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ASPETTI CICLICI DELLE RECESSIONI E DELLA POLITICA FISCALE E-mail
di Bruno Chiarini
05 marzo 2009

recessione_chiarini.jpgLa recessione attuale può essere analizzata da diversi punti di vista. Dal punto di vista ciclico alcune caratteristiche delle fluttuazioni aggregate possono condurre a riflessioni più ponderate (e purtroppo più serie) sulla problematicità della crisi in atto. Un paper recente (Business Cycles in the Euro Area, di Giannone, Lenza e Reichlin) ha indagato su alcuni fatti stilizzati dell’area euro. Sono caratteristiche ben individuate dalla letteratura sul ciclo economico e, quindi, abbastanza robuste. Quelle che interessano questo contesto riguardano la relazione ciclica tra economia Usa ed economia europea e la rilevanza, per quest’ultima economia, degli shock idiosincratici (le singole politiche nazionali).

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PICCOLI INTERVENTI PER IL RILANCIO DELL’ECONOMIA E-mail
di Tom Joad
13 febbraio 2009

consiglio_dei_ministri_joad.jpgVenerdì scorso il CdM ha approvato un provvedimento di sostegno ad alcuni settori produttori di beni durevoli di circa 2 miliardi di euro. Alcune delle misure appaiono ragionevoli dal punto di vista dell’efficienza energetica e delle ricadute sul sistema produttivo nazionale senza essere discriminatorie. Altre sono più problematiche sotto almeno qualche aspetto rilevante. Nel complesso non sembra che il pacchetto possa avere un impatto significativo sulla domanda se non per i veicoli. Se fossero stati ascoltati gli appelli degli economisti per ridurre il debito in anni migliori potremmo permetterci qualcosa di più.

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MISURANDO LA RECESSIONE ITALIANA: LA RECESSIONE INDUSTRIALE* E-mail
di Stefano Fantacone, Antonio Murzi
30 gennaio 2009
produzione_industriale_fantacone.jpgL’economia italiana è entrata in recessione e per la prima volta la fase di contrazione del prodotto si protrarrà per almeno due anni consecutivi (2008 e 2009)(1). I precedenti episodi recessivi (1975 e 1993) erano rimasti invece circoscritti a un solo anno. Complessivamente, secondo le stime del Cer (che si collocano nella fascia alta dei previsori) la perdita di prodotto sarà di 2,6 punti percentuali; fu pari al 2,1 per cento nel 1975 e appena inferiore all’uno per cento nel 1993 (grafico 1).
*Articolo pubblicato anche su cer-online.it
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I RISCHI DI DEFLAZIONE E LE RISPOSTE DEI POLICYMAKERS E-mail
di Vincenzo D’Apice
16 gennaio 2009

crisi_economia_dapice.jpg

Anche se fino a pochi mesi fa il rialzo del prezzo delle commodities spingeva l’inflazione oltre il target di molte banche centrali, ora il rischio di uno scenario deflattivo è quello che più preoccupa i policymakers internazionali. Sulla base del modello descritto da Irving Fisher nel 1933(1), le forti perdite subite dagli intermediari coinvolti nella crisi finanziaria possono provocare una riduzione dell’offerta di credito che, accompagnata da un incremento dei tassi d’interesse di mercato, obbliga imprese e consumatori a ridurre il loro livello di indebitamento.
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LA DEFLAZIONE PROSSIMA (S)VENTURA? E-mail
di Antonio Ribba
16 gennaio 2009

bce_ribba.jpgNelle ultime settimane la possibilità di una deflazione è entrata nei radar dell’economia mondiale. Indubbiamente il rischio è presente ma, almeno al momento, non è elevato in quanto il calo dell’inflazione negli ultimi 5 mesi è da attribuire principalmente alla violenta caduta delle quotazioni di petrolio e di altre importanti materie prime. In una prospettiva di medio periodo,valutare le probabilità di deflazione equivale ad interrogarsi sulla efficacia delle risposte alla crisi mondiale finora offerte da governi e banche centrali.

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BREVETTI IN ITALIA. IMPRESE E TERRITORI DELL’ALTA TECNOLOGIA E-mail
di Carlo Trigilia, Francesco Ramella
12 novembre 2008

trigilia_brevetti.jpgGuardando ai dati dell’ultima European Innovation Scoreboard (2008), trova ampia conferma l’immagine di debolezza dell’Italia sul fronte dell’innovazione. Il nostro Paese si posiziona al 23° posto nella graduatoria dei 37 analizzati, con un punteggio (0,33) che lo colloca al di sotto della media europea (0,45) e a notevole distanza dalle realtà più avanzate. Ma è veramente realistica quest’immagine? Di solito si obietta che questo tipo di graduatorie tende a sottostimare sistematicamente la nostra capacità innovativa.

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IL "DECLINO" DELL'ECONOMIA ITALIANA: SOLO UN PROBLEMA DI OFFERTA? E-mail
di Paolo Piacentini, Stefano Prezioso
26 settembre 2008

declino1.jpgNel biennio 2006-2007 l’export italiano è tornato a crescere a tassi lievemente superiori a quelli registrati dal commercio mondiale. Nel quinquennio precedente, invece, si era assistito ad una situazione opposta, che aveva alimentato l’ampio dibattito sul "declino" italiano. Sebbene la recente ripresa dell’export segnali una rinnovata vitalità di almeno una parte del sistema produttivo, ciò non si è tradotto in un apprezzabile incremento di prodotto (e produttività). Sempre in riferimento all’ultimo biennio sono inoltre emersi dei rilevanti segnali che mostrano come anche il lato della domanda interna sia soggetto a crescenti difficoltà.

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RAPPORTO ISTAT: LO SFORZO DI DIRSI OTTIMISTI* E-mail
di Maurizio Franzini
29 maggio 2008

rapporto_annuale_istat.jpgIl Rapporto annuale dell’Istat ci restituisce l’immagine di un paese in difficoltà nell’assicurare benessere ai suoi cittadini. La crescita economica stagna, la produttività segue – da non breve tempo – andamenti assai preoccupanti, le disuguaglianze economiche sono elevate e con connotazioni specifiche nuove ma non incoraggianti. Lo sforzo, che si può leggere tra le righe del Rapporto, di individuare e valorizzare gli elementi positivi appare tanto generoso quanto poco convincente.
* Articolo pubblicato anche su l'Unità del 29 maggio 2008

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SALARI E PRODUTTIVITA': QUESTIONI DI EFFICIENZA E-mail
di Giuseppe Ciccarone, Enrico Saltari
02 aprile 2008

produttivitàCon questo intervento torniamo a occuparci della questione della politica salariale e del nesso tra salari e produttività. Quale politica salariale occorre perseguire per accrescere la produttività? Affrontiamo la questione guardando al settore dei servizi, non solo per la politica di incentivi che occorre adottare per ritrovare l’efficienza, ma anche per mostrare che è in questo settore che si determina la distribuzione del reddito e dove quindi occorre agire per far risalire i salari. Tocchiamo infine il problema di come ripartire i futuri aumenti di produttività tra salari e profitti.

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SALARI E PRODUTTIVITA': QUESTIONI DI EQUITA' E-mail
di Giuseppe Ciccarone, Enrico Saltari
27 febbraio 2008

salari e produttivitaIl dibattito su salari e produttività non distingue tra questioni di efficienza e di equità. Esse vanno invece tenute distinte. Vista la modificazione nelle quote distributive avvenuta dal 1992, prima di stabilire come ripartire i futuri aumenti di produttività si deve ricordare che lo spostamento a favore dei profitti è il risultato di un progetto di policy fondato su una promessa non mantenuta. Se non si può operare sulla distribuzione primaria, sarebbe equo compensare i lavoratori dipendenti per i sacrifici compiuti, agendo con la tassazione per favorire un aumento dei loro salari netti.

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