta alla criminalità organizzata, l’efficienza e il pieno rispetto delle regole da parte di tutte le amministrazioni locali. Gli attuali standard istituzionali sono purtroppo inaccettabili.

Il mondo è profondamente cambiato e la persistente crisi finanziaria globale ha modificato gli assetti geopolitici ed economici. Si dovrebbe considerare che forse il Mezzogiorno potrebbe essere la “salvezza” dell’intera economia italiana.
  Commenti (1)
Scritto da Leandro, il 10-12-2010 15:45
Articolo molto interessante, complimenti. 
Avrei solo evidenziato maggiormente come la corruzione e la mancanza di etica potrebbero rende vano qualsiasi progetto di sviluppo. Quindi non solo lotta alla criminalità organizzata ma anche l'eradicazione di tutte quelle pratiche disoneste che tramite favoreggiamenti e truffe fanno finire i soldi nelle tasche sbagliate. Come giustamente indicato nell'esempio della Germania, è stato garantito "un forte impegno nella lotta contro la corruzione". In Italia questo sarebbe da fare ovunque, non solo al sud. E forse basterebbe per farci tornare tra le nazioni più ricche del mondo. In meridione la corruzione ha forse una maggiore presenza e si mischia con pratiche criminali ancora peggiori.

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