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Infrastrutture e politiche industriali nel Mezzogiorno E-mail
di Achille Flora
01 ottobre 2015

I segnali di ripresa dell’economia italiana, hanno suscitato speranze di un avvio dell’uscita dalla recessione. Vi contribuiscono fattori esterni positivi come le politiche monetarie espansive della BCE, la svalutazione relativa dell’euro e il calo del prezzo del petrolio. La speranza diffusa è che questi germogli investano anche l’area meridionale, per la quale, dopo l’allarme suscitato dalla SVIMEZ sulla “desertificazione industriale”, è stata annunciata l’elaborazione di un Masterplan d’interventi nel Mezzogiorno.

 

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La crisi di profittabilità dell’economia italiana E-mail
di Andrea Vaona
04 maggio 2015

L’articolo commenta la recente notizia che le società non finanziarie sono andate incontro ad un calo della quota dei profitti sul totale del prodotto. In questo contributo si discute la profittabilità del capitale in Italia e se ne offre una contestualizzazione di lungo periodo, analizzandone le dimensioni aggregata, settoriale, territoriale e di genere. Si conclude con alcune implicazioni per le politiche macroeconomiche, industriali e di genere nel nostro paese.

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La Cina è vicina? E-mail
di Anna Carbone
20 aprile 2015

La Cina è diventata sotto tutti i riguardi un colosso commerciale nei mercati agroalimentari mondiali grazie a tassi di crescita elevatissimi delle sue importazioni ma anche per via del potenziale produttivo che si rafforza sempre più. La crescita del reddito procapite dei cinesi stimola non solo maggiori acquisti in quantità ma anche la ricerca di un’offerta differenziata e di elevata qualità. In questo contesto crescono le opportunità per l’eccellenza enogastronomica italiana. Una chance che le nostre imprese sembrano cogliere anche se non fino in fondo.

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La ripresa economica e la politica industriale e regionale in Italia e Europa E-mail
di Maurizio Baravelli, Marco Bellandi, Riccardo Cappellin, Enrico Ciciotti, Enrico Marelli
12 gennaio 2015

Molti economisti sono convinti che la recessione e stagnazione sono il risultato di politiche o inefficaci o sbagliate e comunque da cambiare. Al fine di avviare una ripresa rapida e soddisfacente dell’economia italiana ed europea, le politiche fiscali o monetarie da sole, specialmente come sono state attuate in Italia e nell’Eurozona negli ultimi anni, si sono dimostrate inefficaci e devono essere integrate con le politiche regionali e delle infrastrutture e con le politiche di sviluppo industriale. 

Il  deficit annuale di investimenti sia privati che pubblici, nel 2013 rispetto al 2008, era in Europa di circa 370 miliardi di euro e in Italia di circa 85 miliardi  di euro per anno. 

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Una Legge di Stabilità per la crescita? E-mail
di Giuseppe Ciccarone, Enrico Saltari
24 novembre 2014

La bozza del “Documento di Economia e Finanza 2015” consegnata alla Commissione Europea dal Governo italiano sembra rispondere a un disegno generale di rilancio della crescita incentrato sul mercato, in assenza di un piano generale di politica industriale e di incentivi mirati. Gli effetti previsti dal Governo per le misure a carico del bilancio pubblico sono molto limitate rispetto ai costi sostenuti, mentre quelli delle riforme (“strutturali”) non onerose non appaiono sempre plausibili. Ciò solleva dubbi sulla possibilità che la manovra di politica economica risulti effettivamente in grado di far ripartire la crescita della nostra declinante economia.

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Il premio Nobel a Jean Tirole E-mail
di Salvatore Piccolo
27 ottobre 2014

Il premio Nobel assegnato a Tirole fornisce un nuovo stimolo all’economia industriale e induce gli addetti ai lavori a riflettere sulle nuove sfide per la teoria della regolamentazione. Il premio Nobel per l’Economia è stato assegnato quest’anno a Jean Tirole (Toulouse School of Economics). L’Accademia svedese ha motivato la decisione alla luce dei contributi che Tirole ha offerto alla teoria della concorrenza imperfetta e, in particolare, alla teoria della regolamentazione (per la quale è doveroso ricordare anche il fondamentale contributo di Jean-Jacques Laffont, mancato prematuramente). 

 

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Austerità e crescita. Lo stato della (dis)Unione E-mail
di Roberto Tamborini
29 settembre 2014

In Europa tutti sono a favore della crescita, medicina di tutti i nostri mali. Ma secondo Daniel Gros, noto economista molto addentro alle cose europee, stiamo assistendo alla contrapposizione inconciliabile di due visioni delle politiche economiche per uscire dalla crisi. Ne sa qualcosa Matteo Renzi. Quanto meno c'è una grande confusione (in buona fede?) intorno alla querelle su austerità e crescita. La confusione non aiuta a valutare lo stato della malattia, né a individuare la giusta terapia.

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Congiuntura, politica industriale e concertazione E-mail
di Leonello Tronti, Paolo Borioni
07 agosto 2014

Fortunatamente, come presagito nel DEF, il dato migliore della congiuntura attuale è la notevole ascesa delle esportazioni nette (o saldo commerciale). Nonostante la recessione, dal terzo trimestre 2011 le esportazioni italiane hanno superato le importazioni, e dalla prima metà del 2012 il saldo tra esportazioni e importazioni raggiunge livelli assai maggiori di quanto avveniva prima della crisi. Si tratta di un risultato indubbiamente importante anche se, nonostante la forte crescita, vale ancora il principio che una piccola coda non può muovere un grosso elefante: l’incidenza del saldo commerciale sul Pil resta infatti al 4%, una quota decisamente troppo piccola per riuscire a trainare l’intera economia.

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Ormai siamo tutti d’accordo: bisogna far crescere la produttività. Sì, ma come? E-mail
di Giuseppe Ciccarone, Enrico Saltari
09 giugno 2014
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Negli ultimi giorni, Istat, Banca d’Italia e Ministro dell’Economia hanno identificato nella stagnazione della produttività il malanno principale che affligge la nostra economia, con le prime due istituzioni inclini a individuarne una causa importante nel deficit di investimenti registrato da tempo nel nostro Paese, in particolare di quelli innovativi. A questa importante convergenza analitica non ha però fatto seguito alcuna proposta concreta sulle politiche da attuare per invertire la rotta e accrescere gli investimenti, siano essi pubblici o privati, italiani o europei.
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A rischio distruzione il capitale fisico del nostro sistema produttivo E-mail
di Enrico Martini
28 aprile 2014
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Dal 2008 a oggi si è registrato un crollo degli investimenti fissi lordi nelle principali economie europee, che ha interessato in misura più preoccupante l’Italia, i cui investimenti nell’ultimo anno non sono stati sufficienti a sostituire il capitale fisico obsoleto.
Le imprese del manifatturiero negli ultimi cinque anni hanno distrutto parte del proprio capitale fisso. In crisi alcuni comparti tradizionali quali il Tessile-Abbigliamento-Calzaturiero, l’industria meccanica, il mobiliero, e anche un comparto altamente innovativo come quello dell’elettronica.
Un ritorno alla crescita degli investimenti non può prescindere dal progresso del sistema finanziario. Per le PMI si deve puntare su strumenti finanziari innovativi come i minibond.

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Piccoli passi per una politica industriale E-mail
di Francesco Silva, Gianfranco Viesti
22 aprile 2014
gn_50x70.jpgLa discussione sulla politica industriale (p.i.) è molto viva in Europa, oltre che negli altri paesi, avanzati ed emergenti. É bene che lo sia anche in Italia, ma è bene che parta anche da alcune riflessioni sia sul passato sia sulle condizioni che oggi possono renderla più o meno efficace.  fb

 
Di quanto si è ridotta la quota dei redditi da lavoro nell’economia italiana? E-mail
di Giuseppe Ciccarone, Enrico Saltari
14 aprile 2014
euro_calcNegli ultimi anni, e da più parti, si è dibattuto a lungo sull’andamento della quota distributiva dei redditi da lavoro. Se si considera il ventennio 1992-2012, questa quota ha subito una netta flessione. Utilizzando i dati resi disponibili dall’Istat, nel 1992 i redditi da lavoro rappresentavano il 72% del valore aggiunto; intorno alla metà degli anni 2000 hanno subito un calo di circa 8-9 punti percentuali, attestandosi attorno al 64%; dopo una lieve risalita, nel 2012 erano pari al 67% del valore aggiunto. Nell’arco del ventennio la quota dei redditi da lavoro è dunque diminuita di 5 punti percentuali. fb

 
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