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L’ECONOMIA GLOBALE DOPO LA CRISI. UGUALE A PRIMA, MA NON COME PRIMA? E-mail
di Andrea Fracasso
08 luglio 2009

economia_globale_fracasso.jpgCome sarà e come dovrebbe essere il mondo dopo la crisi economica e finanziaria? Se ne è discusso a lungo nell’ambito del workshop internazionale "The global economy after the crisis: macroeconomic and geopolitical implications", organizzato a Trento dal Dipartimento di Economia e dalla Scuola di Studi Internazionali dell’Università di Trento tra il 25 e il 27 giugno scorsi. Gli interventi dei relatori e i vivaci dibattiti da essi scaturiti non si sono concentrati sui piani di stimolo all’economia, sui dettagli delle proposte di riforma del sistema finanziario o sulla cronaca della crisi che occupano i giornali specialistici e non. 

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IL VERTICE DELL'AQUILA TRA ATTESE E OBIETTIVI REALISTICI* E-mail
di Raffaello Matarazzo
07 luglio 2009

g8_laquila_matarazzo.jpgNon sappiamo se il G8 dell’Aquila sarà l’ultimo vertice dei grandi del mondo a svolgersi in questo formato. È molto probabile, tuttavia, che quella in corso sarà l’ultima presidenza italiana di questo forum mondiale, almeno per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. Futuri allargamenti e riforme stanno infatti diventando sempre più urgenti e inevitabili. In un contesto così transitorio il vertice dell’Aquila verrà ricordato come un passo avanti sulla via dell’integrazione delle economie emergenti, ma non segnerà probabilmente un momento di svolta nel difficile processo di riforma della governance mondiale. 
*Articolo pubblicato anche su AffarInternazionali.it

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ECONOMIA FUTURISTA E-mail
di Roberto Tamborini
15 maggio 2009

tamborini_manifesto_futurista.jpgQuest'anno ricorre il centesimo anniversario della pubblicazione, su un quotidiano parigino, del Manifesto Futurista di Filippo Tommaso Marinetti. Vi si leggeva, tra l'altro, "la letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno".

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PIANO GEITHNER: LO STATO PUÒ FARE MEGLIO? E-mail
di Roberto Tamborini
07 maggio 2009

piano_geithner_tamborini.jpgNella scorsa Newsletter abbiamo visto che il Piano Geithner di acquisto dei titoli tossici delle banche americane con capitali misti pubblici e privati comporta molto probabilmente perdite a carico del capitale pubblico, ossia dei contribuenti. Lo Stato può fare meglio? La causa delle perdite attese a carico dello Stato (Tesoro e Fondo federale di assicurazione dei depositi) sta in uno schema di partecipazione in cui la parte pubblica assume la gran parte del rischio, conferendo sia capitale di rischio vero e proprio (al 50% con l'investitore privato) sia un prestito garantito che viene rimborsato solo nel caso in cui i flussi di pagamenti generati dal titolo tossico lo consentono.

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CHI GUADAGNA E CHI PERDE COL PIANO GEITHNER E-mail
di Roberto Tamborini
24 aprile 2009

piano_geitnner_tamborini.jpgIl Piano Geithner, l'attuale ministro dell'Economia dell'amministrazione Obama, è l'ultimo tentativo in ordine di tempo di congegnare un sistema di rimozione dei "titoli tossici" dalle banche americane. In precedenza furono lasciati cadere il Piano Paulson, il predecessore di Geithner, come pure l'ipotesi di un approccio "europeo" incentrato su una forte capitalizzazione pubblica, o nazionalizzazione, delle banche infette, circolata nel primo mese della presidenza Obama.

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IL GOVERNO USA “BUY AMERICAN”. E GLI ALTRI? E-mail
di Andrea Fracasso
05 marzo 2009

buy_american_fracasso.jpgLe norme "Buy American" contenute nel piano di rilancio dell’Amministrazione Obama hanno scatenato il dibattito sul rischio di un ritorno del protezionismo. Il tema è spinoso. Vediamo il perché. L’Amministrazione Obama ha finalmente portato in porto il programma di stimolo all’economia (Recovery and Reinvestment Plan) da 787 miliardi di dollari, dopo che il Congresso americano il 13 Febbraio ha trovato un accordo sui contenuti più controversi. In questa nota non entrerò nel merito delle misure prese dall’Amministrazione per rilanciare l’economia americana, e mi limiterò a una riflessione sulle discusse clausole "Buy American" contenute nel testo della legge.

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E ADESSO SPARANO SULLA CROCE ROSSA E-mail
di Roberto Tamborini
26 febbraio 2009

titoli di stato_tamborini.jpgL'ultimo fronte aperto dalla crisi finanziaria riguarda gli ingenti spread che i tassi d'interesse sui titoli di stato a lungo termine di diversi paesi dell'area euro stanno registrando rispetto al tasso di riferimento del Bund tedesco. L'entità e la natura del fenomeno, che non pare avere chiare ragioni fondamentali, sono altamente preoccupanti. Tutti i paesi europei sono impegnati in manovre fiscali di sostegno del sistema bancario e dell'economia. Nello scenario migliore, si avrebbe una forte inibizione dello stimolo fiscale collettivo necessario per superare la crisi. In quello peggiore, attacchi speculativi a catena, default sul debito di alcuni paesi, e una seria minaccia alla sopravvivenza dell'euro. Cosa fanno le istituzioni preposte a tutela della nostra moneta?

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IL DOPPIO PROFILO DELLA (RECENTE) CRESCITA DELLA CAMBOGIA E-mail
di Francesco Ramella
19 febbraio 2009

cambogia_ramella.jpgLa Cambogia rappresenta un caso emblematico delle ambivalenze della globalizzazione per le economie emergenti del Sud-est asiatico. A partire dalla fine degli anni Ottanta, il governo cambogiano ha avviato un processo di liberalizzazione e privatizzazione molto spinto. Che ha dato i suoi frutti, garantendo una robusta ed ininterrotta crescita economica. Questo processo, tuttavia, mostra un doppio profilo. Da un lato quello forte e carico di potenzialità redistributive di un benessere emergente. Dall’altro quello debole e socialmente squilibrato di un’economia dipendente dagli aiuti e dagli investimenti esteri, afflitta da un drammatico deficit di regolazione dello sviluppo.

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DOHA DEVELOPEMENT ROUND: LA VERA POSTA IN GIOCO E-mail
di Luca Salvatici
09 gennaio 2009
doha_round_wto_salvatici.jpgDopo sette anni di trattative l’esito finale del Doha Development Round, il grande negoziato multilaterale nell’ambito della World Trade Organization (WTO), è ancora avvolto nell’incertezza. I negoziati procedono a rilento, anche se non è facile capire quali siano i veri ostacoli al raggiungimento dell’accordo. Dopo il fallimento di Ginevra, lo scorso luglio, le trattative sono proseguite senza far emergere elementi di rilievo.
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DIS-ACCORDI DI CAMBIO: IL DOLLARO E GLI SQUILIBRI COMMERCIALI E-mail
di Andrea Fracasso, Stefano Schiavo
09 gennaio 2009

cambio_dollaro_fracasso.jpgLa presenza di ampi squilibri nelle partite correnti a livello globale continua a rappresentare un fattore di debolezza nel sistema economico mondiale. Il recente brusco deprezzamento del dollaro ha fatto riemergere tentativi di manipolare i cambi a fini competitivi, che possono aggravare la crisi in atto. Siamo di fronte ad un paradosso per cui i mercati non riescono a garantire l’assorbimento degli squilibri, ma una soluzione concordata a livello multilaterale è resa difficile dall’elevato numero di attori da coinvolgere.

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L’ECONOMIA MONDIALE MULTIPOLARE E I PAESI EMERGENTI* E-mail
di Paolo Guerrieri
19 dicembre 2008
cina.jpgDopo aver pienamente approfittato negli ultimi cinque anni della lunga fase di crescita dell’economia mondiale, le economie dei mercati emergenti sono oggi di fronte a quella che si profila come la peggiore recessione da decenni negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone.
*Articolo pubblicato anche su AffarInternazionali.it
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PAESI EMERGENTI, FMI E RIFORMA DELLA GOVERNANCE E-mail
di Andrea Fracasso
11 dicembre 2008

fracasso_fmi.jpgLa crisi economica e finanziaria si è estesa rapidamente dagli Stati Uniti al resto del mondo. Nessun paese è rimasto estraneo. Ciononostante molta stampa ha riservato relativamente poco spazio a quanto avvenuto nei paesi emergenti e in quelli più poveri. Questa scarsa attenzione discende probabilmente dall’idea che la crisi sia principalmente legata agli disequilibri dei paesi industrializzati.

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