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LA REGIONALIZZAZIONE DEL PATTO DI STABILIT└ INTERNO: CHI HA RACCOLTO LA SFIDA? E-mail
Conti pubblici
di Chiara Rapallini
07 maggio 2010
conti pubbliciLe recenti vicende legate al c.d. Patto di Stabilità Interno dei Comuni sono la chiara dimostrazione che in Italia il centro destra “sbandiera” il federalismo fiscale, mentre il centro-sinistra lo “pratica”.

Le recenti vicende legate al c.d. Patto di Stabilità Interno dei Comuni sono la chiara dimostrazione che in Italia il centro destra “sbandiera” il federalismo fiscale, mentre il centro-sinistra lo “pratica”. Partiamo dai fatti: l’8 aprile scorso 510 Sindaci lombardi, in maggioranza leghisti, ma non solo, si sono recati dal Prefetto di Milano per consegnare le loro fasce tricolore in segno di protesta contro il Patto di Stabilità Interno. Esattamente due mesi prima, l’allora giunta regionale piemontese di centro sinistra, presieduta da Mercedes Bresso, approvava un decreto per la regionalizzazione del Patto di Stabilità Interno dei Comuni del suo territorio. 

Per capire perché la regionalizzazione del Patto di Stabilità Interno è una opportunità che la giunta regionale piemontese di centro sinistra ha colto, mentre quella lombarda di centro destra ha perso, mettendo in evidente difficoltà i suoi Sindaci, è necessario spiegare che cosa è il Patto di Stabilità Interno e cosa significa regionalizzarlo. Il Patto di stabilità Interno è un insieme di norme adottate a partire dal 1999 dal  Parlamento in occasione dell’approvazione della legge Finanziaria con l’obiettivo di raggiungere un indebitamento netto del complesso della Pubblica Amministrazione coerente con i vincoli europei. Il vincolo sull’indebitamento netto previsto dal Patto di Stabilità e Crescita Europeo è definito, infatti, sul conto consolidato della Pubblica Amministrazione sul quale incidono le decisioni di spesa e di entrata non solo dei Ministeri, ma di tutti gli organi periferici della P.A. (Regioni, Province, Comuni, etc.).  In particolare, per i Sindaci si tratta di un vincolo di bilancio che li limita nelle loro decisioni di spesa sia corrente, assorbita prevalentemente da interventi di carattere sociale, sia in conto capitale e, quindi, nel pagamento dei fornitori per portare a termine gli investimenti in opere strutturali1. La regionalizzazione del Patto di Stabilità Interno dei Comuni è la possibilità per le “regioni di adattare, previa concertazione con gli enti locali ricadenti nel proprio territorio regionale, le regole e i vincoli posti dal legislatore nazionale, differenziando le regole di evoluzione dei flussi finanziari dei singoli enti in relazione alla diversita` delle situazioni finanziarie esistenti nelle diverse regioni”. Si tratta di una opzione prevista nella legge delega 42/2009 per l’attuazione del federalismo fiscale (art. 17) in termini di principi, ma nel dettaglio già disciplinata nella Finanziaria per il 2009 (Art. 77-ter comma 11 del D.L. 112/2008 convertito in legge n.133 del 6 agosto 2008), dalla Legge 33 del 2009 (art. 7 comma quarter), con circolare del Ministero dell’economia e delle finanze n.2 del 27 gennaio 2009 (paragrafo h) e confermata nella Finanziaria per il 2010.  In pratica, è necessario che l’obiettivo assegnato dal Parlamento al comparto delle amministrazioni comunali sia attribuito alle diverse Regioni di appartenenza (competenza attribuita con la circolare Ministeriale alla Ragioneria generale) e che ciascuna di queste ridefinisca i vincoli per ciascuna amministrazione comunale del suo territorio.

Quali potrebbero essere i vantaggi di lasciare alle Regioni la possibilità di adattare le regole ed i vincoli posti dal legislatore nazionale differenziandoli per i singoli Comuni? In un lavoro pubblicato nel 20082 si mostrava che, se si calcola3 la differenza, per Regione, tra il saldo (o il tetto di spesa, a seconda degli anni) programmatico e quello effettivo per i Comuni che hanno rispettato il PSI e la stessa differenza per coloro che non lo hanno rispettato, si nota un margine piuttosto ampio di compensazione tra comuni virtuosi e non di una stessa Regione (Grafico 1).

Grafico 1: Distanza e superamento dall'obiettivo del Patto di Stabilità  dei Comuni per Regione (anno 2006)
grafico1
Il dato riportato si riferisce all’ultimo anno a nostra disposizione, il 2006, ma è confermato per la serie storica 1999-20064. In altre parole, negli anni in cui il PSI è stato definito ponendo obiettivi programmatici uguali per tutte le amministrazioni locali, ce ne sono state alcune che hanno ampiamente rispettato tali vincoli e che avrebbero potuto compensare quelle che non lo avevano rispettato all’interno della stessa Regione.  Inoltre, è stata evidenziata in più sedi5 la stessa relazione tra indebitamento netto delle amministrazioni locali e spesa in conto capitale, ed in particolare in costituzione di capitali fissi. Più precisamente, da quando (il 2005) la spesa in conto capitale è stata inclusa nei saldi monitorati, sembra che le amministrazioni locali abbiano contratto la spesa per investimenti nel tentativo di rispettare i parametri.
In sostanza, se da un lato il PSI definito su ogni singola amministrazione sembra essere stato eccessivamente restrittivo per le amministrazioni locali e, soprattutto, sembra aver compresso la spesa per investimenti, dall’altro sembrano esserci spazi sufficienti per compensazioni tra Comuni della stessa Regione. Se la maggiore flessibilità è il principale vantaggio della regionalizzazione del Patto di stabilità interno, il maggiore limite sono le probabili limitazioni all’autonomia comunale che ne possono derivare. Infatti, anche se la differenziazione dei vincoli dovrebbe essere fatta in accordo con le amministrazioni interessate è probabile che la programmazione regionale della spesa comunale possa creare conflitti tra amministrazioni (regionali e locali) di colore politico diverso. In altre parole, non si può escludere che la Regione eserciti la discrezionalità attribuitale per favorire enti amministrati da giunte dello stesso colore, o che si stanno impegnando su progetti di investimento più coerenti con le scelte strategiche fatte dalla stessa amministrazione regionale.

Per questo è importante il provvedimento della Giunta regionale Piemontese che con Regolamento ha articolato i vincoli dei Comuni del suo territorio “al fine di garantire, contestualmente, il pieno utilizzo della capacità finanziaria degli enti locali piemontesi ed il rispetto dei vincoli di finanza pubblica”6, ha disciplinato incentivi, sanzioni (art. 4) e le modalità di monitoraggio (art. 5). Nella stessa direzione è andata un’altra Regione governata dal Centro-Sinistra, la Toscana: nel giugno 2009 la Giunta regionale ha deliberato l’impegno ad attivarsi per avviare fin da subito un confronto, sia con gli enti locali, per il tramite delle proprie rappresentanze, sia con la Ragioneria Generale dello Stato, per verificare la possibilità di attuare un nuovo modello di “Patto di stabilità regionalizzato” (delibera 471/2009).  La Lombardia, invece, governata dal centro destra e in cui buona parte delle amministrazioni comunali hanno lo stesso colore politico dell’amministrazione regionale, non ha sfruttato l’opportunità che il Governo di centro destra ha previsto, lasciando i sindaci di fronte alle rigidità del vincolo stabilito a Roma. In conclusione, se l’impegno assunto dalla Regione Toscana è comprensibile alla luce dell’omogeneità politica delle amministrazioni comunali del territorio amministrato, la scelta politica della giunta regionale Piemontese, quando amministrata dal centro sinistra, è stata quella veramente innovativa. Si tratta infatti di una Regione sul cui territorio esistono amministrazioni di colore politico differenziato, come le recenti elezioni amministrative hanno confermato, che però ha colto appieno le potenzialità della gestione responsabile del “federalismo fiscale”.

1 Il tipo di vincolo stabilito dal Parlamento per le amministrazioni decentrate è variato di anno in anno. Per una recente descrizione dettagliata si rimanda a Gastaldi F., Giuriato L., Rapallini C., Il Patto di stabilità Interno in Italia: una valutazione della regola fiscale e un’applicazione agli enti locali della Regione Lazio in Rapporto sulla Finanza Locale del Lazio 2007, Edizioni Ediesse. Cfr. anche Patrizii V., Rapallini C., Zito G., (2006), I Patti di Stabilità Interni, Rivista di diritto finanziario e scienza delle finanze Anno LXV, Fasc. 1-2006 e a Balassone, F.,  Zotteri, S., (2001b), Il Patto di Stabilità Interno due anni dopo: norme più “morbide”, risultati deludenti. Economia Pubblica, n.6, pp. 53-75
2 Pazienza M.G, Rapallini C., (2008), La regionalizzazione del Patto di Stabilità Interno: opportunità e rischi in La Finanza Locale in Italia Rapporto 2008 ISAE-IRES-SRM-IRPET-IRER.
3  I dati sono tratti dai certificati dei conti consuntivi delle amministrazioni locali.
4 Pazienza M.G e Rapallini C. (2008)
5 Si veda, ad esempio, Rapporto Finanza Pubblica e Istituzioni, Maggio 2007
6 http://www.regione.piemonte.it/programmazione/vetrina/media/files/pds2010_reg.pdf


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