Home arrow Economia reale arrow INFLAZIONE E DIFFERENZE REGIONALI
INFLAZIONE E DIFFERENZE REGIONALI E-mail
Economia reale
di Paolo Balduzzi, Chiara Gigliarano
25 giugno 2010
differenze regionaliIn Italia, il dibattito sulle differenze tra nord e sud è sempre acceso e una valutazione unanime sulle cause o sulle valutazioni delle condizioni di vita nelle diverse aree del Paese ancora non si è raggiunta (si veda per esempio FRANZINI). Uno dei temi ricorrenti in questo dibattito è quello del divario tra livello dei prezzi (e sue variazioni) tra settentrione e meridione.

Come è noto, l’inflazione è misurata da indici dei prezzi al consumo, diffusi periodicamente dall’ISTAT e calcolati come medie ponderate dei prezzi relativi di determinati beni e servizi, i cui pesi dipendono dal comportamento di spesa dell’intera popolazione. Ci sono due aspetti molto importanti che caratterizzano la dinamica dei consumi che però non sono adeguatamente considerati da queste misure tradizionali e che, quindi, le rendono insufficienti o perlomeno incomplete nel misurare il fenomeno.

Il primo aspetto è che esistono notevoli differenze nelle abitudini di consumo delle famiglie in termini di quantità e qualità dei beni e servizi acquistati. Tra gli studiosi che hanno affrontato il tema, Baldini (http://www.lavoce.info/articoli/pagina174.html; http://www.lavoce.info/articoli/pagina1028.html) ha proposto e costruito indici dei prezzi al consumo specifici per gruppi (decili) di famiglie; i risultati della sua analisi hanno mostrato che negli anni 2002-2004 l’inflazione è risultata più alta per le famiglie ricche o con molti figli o in affitto. Il secondo aspetto è invece stato meno analizzato ed è relativo al fatto che, nelle dinamiche dei prezzi dei singoli beni e servizi, sussistono importanti differenze territoriali.

In questo articolo analizziamo invece congiuntamente i due aspetti e presentiamo una nuova misura di inflazione effettivamente percepita dalle famiglie in due regioni italiane particolarmente rappresentative, la Sicilia e la Lombardia. Ciò ci permette di dimostrare che, almeno negli anni di riferimento, l’inflazione effettivamente percepita dalle famiglie è stata maggiore al sud rispetto che al nord. I nostri indici famigliari del costo della vita tengono conto delle specificità regionali nell’andamento dei prezzi di 12 categorie di beni e servizi (prodotti alimentari e bevande non alcoliche; bevande alcoliche e tabacchi; abbigliamento e calzature; abitazione, acqua, energia e combustibili; mobili, articoli e servizi per la casa; servizi sanitari e spese per la salute; trasporti; comunicazioni; ricreazione, spettacoli e cultura; istruzione; alberghi, ristoranti e pubblici esercizi; altri beni e servizi)1 e differiscono quindi dagli indici nazionali, sia perché sono basati sulle quote di consumo delle famiglie sia perché misurano la variazione dei prezzi a livello regionale. In particolare, ci concentriamo sul confronto tra Lombardia e Sicilia in quanto, da sole, queste due regioni comprendono circa un quarto della popolazione italiana. La nostra analisi si focalizza sulla dinamica dei prezzi tra il 2006 e il 2007; abbiamo dapprima raggruppato le famiglie di ciascuna regione in decili sulla base dei consumi; abbiamo poi studiato la distribuzione degli indici dei prezzi al consumo (IPC) tra i decili, al fine di stabilire se l’inflazione pesi maggiormente sui ricchi o sui poveri; infine, poiché ogni famiglia si distingue per numero e tipo di componenti (percettori di reddito, famigliari a carico, etc.), per rendere possibile i confronti abbiamo calcolato una “spesa equivalente2”.
 
Un Paese diviso in due?
Dalla Figura 1 emergono evidenti differenze tra le due regioni; tra il 2006 e il 2007 in Sicilia l’inflazione pesa molto più sui poveri che sui ricchi, mentre in Lombardia l’aumento dei prezzi è stato più moderato per i beni e servizi primari, cosicché l’incremento del costo della vita ha inciso in modo pressoché uniforme tra i diversi decili di consumo.

Fig. 1: IPC per decile di consumo: Italia, Sicilia e Lombardia (2006)
fig. 1

Due sono i principali motivi dei diversi impatti distributivi tra le regioni: da un lato, le differenze regionali in termini di composizione dei panieri di spesa3 tra (decili di) famiglie ricche e povere; dall’altro, diversi tassi di crescita dei prezzi delle categorie di beni di consumo considerate.

Per comprendere meglio queste tendenze, per le regioni Sicilia e Lombardia, abbiamo analizzato la composizione percentuale del paniere di beni e servizi per decile di consumi. Innanzitutto, i prezzi hanno una dinamica più rapida per i gruppi famigliari con spesa  equivalente più bassa; tuttavia, anche per gruppi di famiglia con spesa più elevata, l’inflazione risulta mediamente  doppia in Sicilia rispetto alla Lombardia. Più precisamente, la Sicilia presenta consistenti differenze nell’inflazione subita dalle famiglie povere e dalle famiglie ricche. Tale tendenza è spiegata dal fatto che i prezzi di beni e servizi legati all’abitazione hanno subito dal 2006 al 2007 un notevole incremento (circa 7%) e tale categoria di consumi è quella che pesa maggiormente sulle famiglie più povere. In Lombardia, invece, si osserva un andamento uniforme dell’inflazione per poveri e ricchi; ciò è spiegato dal fatto che, nonostante le diverse composizioni del paniere di beni e servizi tra famiglie ricche e famiglie povere, la crescita dei prezzi delle spese per abitazione (1,7%) rimane inferiore a quella dei prezzi dei beni alimentari (2,3%) e della categoria di altri beni e servizi (2,2%).

Conclusioni
Dalla nostra analisi emerge chiaramente come il peso dell’inflazione sia distribuito in maniera disomogenea sia tra famiglie a reddito diverso sia tra regioni diverse. In particolare, i nostri dati mostrano come l’inflazione pesi di più al sud  che non al nord, e questo vale sia per gli individui più ricchi sia per quelli più poveri. Queste differenze non sono rappresentabili da un unico indice dei prezzi al consumo nazionale che, per sua natura, non è in grado di cogliere tutti gli aspetti delle dinamiche dei prezzi. Riteniamo che ogni intervento di politica economica non possa ignorare questa ulteriore fonte di diversità tra i territori del Paese, sia nell’ambito delle politiche per il lavoro (si veda il dibattito, ricorrente ma fuorviante, sulle gabbie salariali) sia nell’ambito delle politiche di redistribuzione, anche in vista dell’imminente processo di attuazione della legge delega 42/2009 sul federalismo fiscale, che prevede l’istituzione di entrate sensibili anche all’andamento dei prezzi (compartecipazione all’IVA).

1. Per una completa illustrazione della metodologia e dei panieri di beni e servizi considerati, si veda Gigliarano, C. (2010), Differenze regionali nelle dinamiche dei prezzi, in “Tariffe e prezzi nelle Marche. Implementazione di un sistema di monitoraggio”, a cura di Elvio Mattioli, Franco Angeli, pag. 189-200.
2. Metodo Carbonaro.
3.  I panieri di spesa fanno riferimento alle dodici categorie standard COICOP utilizzate dell’ISTAT: prodotti alimentari e bevande non alcoliche; bevande alcoliche e tabacchi; abbigliamento e calzature; abitazione, acqua, energia e combustibili; mobili, articoli e servizi per la casa; servizi sanitari e spese per la salute; trasporti; comunicazioni; ricreazione, spettacoli e cultura; istruzione; alberghi, ristoranti e pubblici esercizi; altri beni e servizi.


  Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >