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di Roberto Tamborini
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01 febbraio 2010 |
La ricerca della exit strategy dalle misure di emergenza fiscali e monetarie sarà il mantra del nuovo anno, e dei prossimi a venire. La storia c'insegna che il modo da cui si esce da una crisi può aprire la strada alla crisi successiva. L'esempio più recente è stata la via d'uscita dalla doppia crisi delle dot.com e dell'attacco alle Torri Gemelle.
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di Paolo Guerrieri
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27 novembre 2009 |
La crisi sta accelerando la ristrutturazione della mappa delle interdipendenze tra le principali aree economiche. L’idea di un "decoupling" dei paesi emergenti rispetto all’economia americana si è rivelata troppo ottimistica, come ha dimostrato l’impatto assai negativo della crisi su queste aree. Ma in un contesto di ripresa frenata da molti vincoli negli Stati Uniti e in Europa, la composizione della domanda e dei principali mercati di consumo nel mondo tenderà a cambiare radicalmente nel prossimo decennio, in seguito al contributo sempre più rilevante alla crescita globale fornito dai paesi emergenti, in primo luogo Cina, India e Brasile.
*Articolo pubblicato anche su Affarinternazionali.it
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di Andrea Fracasso
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18 novembre 2009 |
Quando nell’agosto 2007 la crisi finanziaria mondiale è scoppiata (peggiorando poi nel settembre 2008 a seguito del fallimento di Lehman Brothers), molti economisti hanno avanzato il merito di averla prevista, fremendo per una mescolanza di trepidazione e di malcelato compiacimento. Tra questi, come spesso rimarcato da Dominick Salvatore, non tutti avevano in realtà pronosticato la crisi che si è verificata nei fatti, in altre parole la crisi dei mutui subprime.
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di Elena Sciso
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16 ottobre 2009 |
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Il recente vertice del G20 di Pittsburgh ha segnato formalmente, quantomeno nelle dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti, il passaggio dall’era del G8 – gruppo informale delle principali potenze economiche, sorto negli anni ’70 su iniziativa degli Stati Uniti per fronteggiare una crisi del Fondo monetario internazionale (Fmi) – a quella del G20, una formula inaugurata a Berlino nel 1999, che riunisce accanto ai membri del G8 ulteriori 11 Stati dei vari continenti (Brasile, India, Cina, Messico, Argentina, Corea del Sud, Indonesia, Arabia Saudita, Turchia, Australia, Sud Africa) e l’Ue.
*Articolo pubblicato anche su Affarinternazionali.it
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di Paolo Guerrieri
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07 ottobre 2009 |
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È una svolta epocale quella annunciata dal presidente americano Barack Obama a conclusione del vertice del G20 di Pittsburgh: il G20 diverrà il nuovo direttorio dell’economia mondiale, mandando in pensione il G7/G8. L’annuncio è giunto a coronamento di un summit ricco di impegni e promesse da parte dei paesi partecipanti, cui nelle prossime settimane bisognerà iniziare a dare seguito. Questo passaggio dalle parole ai fatti è, tuttavia, quello che solleva i maggiori dubbi e incertezze.
*Articolo pubblicato anche su Affarinternazionali.it
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di Raffaello Matarazzo
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22 settembre 2009 |
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Altissima fiducia nella capacità di Obama di gestire la politica internazionale (91%), elevate aspettative che l’Unione europea assuma un ruolo di leadership nella gestione dell’economia mondiale (85%, la più alta d’Europa), insoddisfazione per quanto il governo italiano ha fatto finora per affrontare la crisi economica (il 60% ritiene che abbia speso troppo poco) e che questa possa essere risolta solo con riforme strutturali (88%, altro record europeo).
*Articolo pubblicato anche su Affarinternazionali.it
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di Salvatore Monni
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10 settembre 2009 |
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La crescita ha spesso conseguenze controverse, tanto più quando è tumultuosa come nel caso della Cina degli ultimi trent’anni. In questi tre decenni il tasso di crescita medio annuo nel paese è stato del 9,4% e, nonostante la crisi abbia colpito profondamente anche l’economia cinese, il tasso di crescita nel 2009 si aggirerà ancora intorno al 7,7% (previsioni Ocse del giugno 2009).
*Articolo pubblicato anche su AffarInternazionali.it
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di Emilio Barucci
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31 luglio 2009 |
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Come spesso succede quando le prese di posizione del Vaticano sono innocue, l’enciclica Caritas in Veritate di Papa Benedetto XVI è stata oggetto di un serrato confronto: uomini di fede e non, politici e commentatori dalle più diverse estrazioni si sono superati nel dichiararsi d’accordo con il Papa. Lascia sospetti questo pressoché unanime consenso: la Chiesa ha forse smesso di destare scandalo?
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di Andrea Fracasso
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08 luglio 2009 |
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Come sarà e come dovrebbe essere il mondo dopo la crisi economica e finanziaria? Se ne è discusso a lungo nell’ambito del workshop internazionale "The global economy after the crisis: macroeconomic and geopolitical implications", organizzato a Trento dal Dipartimento di Economia e dalla Scuola di Studi Internazionali dell’Università di Trento tra il 25 e il 27 giugno scorsi. Gli interventi dei relatori e i vivaci dibattiti da essi scaturiti non si sono concentrati sui piani di stimolo all’economia, sui dettagli delle proposte di riforma del sistema finanziario o sulla cronaca della crisi che occupano i giornali specialistici e non.
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di Raffaello Matarazzo
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07 luglio 2009 |
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Non sappiamo se il G8 dell’Aquila sarà l’ultimo vertice dei grandi del mondo a svolgersi in questo formato. È molto probabile, tuttavia, che quella in corso sarà l’ultima presidenza italiana di questo forum mondiale, almeno per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. Futuri allargamenti e riforme stanno infatti diventando sempre più urgenti e inevitabili. In un contesto così transitorio il vertice dell’Aquila verrà ricordato come un passo avanti sulla via dell’integrazione delle economie emergenti, ma non segnerà probabilmente un momento di svolta nel difficile processo di riforma della governance mondiale.
*Articolo pubblicato anche su AffarInternazionali.it
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di Roberto Tamborini
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15 maggio 2009 |
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Quest'anno ricorre il centesimo anniversario della pubblicazione, su un quotidiano parigino, del Manifesto Futurista di Filippo Tommaso Marinetti. Vi si leggeva, tra l'altro, "la letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno".
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di Roberto Tamborini
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07 maggio 2009 |
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Nella scorsa Newsletter abbiamo visto che il Piano Geithner di acquisto dei titoli tossici delle banche americane con capitali misti pubblici e privati comporta molto probabilmente perdite a carico del capitale pubblico, ossia dei contribuenti. Lo Stato può fare meglio? La causa delle perdite attese a carico dello Stato (Tesoro e Fondo federale di assicurazione dei depositi) sta in uno schema di partecipazione in cui la parte pubblica assume la gran parte del rischio, conferendo sia capitale di rischio vero e proprio (al 50% con l'investitore privato) sia un prestito garantito che viene rimborsato solo nel caso in cui i flussi di pagamenti generati dal titolo tossico lo consentono.
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