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LO STATUTO DEI LAVORATORI AUTONOMI: UN’OPPORTUNITÀ DA MANEGGIARE CON CURA E-mail
Lavoro
di Anna Soru
28 luglio 2010
statuto lavoratoriLo statuto dei lavoratori autonomi predisposto da Treu è richiamato come parte integrante dal documento di Fassina che propone un piano complessivo di intervento sul mercato del lavoro e sul welfare. E’ un piano che ha il merito di voler contrastare la precarietà e le difficoltà degli outsider e di voler rappresentare il lavoro in tutte le sue forme, ma in definitiva non ha il coraggio di superare i modelli del passato.

I due documenti propongono un’organizzazione del lavoro che distingue nettamente tra lavoro dipendente e autonomo e che fa perno entro il lavoro dipendente sul tempo indeterminato (“forma normale del rapporto di lavoro”) ed entro il lavoro autonomo professionale sul riconoscimento entro albi/associazioni. Tutto ciò che sta in mezzo, il lavoro atipico (sia dipendente a termine, sia parasubordinato), dovrebbe essere scoraggiato e contingentato. La definizione di lavoro atipico resta volutamente ambigua quando si riferisce al lavoro parasubordinato e nasconde la difficoltà a separare in maniera netta posizioni formalmente autonome, ma con caratteristiche di subordinazione. In sintesi non è chiaro se e quando le partite IVA siano da considerare atipiche e debbano essere scoraggiate, mentre non ci si pone analoghi problemi con le partite IVA ordinistiche, di default considerate autonome
La strategia di welfare delineata prevede una estensione delle misure attuali  a tutto il lavoro dipendente e al lavoro atipico (con l’ambiguità di cui sopra) e una “graduale introduzione di una base di “diritti di cittadinanza” per tutte le forme di lavoro”.  Sembra una formula per accontentare tutti (noi ci ritroviamo nella richiesta di diritti di cittadinanza), ma che, nonostante il richiamo alla flexsecurity, evidenzia l’assenza di una reale volontà di abbandonare un welfare costruito esclusivamente sul lavoro dipendente.
Oltre alle difficoltà di realizzare un welfare allargato, senza alcuna redistribuzione (Leonardi-Pallini), quali sono le principali implicazioni per il lavoro autonomo?
Principalmente due:
a. la prima è che la crescita del costo contributivo risulta lo strumento principale per scoraggiare il ricorso a modalità atipiche autonome e per finanziare l’estensione della copertura della disoccupazione
b. la seconda è che il dualismo professioni ordinistiche/ non ordinistiche non viene superato con le liberalizzazioni (lenzuolate di Bersani), bensì con il riconoscimento di nuove professioni e di un ruolo alle loro associazioni (albi di serie B?). Sotto il  profilo contributivo  verrebbe ulteriormente ampliato il divario tra costi contributivi di ordinisti  con cassa privata (12-14% annuo) e non ordinisti che sono costretti a versare all’INPS (26,72%), con effetti distorcenti sulla concorrenza tra professionisti con e senza cassa nelle aree di attività in cui ciò è tecnicamente possibile.

Sono ipotesi che ci preoccupano.
La politica della parificazione dei contributi ha determinato un aumento spaventoso della nostra imposizione previdenziale, che si è riflesso in una compressione del nostro reddito. Spesso usata come alibi per perseguire altri obiettivi (ad es. con l’accordo del welfare), non ha disincentivato le forme autonome, né ha garantito una crescita adeguata delle prestazioni (non abbiamo diritto neppure alla malattia domiciliare e ai congedi parentali, benché uno dei tanti aumenti fosse finalizzato a tali prestazioni). Ricordiamo che il nostro 26,72% non è direttamente comparabile con il 33% dei dipendenti, perché si riferisce a basi di applicazione differenti. La standardizzazione dei dati (operazione indispensabile per un corretto confronto) evidenzia che i professionisti autonomi iscritti alla Gestione separata pagano già oggi più dei collaboratori e anche più dei dipendenti (cfr. CERM 2007, Le pensioni degli iscritti alla gestione separata dell’INPS - Quattro proposte per ACTA ), ma a fronte di prestazioni di welfare non comparabili. Un ulteriore innalzamento non potrà che spingere alla fuga dalla contribuzione, come sta già accadendo e come paventato nella introduzione dello Statuto stesso. 

Per quanto riguarda il riconoscimento delle professioni, non viene scritto esplicitamente nello Statuto, ma l’obbligo di registrazione e i frequenti richiami agli organismi accreditati (servizi di consulenza per l’avvio, attività di formazione, obbligo formativo) fanno ritenere che si stia preparando il terreno per affidare alle associazioni un ruolo rilevante che potrebbe derivare dalla possibilità di far valere l'iscrizione associativa quando ci sono rapporti con la Pubblica Amministrazione e dalla possibilità di legare all’associazione l’accreditamento nell'ambito dei servizi di accompagnamento e di formazione, permettendo loro di attingere a un’attività che ha ormai come obiettivo il finanziamento del sistema di rappresentanza (sindacati, associazioni delle imprese, ordini...) più che l’occupabilità e l’aggiornamento delle competenze dei suoi destinatari .
La certificazione delle conoscenze, se considerata obbligatoria per svolgere una professione, diventa un modo per controllare l’offerta. Nella pratica sappiamo che non garantisce né le competenze né l’aggiornamento, impedisce di dare valore all’autoformazione, certifica la frequenza di corsi come prove di accresciute competenze, senza alcuna effettiva verifica. Difficile infine la sua effettiva praticabilità, se si considera quanto è variegato il mondo delle professionalità non ordiniste.
  Commenti (1)
Fuggire in massa dalla gestione autonoma
Scritto da Diego Alloni, il 29-07-2010 10:29
Grazie, dott.ssa Soru, per l'incisiva puntualizzazione di questa situazione contributiva assurda, anche perchè voluta dall'asse sindacati tradizionali-governi/parlamenti per drenare risorse dal lavoro (soprattutto giovanile) alla gero-rendita. Ora gli esperti dovrebbero suggerirci proposte concrete per desertificare la gestione separata: contrattazione individuale con il datore di lavoro, iscrizione agli albi professionali, class-action fiscali, ecc. 
Cordialità

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