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FORSE IN TERMINI ETICI DOVREMMO PARLARE DI PIIG PI┘ CHE DI PIGS E-mail
Politica e Istituzioni
di Rony Hamaui
28 luglio 2010
piigPer mesi economisti e commentatori finanziari hanno cercato di capire se l’acronimo PIGS si scrivesse con una o due i. In altre termini se l’Italia dovesse essere annoverata fra i paesi dell’area Euro che versano in grave crisi finanziaria assieme a Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna.

L’analisi si è ovviamente concentrata sugli aspetti economici ed in particolare sui conti del settore pubblico e privato (imprese e famiglie). Esiste tuttavia un’altra dimensione che merita di essere esplorata: quella morale. In sostanza si tratta di comprendere se i paesi dell’Euro presentino caratteristiche omogenee in termini etici o se, anche in quel caso, esista una spaccatura fra differenti aree geografiche; ed in questo secondo caso dove si colloca l’Italia. La questione appare rilevante poiché sempre di più la scienza economica, recuperando un antica tradizione che risale a Smith, Marx e Weber, sta riscoprendo i legami che esistono fra etica e economia.

Utilizzando le indagini che ogni 5 anni vengono compiute da World Values Survey abbiamo analizzato le convinzioni dei cittadini dei principali paesi europei in termini religiosi, morali e etici1. I grafici 1a e 1b mostrano la percentuale di persone che si definiscono religiose. Tra i maggiori paesi europei queste percentuali oscillano fra il 43% della Germania e il 59% della Spagna; in Italia essa si colloca sopra l’85%, valore molto prossimo a quello osservato in Portogallo, Irlanda, Grecia. Indicazioni molto simili si ricavano quando agli intervistati viene chiesto che ruolo gioca Dio nella loro vita o quante volte frequentano servizi religiosi. Anche in questo caso la percentuale di quelli che non vanno mai in chiesa risulta sotto il 10% in Italia, Grecia, Irlanda e Portogallo, e molto più alta nei paesi del nord Europa: si va da un 42% in Germania ad un 60% in Francia Ancora una volta la Spagna si colloca in una posizione intermedia con circa un terzo della popolazione che non partecipa mai a riti religiosi.

Risultati coerenti a quelli sin ora descritti si riscontrano rispetto a certi comportamenti sociali come l’omosessualità (vedi grafico 2a e 2b), la prostituzione, l’aborto e il divorzio (dati non riportati). Anche in questi casi infatti troviamo una percentuale della popolazione relativamente alta che li ritiene sempre giustificabili in Germania, Francia, Olanda, Regno Unito e Spagna e viceversa una bassissima percentuale della popolazione che li ritiene sempre giustificabili in Italia, Grecia, Irlanda e Portogallo. Significative eccezioni si riscontrano nel caso dell’aborto in Gran Bretagna e Spagna e del divorzio in Grecia.

Se infine guardiamo al ruolo della donna nella società ad esempio chiedendo alla gente se ritengono giusto che gli uomini abbiano più diritti delle donne ad avere un lavoro (figura 3a e 3b) o se gli uomini facciano meglio delle donne nei posti di comando di un azienda le differenze appaiono meno evidenti ma pur sempre presenti.

In conclusione anche in termini etici e di comportamenti sociali l’Europa appare spaccata. Inoltre sembra esistere una interessante correlazione fra difficoltà finanziarie e comportamenti e valori etici. Ovviamente a questo livello non è facile stabilire quale sia il nesso di causalità; in altre parole se siano i valori ad influenzare i risultati economici come ipotizzava Weber o se sia la struttura, ossia l’economia, ad influenzare la sovrastruttura, ossia l’etica, come previsto da Marx. D’altra parte lo stesso Weber riteneva che in molti casi il nesso di causalità fosse bidirezionale. Finora la letteratura economica si è occupata esclusivamente di debito privato sottolineando come alcune fedi (quella protestante) tutelino meglio di altre (quella cattolica) i diritti dei creditori2. Nel nostro caso il problema riguarda il debito pubblico, che alcune culture forse non ritengono meritevole di troppe attenzioni o comunque secondario rispetto ad altri obbiettivi quali ad esempio la tutela dei più deboli. Rimane il fatto che forse l’acronimo dovremmo scriverlo con due i e senza s: PIIG.

1 I dati dei grafici indicati con la lettera a si riferiscono a indagini compiute nel 2005, quelli dei grafici indicati con la lettera b si riferiscono a indagini compiute nel 1999, poiché non sono disponibili  dati successivamente  per quei paesi.  Per semplificare l’analisi e rendere comprensivi i grafici tra i paesi dell’area Euro non abbiamo considerato il Belgio, il Lussemburgo e l’Austria . Si veda: www.worldvaluessurvey.org/
2 Rene M. Stulza, e Rohan Williamson Culture, openness, and finance, Journal of Financial Economics 70 (2003) 313–349.


Grafico 1A


Grafico 1B


Grafico 2A


Grafico 2B


Grafico 3A


Grafico 3B


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