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IL SISTEMA MANIFATTURIERO ITALIANO NEL PRIMO DECENNIO DEGLI ANNI DUEMILA: I PRINCIPALI MUTAMENTI* E-mail
Economia reale
di Paolo Carnazza, Enrico Martini
05 novembre 2010
sistema manifatturieroIl decennio in corso è stato caratterizzato - come noto - da profondi mutamenti strutturali imputabili all’introduzione dell’euro; all’entrata nei mercati mondiali di nuovi Paesi competitori, India e Cina in primis; alla diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Brandolini e Bugamelli, 2009).

Come risposta al nuovo scenario mondiale è emerso, in Italia,  un nucleo crescente di imprese vincenti che ha adottato contemporaneamente un mix di strategie (innovazione, internazionalizzazione, variazione dei prodotti offerti, investimenti in marchio, etc.) che ha permesso loro di incrementare sensibilmente la produttività e di riconquistare quote di mercato.

Su questo processo di trasformazione che, oltre a fare emergere diversi casi di successo, ha spinto fuori dal mercato imprese marginali che non hanno invece modificato le proprie strategie, si è abbattuta la crisi recessiva del biennio 2008-2009 che, alimentata dalla bolla finanziaria e immobiliare statunitense, ha successivamente avuto, per le principali economie industrializzate, ripercussioni significative sul piano reale sia sotto il profilo della caduta degli ordinativi e della produzione sia riguardo alla minore disponibilità di credito.

In particolare, come rilevato da un recente studio della Banca d’Italia (Bugamelli e altri, dicembre 2009), la crisi ha causato - per il sistema produttivo italiano - una forte caduta della domanda, un ritardo dei pagamenti dei committenti, una difficoltà crescente a reperire risorse finanziarie. Molte imprese avrebbero, però, reagito alla crisi attraverso una serie di strategie finalizzate prevalentemente a contenere i costi e, quindi, a contrarre i margini  e, nel contempo, a migliorare il livello qualitativo dei propri prodotti e a diversificare i mercati al di là dei confini nazionali, soprattutto verso i Paesi dell’area BRIC.
L’intenso processo di ristrutturazione che ha caratterizzato gran parte del nostro sistema manifatturiero non sembra però avere influito sul modello di specializzazione del nostro Paese (ISAE, febbraio 2005) che, come noto, è fondato prevalentemente su imprese di micro e piccole dimensioni e sui settori tradizionali e sulla meccanica strumentale.

Dall’analisi relativa alla dinamica di alcune variabili economiche (produzione, occupazione e valore aggiunto) riguardante i principali macro settori manifatturieri nel primo decennio degli anni duemila, sembrerebbero emergere tuttavia “spostamenti” di un certo rilievo.
In particolare, i principali settori del Made in Italy (Tessili, Abbigliamento, Prodotti in cuoio, Industria del legno, Carta) evidenziano un sensibile ridimensionamento all’interno del tessuto produttivo italiano tra l’inizio e la fine del decennio corrente (Tab.1): nel complesso, l’insieme di questi macrosettori sul totale della produzione e dell’occupazione passa, rispettivamente, dal 17,3% al 14,9% e dal 17,7% al 15,9%.

Tab.1 - L’industria manifatturiera negli anni duemila per settori (classificazione ATECO 2001)
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Nota: i dati relativi alla produzione del 2009 non erano disponibili al momento della stesura del testo.
Fonte: Elaborazioni su dati Istat, Contabilità nazionale


Tab.2 - L’export manifatturiero  negli anni duemila per settori (classificazione ATECO 2007)
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Fonte: Elaborazioni su dati Istat, Contabilità nazionale

Questi spostamenti sono ancora più evidenti se si analizza l’andamento delle esportazioni; in particolare di una certa entità è la flessione in termini di contributo di alcuni settori del Made in Italy: la relativa incidenza sul totale delle esportazioni di questi prodotti si attesta infatti al 14,1% nel 2009 rispetto al 18% nel 2000 (Tab.2).
Nel contempo, il peso di alcuni settori sembra essere sensibilmente aumentato durante il decennio corrente. Da segnalare, in particolare, l’accresciuto ruolo del settore degli Alimentari, della Chimica (inclusa la farmaceutica) e, soprattutto, della Metallurgia e dei prodotti in metallo (Tabb.1 e 2).

L’analisi relativa alle dinamiche demografiche delle imprese manifatturiere negli anni duemila sembra confermare - a livello macroeconomico - un significativo “rimescolamento” del tessuto produttivo italiano.
Emerge in primo luogo, anche a seguito dell’intenso processo di ristrutturazione che ha caratterizzato gran parte delle nostre imprese manifatturiere, un elevato numero di imprese che ha cessato la propria attività (pari a poco più di 400 mila unità) a cui però si è contrapposta una straordinaria “voglia di fare impresa” nonostante la grave crisi recessiva del biennio 2008-2009: poco più di 900 mila sarebbero infatti, secondo le stime Infocamere, le imprese di nuova costituzione.
Elevato appare il saldo tra le imprese nuove e quelle cessate tra il 2000 e il 2009 in alcuni macro-settori tra cui, in particolare, quelli della Metallurgia, Alimentari, Mobili e Meccanica (Tab. 3).

Tab.3 - Dinamiche demografiche delle imprese dell’industria manifatturiera italiana negli anni duemila - Classificazione ATECO 2001
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Fonte: Elaborazioni su dati Infocamere, Movimprese

Riferimenti bibliografici

Brandolini A., Bugamelli M. 2009. “Rapporto sulle tendenze nel sistema produttivo italiano”, Banca d’Italia, Questioni di Economia e Finanza, Occasional Paper, n.45.
Bugamelli M., Cristadoro R., Zevi G. 2009. “La crisi internazionale e il sistema produttivo italiano: un’analisi su dati a livello di impresa”, Banca d’Italia, Questioni di Economia e Finanza, Occasional Paper, n.58.
ISAE, 2005, “Le previsioni per l’economia italiana - Crescita e struttura produttiva”, febbraio.

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