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Riforma del Terzo Settore e imprese sociali: una sfida che potrebbe aiutare i giovani del Sud E-mail
di Federica Roccisano
06 maggio 2016

I passi in avanti fatti in aula al Senato sulla Riforma del Terzo Settore ci dicono che oggi si sta vivendo un momento davvero positivo per il mondo del sociale e per il rafforzamento della cultura dell’economia sociale. Grazie alla riforma curata dal sottosegretario Bobba con l’apporto e la condivisione del mondo del Terzo Settore, infatti, finalmente viene conferito un ruolo centrale a chi opera nel terzo settore e soprattutto si interviene ridefinendo il ruolo di chi vi opera. 

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Postmeridionalismo. Esiste un’alternativa all'intervento straordinario? E-mail
di Francesco Pastore
10 febbraio 2016

Ad oltre un ventennio dalla fine dell’intervento straordinario per il Mezzogiorno, appare sempre più evidente che, come aveva previsto Augusto Graziani in un suo saggio del 2000, il Mezzogiorno è ancora più indietro di quando non era già, non importa quanto male congegnato e realizzato fosse quell’intervento. Se, alla fine degli anni Ottanta, il persistere dei divari del Mezzogiorno dal resto del paese era senz’altro una prova schiacciante del fallimento dell’intervento dello stato, in particolare dell’intervento straordinario e della Cassa del Mezzogiorno, ad oltre vent’anni dalla fine della Cassa, il crescente livello dei differenziali regionali dimostra che il libero mercato, da solo, non porta ad un loro assorbimento, quanto piuttosto ad un loro ulteriore allargamento. Il Mezzogiorno, ora, è tornato ad essere non più solo un bell’esempio di fallimento dello stato, ma anche di fallimento del mercato.

Questo importante cambiamento di sfumature si traduce, in termini scientifici, in una crisi dell’approccio liberale e nell’emergere sempre più pressante e convincente di teorie alternative dei divari geografici nel mercato del lavoro. 

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Riforme e risanamento vie d'uscita dalla recessione per la Sicilia E-mail
di Gaetano Armao
14 settembre 2015

Leconomia siciliana continua ad arretrare nel vortice della recessione. Il 'sistema Italia' consolida, invece, la lenta ripresa, già  partita quest'anno, e che si irrobustirà nel prossimo. Sono queste le convergenti conclusioni del "Rapporto sul Mezzogiorno 2015" della Svimez e del “Report Sicilia 2015″ della Fondazione Curella, presentate  alcune settimana fa, che registrano altresì per la Sicilia condizioni disastrate del mercato del lavoro ed il più alto rischio di povertà tra le regioni italiane (41,8%), mentre cresce esponenzialmente il divario in tutti i comparti, riducendo leconomia regionale ad uno stato comatoso.

 

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Migrazione nord-sud. È davvero troppo poca? E-mail
di Francesco Pastore
04 giugno 2015
Secondo autorevoli esponenti della nuova macroeconomia keynesiana di marca statunitense, la storia economica statunitense è costellata di rimonte all’apparenza impossibili da parte di alcune aree del paese a danno di altre e, di conseguenza, di un lento, ma continuo rimescolamento delle gerarchie della crescita locale. Il segreto del perfetto funzionamento dei meccanismi d’aggiustamento verso l’equilibrio nell’economia d’oltreoceano sarebbe la forte flessibilità salariale, favorita da sindacati debolissimi, dalla quasi assenza di contrattazione a livello centrale, dall’alta propensione alla mobilità da parte dei lavoratori. Uno dei motivi di interesse del caso americano è che il meccanismo di aggiustamento sia stato guidato da una continua migrazione di lavoratori piuttosto che di posti di lavoro. 
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The regional effects of the economic crisis in Europe E-mail
di Francesco Prota, Gianfranco Viesti
20 aprile 2015

Recently, the disparities among countries have increased significantly in the EU-15, due to the difficulties of the Eurozone periphery countries, but also disparities within the countries have followed the same pattern. Fiscal consolidation policies have been harsher in less developed regions, so increasing internal disparities among regions (and citizens). Recent Italian data clearly show that tax increases and expenditure cuts were both, simultaneously, stronger in the Italian Mezzogiorno than in the rest of the country, inducing a worse performance of this area in terms of GDP per capita and employment.

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Gli effetti delle manovre nel biennio 2014/2015: una valutazione territoriale. E-mail
di Stefano Prezioso
06 marzo 2015
Recentemente l’ISTAT ha rilasciato le nuove stime di Contabilità Regionale che, con riferimento al 2013, restituiscono una situazione che vede il paese ancora fortemente spaccato al suo interno: il Pil per abitante del Mezzogiorno è risultato pari, infatti, ad appena il 55% di quello del Centro-Nord. Un simile dato ha ovviamente dietro di sé una “lunga storia”, che chiama in causa molteplici cause. Ad ogni modo, gli ultimi anni sono stati profondamente segnati, sul piano della politica economica, da manovre di finanza pubblica molto ingenti; appare interessante avere un’idea di quale possa essere l’effetto di queste sull’evoluzione congiunturale del Pil delle due macroaree. 
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Fondi strutturali, opere pubbliche, Mezzogiorno. Dov’è il problema? E-mail
di Gianfranco Viesti
12 gennaio 2015

L’analisi dei dati di OpenCoesione mette in evidenza che il ritardo nella spesa dei fondi strutturali al Sud è interamente ascrivibile alla lentezza dei lavori pubblici – specie in Campania, Calabria e Sicilia -  che pesano molto di più che nel Centro-Nord sul totale delle risorse. Gli interventi finanziati dai fondi strutturali europei sono oggetto nel nostro paese di diversi articoli di stampa e di molti commenti.  Il tono comune è fortemente negativo: si lamenta l’incapacità di spendere queste risorse nel Mezzogiorno, ovvero la loro cattiva programmazione, con la conseguente dissipazione di risorse pubbliche (si vedano ad esempio gli articoli de La Repubblica del 7 luglio “Fondi europei: il grande spreco da 7 miliardi”, e del 16 ottobre 2014 “Il grande spreco dei fondi europei”). 

 

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Imparare dal passato per migliorare le politiche pubbliche. Il caso dei fondi europei 2014-20 E-mail
di Gianfranco Viesti
26 maggio 2014
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Le politiche di coesione europee in Italia rappresentano uno dei più interessanti paradossi del nostro tempo. Si tratta di interventi di grande rilevanza, sia per le loro dimensioni, sia per le loro tipologie di spesa: una delle pochissime politiche pubbliche – se non l’unica – volta oggi a sostenere il rilancio dell’economia italiana (ed in particolare degli investimenti) e a rafforzare strutturalmente le basi competitive delle imprese e dei territori, in tutto il paese. 
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L’agenda delle politiche di coesione per l’Italia E-mail
di Gianfranco Viesti
14 marzo 2014
money_flag_50x70.jpgL’agenda delle politiche di coesione che ha davanti a sé il nuovo Governo è particolarmente ricca ed interessante. È bene ricordare che non si tratta di interventi minori, ma di programmi che possono rappresentare – per il loro profilo quantitativo e qualitativo – un asse portante delle strategie di rilancio economico e sociale del paese; non si tratta quindi di controllare procedimenti burocratici, ma di compiere e attuare scelte politiche di grande momento, volte ad indirizzare verso priorità ben definite e con la massima efficacia le risorse disponibili, attraverso meccanismi che assicurino un sensibile miglioramento dell’azione pubblica. Eppure, l’interesse della politica per questi temi è quasi inesistente, e il dibattito, scientifico e giornalistico, distratto e fuorviante. fb

 
COSA RESTA DELLE POLITICHE PER IL MEZZOGIORNO A VENT’ANNI DALLA FINE DELL’INTERVENTO STRAORDINARIO? E-mail
di Francesco Prota, Gianfranco Viesti
16 marzo 2013
politiche mezzogiornoLo sviluppo del Mezzogiorno è ormai da tempo fuori del dibattito di politica economica nel nostro paese, così come è stato fuori dalla recente campagna elettorale, con i risultati che si sono visti.
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LA SICILIA SENZA SOLDI PUBBLICI POMPATI IN UN TUBO E-mail
di Mario Centorrino, Pietro David
28 settembre 2012
soldi pubblici siciliaLa crescita anche al Sud non nasce da soldi pubblici infilati nel tubo dal quale poi escono imprese e posti di lavoro. Ma invece – questo il messaggio di Monti lanciato in una sede storica per il dibattito sulla questione meridionale, la Fiera del Levante – da un’economia ed una società che funzionano.
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L’IMPATTO DELLE MANOVRE AL SUD E AL NORD E GLI EFFETTI DI DIVERSE OPZIONI DI POLICY E-mail
di Luca Bianchi, Stefano Prezioso
22 giugno 2012
manovre finanziarie1. Nel biennio 2010/2011 i conti pubblici sono stati oggetto di ripetuti interventi correttivi necessari a riportarli in linea con gli obiettivi programmatici definiti e concordati in sede europea. Dopo la manovra varata nel maggio del 2010 dal Governo Berlusconi, contenuta nel Dl 78/2010, negli ultimi sei mesi, in un contesto di crescente sfiducia da parte degli investitori internazionali, si sono succedute tre diverse manovre di correzione: a luglio, il Dl 98/2011, tra agosto e settembre il Dl 138/2011 e, infine, a dicembre, dopo la formazione dell’esecutivo Monti, il Dl 201/2011 (il cosiddetto “salvaItalia”).
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