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di Annamaria Nifo
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21 maggio 2010 |
Quanto contano le caratteristiche strutturali dell’industria italiana, rispetto ai fattori territoriali e allocativi, nella competitività complessiva dell’economia italiana e nei divari di produttività esistenti tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno?
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di Maurizio Franzini
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14 maggio 2010 |
“Il tenore di vita del cittadino del Nord vale 26.714 euro, quello del
cittadino del Sud 30.138, circa il 13% in più. Conclusione: il divario
c’è, ma è a favore del Sud.”
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di Federico Lucidi
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30 aprile 2010 |
Tra le motivazioni addotte per spiegare la stagnazione della
produttività di cui l’economia italiana ha sofferto nell’ultimo
decennio, la questione territoriale è stata generalmente poco
considerata.
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di Luca Bianchi, Stefano Prezioso
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30 aprile 2010 |
Le politiche pubbliche a vantaggio del Mezzogiorno sono sempre più
guardate con diffidenza. Buona parte dell’opinione pubblica ritiene
infatti che il rendimento economico e sociale delle risorse pubbliche
impiegate in tale area è quanto mai ridotto.
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di Giuseppe Celi
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16 aprile 2010 |
Recentemente alcuni studi e/o rapporti di istituti di ricerca italiani - come la Svimez e la Banca d’Italia - hanno evidenziato come i flussi migratori interni al territorio italiano siano ripartiti in modo significativo negli ultimi anni. In particolare, l’emigrazione dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord ha rappresentato la parte più consistente di tali flussi.
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di Alberto Zazzaro
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12 novembre 2009 |
Attraverso la nascita della Banca del Mezzogiorno (la Banca), il Governo intende ridurre il divario tra le regioni del Centro-Nord e del Sud in merito al costo e alla disponibilità del credito bancario. Il tema è importante, ma per valutare il provvedimento occorre rispondere a una domanda preliminare. Perché le imprese del Sud incontrano maggiori difficoltà nell’accesso al credito?
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di Luca Murrau
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19 giugno 2009 |
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Per diversi anni il dibattito scientifico in Italia si è sviluppato attorno all’idea di quale fosse il "giusto" livello di differenziazione salariale tra Centro-Nord e Mezzogiorno, facendo perno sul presupposto, largamente condiviso, che fosse presente un differenziale salariale tra le due aree del Paese, benché fossero poco chiari gli ordini di grandezza del fenomeno. Questo nell’idea, specie dopo la fine delle "gabbie salariali, che il Mezzogiorno, in quanto area arretrata a bassa crescita avesse salari più alti di quelli che un'area con tali caratteristiche potesse permettersi.
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di Luca Bianchi
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21 maggio 2009 |
Si è affermato il convincimento che la crisi economica riguarda soprattutto il Centro-Nord. Un convincimento tanto diffuso e radicato quanto lontano dalla realtà. In realtà tutto il Paese è toccato da profonde difficoltà. Ciò che cambia è la struttura del mercato del lavoro e quindi la capacità di rappresentanza di coloro che dalla crisi vengono toccati. L’indicatore congiunturale maggiormente usato è quello dell’andamento della Cassa integrazione che però racconta solo una parte della storia del mercato del lavoro italiano, quella delle imprese di maggiore dimensione e quella dei lavoratori standard.
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di Gianfranco Viesti
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15 maggio 2009 |
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Negli ultimi mesi gran parte delle politiche di sviluppo territoriale del nostro paese sono state cancellate. Il Governo ha infatti operato tagli di grande rilevanza alle risorse disponibili, finanziando tutti i suoi interventi di politica economica attraverso l’utilizzo di disponibilità assegnate agli interventi in conto capitale, principalmente nel Mezzogiorno.
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di Stefano Prezioso
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27 marzo 2009 |
La globalizzazione e l’avvento dell’euro paiono aver prodotto, sull’industria meridionale, due effetti predetti tempo addietro da Krugman in casi analoghi: la concentrazione dei vantaggi comparati in limitati settori e un’accresciuta mobilità del fattore lavoro. Per contrastare tali tendenze è necessario una maggiore focalizzazione della policy su obiettivi specifici.
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di Luca Murrau
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05 marzo 2009 |
La maggior parte delle analisi sul Mezzogiorno tendono a considerare lo stesso una categoria analitica compatta, con il risultato che tutte le valutazioni di performance hanno un bias negativo in quanto tendono ad omettere la presenza di sistemi territoriali locali ad elevata competitività e dinamismo. In questa analisi si tenta di mettere in evidenza che una lettura analitica più attenta dei dati può invece portare a risultati contro intuitivi. L’idea di introdurre nell’analisi economica la categoria di un Mezzogiorno compatto e granitico (i primi meridionalisti) è funzionale ad una lettura dualistica dell’economia italiana.
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di Luca Bianchi
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30 ottobre 2008 |
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Mentre si procede speditamente verso un assetto maggiormente federale del nostro Stato, improntato anche nell’ultima bozza del Ministro Calderoli ad un forte regionalismo, il giudizio dei cittadini verso l’azione di governo svolta dagli enti regionali pare proprio negativo. Ne è un chiaro esempio il sondaggio condotto dalla società SWG nei giorni scorsi per il Corriere del Mezzogiorno su un campione di imprenditori delle regioni del Sud (il documento completo è disponibile sul sito www.sondaggipoliticoelettorali.it).
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