Home arrow Finanza arrow GLI STRUMENTI PER FAVORIRE L'ACCESSO AL CREDITO ALLE PMI: VANTAGGI E PROBLEMI
GLI STRUMENTI PER FAVORIRE L'ACCESSO AL CREDITO ALLE PMI: VANTAGGI E PROBLEMI E-mail
Finanza
di Concetta Brescia Morra
09 aprile 2010
accesso al creditoNegli ultimi anni il Governo ha messo in campo interventi normativi per favorire l’accesso al credito delle PMI. In alcuni casi sono previsti strumenti che mirano a creare le condizioni per una valutazione favorevole delle banche sul merito creditizio, ai fini della concessione del finanziamento.

Negli ultimi anni il Governo ha messo in campo interventi normativi per favorire l’accesso al credito delle PMI. In alcuni casi sono previsti strumenti che mirano a creare le condizioni per una valutazione favorevole delle banche sul merito creditizio, ai fini della concessione del finanziamento; in altri, si tratta di misure di sostegno pubblico che prescindono dai meccanismi di mercato. I primi strumenti possono servire a rafforzare la posizione delle imprese nei confronti delle banche, contribuendo alla formazione di una corretta relazione creditizia. Le seconde forme di intervento presentano molte difficoltà nell’applicazione concreta e possono creare distorsioni nei meccanismi di allocazione del credito.

Le difficoltà di accesso al credito bancario da parte delle piccole e medie imprese (PMI) hanno storicamente caratterizzato le relazioni creditizie nel nostro Paese, come in altre nazioni. Le difficoltà sono state a lungo dibattute in sede tecnica e politica. Una parte delle responsabilità è attribuibile alla fragilità della struttura patrimoniale e organizzativa delle PMI; un’altra parte delle responsabilità risiede nella standardizzazione delle modalità di concessione del credito da parte delle nostre banche, accresciuta anche dalle disposizioni di vigilanza recentemente emanate con Basilea 2. Il problema si è acuito negli ultimi anni a causa della crisi che ha colpito il sistema finanziario e ha condotto a un rallentamento dei prestiti al sistema imprenditoriale. Il Governo nell’ambito degli interventi con cui ha cercato di mitigare gli effetti negativi della crisi sul sistema economico ha, in più occasioni, preso in considerazione la questione.
Gli interventi sono variegati. In alcuni casi, è stato seguito il solco dell’esperienza maturata con la costituzione di un fondo di garanzia delle PMI, istituito nel 1996, alimentato con risorse pubbliche. Il Fondo rilascia garanzie dirette per finanziamenti bancari a PMI, ovvero contro-garantisce gli stessi finanziamenti a fronte di garanzia rilasciata dai Confidi (consorzi di garanzia collettiva dei fidi). Nel 2008 la dotazione del Fondo è stata rifinanziata ed è stata introdotta la garanzia di ultima istanza dello Stato per gli interventi; la garanzia statale ha consentito alle banche di godere di un trattamento prudenziale favorevole (cfr. circolare Banca d’Italia 3/08/2009) per i finanziamenti assistiti dal Fondo di garanzia, facilitando così la concessione del credito da parte delle banche. In una logica analoga si pone la recente costituzione del Fondo italiano di investimento per le PMI (fondo di private equity). Quest’ultimo potrà acquistare quote di partecipazione al capitale delle imprese, di minoranza, o sottoscrivere prestiti subordinati delle stesse per un tempo limitato (fino a 15 anni). Il fondo è gestito da una Società di gestione del risparmio (Sgr) a cui partecipano con quote uguali, 3 banche private (Unicredit, Banca Intesa e Montepaschi), le associazioni degli industriali e dei banchieri (Confindustria e ABI) e 2 soggetti pubblici: la Cassa depositi e prestiti (CDP) e il Ministero del Tesoro. I sottoscrittori del fondo sono le 3 banche private e la CDP. La mano pubblica è rappresentata soprattutto dalla partecipazione di quest’ultima, anche se essa non utilizza le risorse del risparmio postale, ma solo fondi acquisiti attraverso raccolta di risparmio sul mercato dei capitali. Con questo strumento si rafforza il patrimonio delle imprese, che rappresenta un elemento importante nella valutazione delle banche ai fini della concessione del credito. Nella medesima prospettiva è strutturato l’intervento integrato fra la SACE e la CDP per sostenere il credito all’esportazione, attraverso la creazione di Expedia-banca.

Altri interventi normativi attribuiscono allo Stato il ruolo di “mediatore” fra le istanze delle imprese e quelle delle banche. In tal senso, è possibile leggere le disposizioni del decreto-anticrisi del 2008 che istituiscono gli Osservatori regionali sul credito presso le Prefetture per monitorare l’andamento del credito a piccole imprese e a famiglie; i Prefetti possono anche intervenire nel merito di singoli casi, in specie nell’ipotesi di contrasto fra richiedenti il prestito e intermediari, per facilitare il riesame delle pratiche. In un’ottica di mediazione fra sistema imprenditoriale e sistema bancario può essere letta anche la norma del decreto anticrisi del 2008 con cui sono stati disciplinati i c.d. Tremonti bond, che condiziona la concessione della liquidità alla firma da parte delle banche di un protocollo di intenti nel quale affermano la piena disponibilità al credito nei confronti delle PMI, ovvero a non diminuire le risorse finanziarie impegnate in questi finanziamenti rispetto all’ammontare dei crediti erogati nel biennio precedente.

Una valutazione approfondita di questi interventi è prematura. Appare evidente, peraltro, che i provvedimenti normativi descritti da ultimo presentano numerose ambiguità sul piano giuridico e difficoltà applicative, confermate dal mancato successo dei Tremonti bond e dalle difficoltà delle Prefetture di agire in un settore estraneo alle proprie competenze tradizionali, in assenza di poteri concreti; d’altro canto, non è possibile l’attribuzione di poteri effettivi di intervento di autorità pubbliche, quali i Prefetti, nell’ambito di una relazione negoziale di natura privatistica, come il rapporto di credito, perché non coerente con il funzionamento di un economia di mercato. I provvedimenti riconducibili al primo gruppo di strumenti, invece, potrebbero favorire in maniera concreta il credito alle PMI, facilitando l’avvio di una corretta relazione creditizia. Strumenti come il Fondo di garanzia, ovvero il Fondo di private equity, contribuiscono a rendere meno fragile la situazione patrimoniale e finanziaria delle imprese, così creando il presupposto per una valutazione positiva del merito creditizio ai fini della concessione dei prestiti.
  Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >