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La difficile missione della ricerca pubblica extra-universitaria in Italia E-mail
di Achille Pierre Paliotta
11 aprile 2016

La notizia della misurazione delle onde gravitazionali, tramite due interferometri gemelli (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory, LIGO), è stata annunciata, l’11 febbraio scorso, in contemporanea, in due conferenze stampa tenute simultaneamente negli Stati Uniti, a Washington, e in Italia, a Cascina (Pisa). La ricerca, pubblicata dal “Physical Review Letters”, è frutto della collaborazione scientifica LIGO e VIRGO, che fa capo allo European Gravitational Observatory (EGO), fondato dall’Istituto nazionale di fisica Nucleare (INFN) italiano e dal Centre national de la recherche scientifique (CNRS) francese. 

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Smartphone, tablet e rendimento scolastico. Un report sui ‘nativi digitali’ di una scuola siciliana E-mail
di Rosamaria Alibrandi, Massimo Mucciardi
15 giugno 2015
La rivoluzione digitale, per gli adulti, ha luci e ombre. Le giovani generazioni, invece, sono in grado di sfruttarne a pieno i vantaggi. I ‘nativi digitali’, fin da piccolissimi, usano i dispositivi mobili e sempre più presto ne diventano unici possessori. Per i genitori il problema diventa non tanto il generico controllo dell’accesso del minore a internet, ma della fruizione diretta e senza mediazioni della rete. 
Questa nuova ‘autonomia digitale’ si conquista sempre più precocemente; lo smartphone, in particolar modo, rappresenta nel contempo un’apertura verso ogni possibile pericolo e un’incredibile opportunità di crescita. Status symbol fra i ragazzi,  che sono ‘always-on’ in quanto sempre connessi alla rete, permette l’invio di immagini, video e informazioni i cui contenuti possono non essere appropriati, e una navigazione in rete libera, senza filtri, e, soprattutto, senza limiti.

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I rimedi contro il fuoricorsismo E-mail
di Francesco Pastore
15 giugno 2015

Il fuoricorsismo è un male ormai endemico della nostra università, affliggendo oltre il 40% dei nostri laureati e quindi una percentuale assai maggiore degli studenti che si iscrivono per la prima volta. Nell’edizione 2009 dell’Education at a glance, l’OCSE calcolava che il 55% degli iscritti all’università italiana abbandonano, più della metà.

Mi sono occupato del problema in diversi lavori precedenti (Aina, Baici, Casalone e Pastore, 2013; e Aina, Casalone e Pastore, 2015) che hanno trattato delle cause e delle conseguenze del fuoricorsismo, ma solo in modo sommario dei rimedi. Alcuni articoli usciti su lavoce.info hanno avuto una certa eco nel dibattito italiano sul tema [1]. A differenza dei precedenti, questo articolo è tutto incentrato sui rimedi, anche se per far comprendere come uno strumento possa incidere occorre richiamare alcuni concetti fondamentali sulle cause del fuoricorsismo.

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Università quasi gratuita? E-mail
di Paolo Silvestri
04 giugno 2015

Troppo spesso si scrive che l’università in Italia è quasi gratuita. Rifacendo i conti, per tenere conto che le università operano in regime di produzione congiunta e che il costo privato rilevante per la decisione d’investimento in istruzione non dipende solamente dal livello delle tasse universitarie, emerge un quadro diverso. È un vecchio problema, a cui si era cercato di porre rimedio con le riforme del diritto allo studio e delle tasse universitarie avviate a metà degli anni novanta, e che ora sta riproponendosi con forza, come mostra la sensibile caduta nel tasso di passaggio dei diplomati all’università.

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Il menù della "Buona Scuola": istruzioni per l'uso E-mail
di Fulvio Cortese
04 giugno 2015

L'attuale dibattito critico sull'approvazione, alla Camera, del ddl del Governo sulla "Buona Scuola", ora passato all’esame del Senato, suscita più di qualche riflessione. Gran parte delle doglianze che si sollevano nei confronti del ddl in questione sembrano inconsapevoli della circostanza che questo intervento normativo si muove, con spirito senz'altro più pragmatico che teorico, in un campo d'azione contingente ben preciso e sotto l'influenza di un disegno generale predefinito, per nulla inedito e largamente ispirato a valutazioni in parte già interne agli sviluppi consolidati della legislazione nazionale, in parte svolte a un livello differente da quello statale. 

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L’alternanza scuola-lavoro e la buona scuola E-mail
di Anna Orsi
04 maggio 2015

Il ddl. “La buona scuola” sembra optare per la valorizzazione di un sistema di alternanza scuola-lavoro, che dovrà coinvolgere non solo gli studenti degli istituti tecnici e professionali, ma anche quelli dei licei. È necessario ribadire che tale modello, non è un nuovo modello di apprendistato, ma un sistema di alternanza scuola-lavoro che somiglia un po’ al modello duale tedesco, plasmato, però, alla realtà italiana.

L’alternanza scuola-lavoro può essere il giusto ponte di collegamento tra la scuola e il lavoro e, se concepita bene, con alla base un effettivo sostegno statale anche a livello economico, è uno strumento in grado di ridurre la disoccupazione giovanile, ma soprattutto in grado di modellare l’offerta formativa in base alle esigenze delle imprese e all’andamento del mercato, basandosi proprio su un forte dialogo tra sistema di istruzione, imprese, famiglie, studenti e associazioni sindacali.

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Università e lingua degli insegnamenti: alla ricerca dell’autonomia smarrita E-mail
di Michele Giovannini
20 marzo 2015

La globalizzazione dei mercati ha avviato una profonda trasformazione del contesto entro il quale le università sono chiamate ad operare, spingendo il Legislatore all’adozione di misure dirette a sottrarre i nostri atenei al loro “splendido isolamento” e a favorirne l’integrazione con i sistemi universitari europei ed internazionali. Se da un lato, infatti, soprattutto nell’area delle cd. “scienze dure” il processo di integrazione tra comunità scientifiche è già oggi in stadio avanzato, dall’altro le politiche nazionali in materia di ricerca e formazione risentono ancora di una concezione che vede le singole realtà accademiche (ed il sistema che le esprime) slegate dal contesto europeo ed internazionale.  

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Ci sarà una rivoluzione tecnologica in Italia? E-mail
di Francesco Pastore
06 marzo 2015

Pur restando ancora una delle più basse nell’Unione Europa, la percentuale dei laureati in Italia è aumentata in modo significativo negli ultimi due decenni. Secondo l’ultima edizione di Education at a glance dell’OCSE, la quota dei laureati fra i giovani di età compresa fra i 25 e i 34 anni è più che raddoppiata, passando dal 10.5% del 2000 al 22.7% del 2013. La media OCSE del 2013 è di poco superiore al 40%.

Dovrebbe essere questa un’ottima notizia per il paese e per i giovani. Invece, l’espansione dei laureati sembra aver prodotto una forte delusione, forse anche dovuta alla contemporanea esplosione della crisi economica. 
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Verso un manifesto delle riforme condivise della scuola E-mail
di Francesco Pastore, Marta Rapallini
29 settembre 2014

É chiaro a tutti ormai che la missione della scuola non è più quella di fornire solo nozioni, ma competenze a tutto tondo e che la nostra scuola è impreparata  a farlo. Non ci meravigliamo allora se la nostra scuola è più classista di quella tedesca, dove si sceglie il percorso a 10 anni, ed esclude i più deboli più di quella statunitense, dove le tasse universitarie sono altissime. Smettiamola di parlare di flessibilità del mercato del lavoro e cominciamo a parlare di flessibilità della scuola!

Esiste ormai un near consensus fra le espressioni più vivaci e progressiste del mondo della scuola sul che fare, anche se restano ancora alcuni osservatori più tradizionalisti da convincere. È chiarissimo a chi conosce i problemi della scuola quali siano gli obiettivi prioritari, gli ostacoli e le risorse inutilizzate che gli ordinamenti attuali producono, gli strumenti e le riforme da realizzare, i risultati attesi. 

 

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Istruzione in Italia: tra esclusione e povertà educativa E-mail
di Mario Centorrino, Rosamaria Alibrandi
23 giugno 2014
Li chiamano i “drop out”. Il termine algido e tecnico sottende a un dramma reale, che si paga oggi e si pagherà con gli interessi in futuro: sono, rispetto al numero di studenti registrati all’anagrafe scolastica, i giovani che “cadono fuori” dalla scuola. Uno ogni 100 già tra i bambini che ogni anno iniziano la scuola primaria. Cinque su 100 si fermano alla licenza elementare; 32 lasciano dopo le medie, 17 non finiscono le superiori e altrettanti non arrivano alla laurea. L’Italia, con il 17,6% di ragazzi che abbandonano gli studi, è in fondo alla classifica europea, la cui media è pari al 14,1%.
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ORMAI L’OPERAIO VUOLE IL FIGLIO DOTTORE E-mail
di Stefania Gabriele
29 marzo 2013
laurea.jpgSi è letta sui quotidiani, recentemente, una notizia che non va sottovalutata, perché potrebbe avere conseguenze dirompenti sulla scuola italiana e in particolare sulle capacità del sistema di istruzione di promuovere la mobilità sociale. fb

 
QUALITÀ DELL’UNIVERSITÀ E SPENDING REVIEW E-mail
di Francesco Ferrante
15 febbraio 2013
universitaIl noto ritardo nella scolarizzazione della popolazione italiana si riflette fedelmente nella struttura dell’occupazione per titolo di studio: i dati disaggregati restituiscono un quadro preoccupante perché il deficit di laureati non si accompagna alla presenza tra gli occupati italiani di una quota più elevata di diplomati bensì di lavoratori in possesso della licenza media o di titolo di studio inferiore (35,8% per l’Italia contro il 13,5% della Germania e una media EU27 del 22%; tabella 1).
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