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INTERNET E NEUTRALIT└ DELLA RETE* E-mail
Concorrenza
di Innocenzo Genna
02 aprile 2010
altroconsumoLa neutralità della Rete Internet, un tema tradizionalmente riservato ai soli esperti della Rete, ha recentemente suscitato grande interesse presso la generalità degli internauti.
* Anticipazione da Consumatori, Diritti e Mercato

La neutralità della Rete Internet, un tema tradizionalmente riservato ai soli esperti della Rete, ha recentemente suscitato grande interesse presso la generalità degli internauti. Il motivo è da ricercare nel dibattito che, partito dagli Stati Uniti, è diventato particolarmente acceso in sede europea al momento della riforma del quadro regolamentare delle comunicazioni elettroniche (definitivamente approvata alla fine del 2009). Alcuni emendamenti, riguardanti la facoltà delle telcos di mettere in atto pratiche di “network management”, cioè di trattamento del traffico Internet, hanno suscitato forti preoccupazioni da parte di un vasto e variegato raggruppamento, comprendente tra gli altri associazioni dei consumatori, sostenitori dei diritti civili e gruppi libertari. E’ sorto il timore che la riforma europea avrebbe alterato le fondamentali caratteristiche di apertura e democraticità della rete Internet, trasformando quest’ultima in un ambiente in cui le telcos avrebbero fortemente limitato la libertà di navigazione degli utenti, fino ad impedire l’accesso a determinati servizi, contenuti ed applicazioni. Dal canto loro, le telcos hanno rigettato tali accuse, sottolineando che pratiche di network management sono sempre esistite e che, anzi, la Rete non potrebbe funzionare in assenza di tali interventi. Alcune telcos (in particolare i new entrants) ed i service providers hanno però paventato il rischio che il trattamento del traffico Internet possa mirare a rafforzare il potere di mercato delle imprese dominanti e verticalmente integrate, cioè gli operatori storici (come Telecom Italia nel nostro paese). Di qui la richiesta di specifiche regolamentazioni economiche oppure di interventi antitrust.
La contrapposizione tra le opposte posizioni è a volte più apparente che reale, ed in parte ingenerata dalla confusione che regna sul concetto stesso di Net Neutrality. Tale confusione è particolarmente accentuata nel campo dei difensori della Net Neutrality, fra i quali spesso non c’è chiarezza su come si sostanzi l’esigenza di neutralità. Il problema è che la neutralità della Rete di per sé non è mai esistita (nè mai esisterà, invero), giacché il trattamento dei pacchetti IP è pratica comune nel mercato e sempre accettata fin dagli albori di Internet. Il traffico IP viene infatti trattato dalle telcos per perseguire finalità varie, lecite se non addirittura necessarie per il buon funzionamento della Rete, quali la risoluzione delle congestioni di rete, la sicurezza dagli attacchi informatici, il controllo dello spam etc. In aggiunta a tali tipi di trattamento si stanno diffondendo pratiche di network management più marcatamente commerciali, aventi lo scopo di differenziare la qualità della connettività a seconda del tipo di servizio che si intenda supportare (si pensi all’IPTV o al VOIP). Si tratta di una evoluzione del mercato dettata dalla disponibilità di nuove tecnologie nonché dall’emergere di una domanda più sofisticata. Inoltre, pratiche di network management possono essere attuate per bloccare o filtrare servizi per scopi la cui liceità e opportunità deve essere valutata caso per caso. In alcuni casi si tratta di condotte imposte dalle autorità giudiziarie o di polizia (ad esempio il blocco a determinati website considerati illeciti) e non di pratiche commerciali delle telcos.
In sostanza, non ha senso battersi per mantenere assolutamente neutra la Rete Internet, giacchè tale caratteristica non è di per sé insita, necessaria o desiderabile per il sistema. Ciò che conta è mantenere libera ed accessibile la Rete alla totalità degli utenti ed degli operatori, e parimenti ai rispettivi servizi, contenuti ed applicazioni. Se neutralità deve essere, tale concetto non deve identificarsi con un teorico e discutibile trattamento uniforme dei pacchetti IP, bensì con i principi di trasparenza, apertura ed universalità della Rete. Questa è la problematica che meglio riflette le preoccupazioni, non solo potenziali, sul funzionamento e sul futuro di Internet. Per fare ciò occorre assumere un approccio bottom-up ed esaminare le varie pratiche di network management, valutandone liceità ed opportunità sulla base degli scopi e degli effetti. Tali pratiche non sono necessariamente illecite qualora siano messe in atto con finalità obiettive, non discriminatorie e senza alcun intento di escludere determinati utenti o servizi. Inoltre, gli utenti dovrebbero essere chiaramente informati dell’esistenza delle stesse, in particolare quando tali pratiche possano limitare l’accesso o la fruizione di determinati servizi.
Il livello di concorrenza del mercato della larga banda può avere un ruolo rilevante in questo contesto. Infatti, un mercato effettivamente concorrenziale porta a scoraggiare comportamenti illeciti o escludenti delle telcos dominanti, le quali potrebbero altrimenti essere indotte a bloccare servizi concorrenti al solo scopo di proteggere il proprio business consolidato (se pensi al blocco del VOIP da parte di alcuni operatori mobili oppure la degradazione del traffico P2P ad opera degli operatori via cavo). In una situazione di effettiva concorrenza tale rischi sono minimi, perché a fronte di una pluralità di ISP gli utenti possono cambiare fornitore (“to vote with their feet”) e così punire chi pone in essere pratiche di network management indesiderate o poco trasparenti. Si tratta però di uno stato di fatto da valutarsi con attenzione, perché l’effettiva concorrenzialità del mercato della connettività a larga banda non è scontata ma può essere messa alla prova da fattori involutivi, in primis la transizione delle reti tradizionali verso la fibra ottica.
Va da sé che il problema della Net Neutrality fosse dovuta alla semplice scarsità di banda e all’esigenza di evitare congestioni, il problema si risolverebbe attraverso maggiori investimenti in network e capacità.  E’ più semplice, anche se richiede tempo e risorse, costruire reti sovra-potenziate piuttosto che gestire differenti classi di servizio attraverso misure intrusive, impopolari e suscettibili di essere eluse dall’evoluzione tecnologica. Inoltre, il processo di digitalizzazione in corso, che incentiverà l’installazione di reti in fibra ottica, dovrebbe verosimilmente creare tale sovra-capacità, almeno nelle zone metropolitane. Tuttavia, non sempre è la scarsità di banda a creare le problematiche della Net Neutrality, bensì più frequentemente si tratta della necessità di salvaguardare modelli di business consolidati e profittevoli dall’insorgere di tecnologie e applicazioni concorrenti. In tali casi, la migliore soluzione per prevenire tali comportamenti è l’effettiva concorrenzialità del mercato dell’accesso a banda larga, sia esso fisso che mobile.
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