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DALLA CRISI AMBIENTALE SCATURISCONO NUMEROSE OPPORTUNITĄ* E-mail
Ambiente ed Energia
di Emilio Padoa-Schioppa
02 luglio 2010
consumatoriLa crisi ambientale è percepita da cittadini e istituzioni come uno degli aspetti più preoccupanti dell’epoca attuale. Molto spesso però, pur riconoscendo la necessità di operare e intraprendere azioni per tutelare l’ambiente, si individuano altre priorità, affermando che il costo per la tutela dell’ambiente è al di fuori delle possibilità delle economie.

Nella realtà il ragionamento va ribaltato completamente. La crisi ambientale va vista come una grossa opportunità, sia da un punto di vista economico che da un punto di vista sociale.
In particolare si evidenzia che la trasformazione dell’economia verso un modello più sostenibile può rappresentare una opportunità per la democrazia e i diritti umani, una possibilità di crescita economica e un’occasione di liberazione delle energie creative delle singole persone. Si riportano esempi diversi, a supporto di queste affermazioni. Ad esempio quando il rapporto tra prezzo del greggio e libertà personali è inversamente proporzionale in paesi quali la Nigeria o il Venezuela. Oppure si illustra come diverse aziende abbiano saputo sfruttare i limiti imposti dalle normative ambientali per proporre al mercato modelli più efficienti, ed espandersi così anche in segmenti a loro prima preclusi. Questa visione è dunque diametralmente opposta rispetto a chi sostiene che rispettare l’ambiente significhi una eccessiva penalizzazione per le economie.
Perché questa visione si possa diffondere è necessario che si sviluppi anche una vera e propria intelligenza ecologica tra i consumatori. Ossia sono i consumatori a dover e poter orientare gli acquisti verso i prodotti che abbiano standard ambientali ed ecologici più elevati. Indubbiamente mentre oggi un consumatore presta molta attenzione agli aspetti sanitari (e in parte a quelli sociali) di ciò che consuma, la consapevolezza ecologica e ambientale è meno diffusa. Ad aiutare un consumatore in questo percorso devono intervenire due elementi: un soggetto legislatore e lo sviluppo dell’intelligenza ecologica.
Il legislatore deve poter garantire i consumatori su quanto acquistano e sulla univocità di etichette, messaggi e definizioni. L’intelligenza ecologica è invece un aspetto cognitivo (una delle intelligenze multiple) che permette al singolo di valutare l’impatto sull’ambiente delle azioni che compie. Chi ha sviluppato il concetto di intelligenza ecologica ha osservato che spesso fino ad ora l’intelligenza ecologica appare incapace di comprendere fino in fondo la portata attuale delle azioni antropiche e la realtà dell’Antropocene. È probabilmente un problema dovuto alla storia evolutiva dell’uomo, e al fatto che in pochissimo tempo, e per la prima volta nella storia della terra, l’umanità è in grado di modificare tutti gli equilibri (climatici, biologici, geomorfologici, chimici) che regolano la terra. Esempi ridotti a scala locale fanno vedere come trasformazioni molto rapide possano portare a conseguenze impreviste e a sottovalutare gli impatti sull’ambiente.
L’agricoltura biologica è un esempio di come la crisi ambientale possa essere vista come una opportunità e non come un limite. Inizialmente nata come prodotto di nicchia per offrire ai consumatori cibo ottenuto in modo più attento verso l’ambiente, si sta diffondendo sempre più, conquistando quote importanti del mercato e risentendo – rispetto ad altri settori del comparto agroalimentare – in misura minore della crisi finanziaria.
Un altro esempio di come i limiti all’inquinamento e alle emissioni possano essere visti come opportunità è dato dalla realizzazione di reti sinergiche e design sistemici che permettano di ripensare le filiere industriali ed agricole in modo tale che gli scarti di un processo divengano risorse anche importanti per altri processi. Anche in questo caso vi sono ormai numerose buone prassi, con risultati davvero interessanti non solo dal punto di vista ambientale ma anche da un punto di vista economico e sociale.
Gli esempi raccontati testimoniano che è possibile proporre un modo differente di affrontare la crisi ambientale. Un paradigma nuovo come quello proposto deve coinvolgere tanto le azioni dei singoli cittadini, quanto le istituzioni governative. Se è la somma delle azioni dei singoli che determina l’impatto complessivo sull’ambiente, è evidente che occorre un cambiamento collettivo in modo da diminuire il nostro impatto sull’ambiente. Compito dei governi è quello di permettere ai cittadini di compiere delle scelte virtuose, sia sussidiando alcune attività, considerando che scelte virtuose dei singoli cittadini e dei singoli operatori economici possono creare un beneficio per la collettività.

* Anticipazione da Consumatori, Diritti e Mercato n° 2/2010


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