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La costituzionalizzazione degli standard della spesa pubblica locale E-mail
di Franco Osculati
24 febbraio 2016
Se dal totale della spesa pubblica italiana togliamo interessi e previdenza, di quel che resta il 47% è spesa centrale e il 53% è locale. Quantità e, inevitabilmente, qualità delle erogazioni e dei servizi degli enti territoriali rimangono questioni di grande rilevanza che la teoria del federalismo fiscale consegna soprattutto a meccanismi (rappresentavi o diretti) di scelta democratica applicati attorno alle compatibilità finanziarie autonome, nel rispetto dei vincoli macroeconomici. In Italia, però, l’autonomia tributaria è tornata ad essere vista con fastidio, come dimostrano l’annullamento dell’imposta immobiliare sulla prima casa e il ridimensionamento e snaturamento dell’Irap. Con Ici (poi Imu e successive denominazioni) e Irap nel corso degli anni ’90 si disegnò un sistema tributario accettabilmente decentrato e trasparente. Ora la tesi più diffusa e l’inerzia normativa che ne discende sembrano voler affidare il timone della spesa pubblica locale agli “standard”.       
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Il concorso del governo locale alla Sostenibilità del Debito Pubblico E-mail
di Massimo Bianco, Antonio Troisi
20 ottobre 2015

L’approssimarsi della  Legge di Stabilità 2016 ha riacceso le discussioni sulle modalità di attuazione dell’ articolo 12  legge n.243/2012 che impone, a tutti i livelli di governo locale, l’obbligo di contribuire  alla Sostenibilità del Debito Pubblico. La soluzione è indicata dal comma  4 art.3  legge n.243/2012 che  indica, come metodo ,quello di tener conto   dei riflessi finanziari delle riforme strutturali sull'effettivo contributo alla riduzione del Debito. Poichè l’unica riforma strutturale, rilevante  ai nostri fini  è quella dei poteri locali ,realizzata dalla legge n.56/2014, è necessario verificare  se  possa risolvere il  problema posto dal citato art. dodici.

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L’esagerato equilibrio dei bilanci locali E-mail
di Franco Osculati
20 ottobre 2015

Si discute se, come e in che misura un governo federale o centrale (lo Stato) possa indebitarsi, riducendo le imposte e aumentando le spese, al fine di superare una fase economica avversa. Non è però possibile impedire ai governi locali di accendere mutui per finanziare spese in conto capitale. Un Comune anche di consistenti dimensioni costruisce, se va bene, una scuola ogni trent’anni o uno stadio ogni due o tre generazioni: impensabile finanziare con entrate correnti. Inoltre, in Italia, non sempre si fa scuola in aule sicure, mancano ancora molti depuratori, le strade attendono da decenni nuovo asfalto e quando piove succede di tutto. Necessario o opportuno fissare un limite al debito pubblico locale, ma si è esagerato. Vedi la legge 243/2012.

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Renzi, la sinistra e le tasse E-mail
di Roberto Tamborini
01 ottobre 2015

Durante l'estate Renzi ha annunciato l'abolizione dell'imposta sulla prima casa, perché “le tasse in Italia sono troppo alte” e “ridurre le tasse è di sinistra”. Il senso economico dell'ennesimo intervento in questo settore è, quanto meno, controverso, come segnalano anche i commenti non positivi della Commissione europea. Ma per Renzi si tratta innanzitutto di un cavallo di battaglia della destra italiana che egli vuol cavalcare secondo la sua strategia di andare ad occupare quello spazio politico, e sul quale buona parte della sinistra invece non vuol salire. La sinistra moderna e vincente del XXI secolo deve tagliare le tasse? E quali?

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Fare le riforme vere. La tassa dell’Europa E-mail
di Franco Osculati
14 settembre 2015
Se due o più entità statali simili e non uguali, per indici economici e altro, mettono insieme la moneta non annullano le differenze ma possono, e devono, ridurre i rischi. Non si sa mai come andrà in  futuro. Potranno esserci alti e bassi ma non per tutte. Alcune attraverseranno momenti di difficoltà che altre sapranno evitare. E allora è meglio stipulare un’assicurazione contro la congiuntura avversa. E’ l’abc del federalismo, che però non ignora la distribuzione dei redditi. Il federalismo è l’ovvia soluzione ai problemi della Zona euro. 
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“We cannot win the future with the tax rules of the past” E-mail
di Giuseppe Marino, Daniele Russetti
20 marzo 2015
In data 2 febbraio 2015, la Casa Bianca ha pubblicato il c.d. Budget Document – Fiscal Year 2016, documento di natura programmatica ove sono elencati e spiegati, punto per punto, tutti gli obiettivi che il Governo degli Stati Uniti d’America cercherà di realizzare nel prossimo decennio. Si tratta di un atto estremamente interessante in quanto non è il solito paper infarcito di parole roboanti con l’intento ultimo di creare belle ma inutili speranze ma, anzi, si presenta come analisi dettagliata, soprattutto in termini economici, della situazione attuale e di quella che dovrebbe caratterizzare il Paese a stelle e strisce al termine del 2025. 
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E’ il momento della carbon tax E-mail
di Franco Osculati
23 febbraio 2015

Forse sarebbe eccessivo parlare di un “dividendo” addirittura triplo, ma è certo che gli elementi a favore dell’introduzione della “carbon tax” sono importanti e numerosi come non mai. Essa consentirebbe di mantenere e accentuare gli incentivi alla sostenibilità ambientale e di finanziare interventi favorevoli allo sviluppo. Senza effetti collaterali significativi.  A Parigi, in dicembre, nuova conferenza sul cambiamento climatico. Non presentiamoci a mani vuote.  

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La leva fiscale di Obama per rilanciare classe media e sviluppo. La centralità dell’istruzione. E-mail
di Renata Targetti Lenti
23 gennaio 2015

“What I offer tonight is a set of concrete, practical proposals to speed up growth, strengthen the middle class, and build new ladders of opportunity into the middle class”. Il discorso annuale sullo stato dell’Unione, che Obama ha tenuto lo scorso 20 gennaio, è pervaso di ottimismo. Respinge il tabù della progressività delle imposte e apre le porte ad una società più inclusiva. L’accesso all’istruzione di base e superioreè tra le massime priorità.  

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Redistribuire costa? E-mail
di Franco Osculati, Renata Targetti Lenti
12 gennaio 2015

Contrariamente alle attese e agli auspici manifestati quarant’anni fa da importanti economisti del tutto rispettosi della funzione del mercato, la povertà non è stata debellata neppure in società ricche come la nostra o come quella americana. E’ ormai accertato che eccessive diseguaglianze di reddito e di patrimonio nuocciono alla crescita del Pil convenzionalmente misurato. Se rimaneva il dubbio che le politiche di redistribuzione in sé rischiano di rallentare la crescita, si deve ritenere che, nell’ampio arsenale di misure possibili, tante possono essere attuate senza generare contrasti insormontabili tra gli obiettivi dell’etica e le regole dell’efficienza.         

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La voluntary disclosure per il rientro dei capitali dall’estero: la fine di un’epoca? E-mail
di Giuseppe Marino, Daniele Russetti
12 gennaio 2015

Dopo più di un anno dall’avvio delle discussioni in materia di rientro dei capitali illecitamente detenuti all’estero, il Senato ha approvato la versione definitiva della norma che dà il via libera alla voluntary disclousure, oltre ad introdurre la fattispecie penale del c.d. auto-riciclaggio. In sostanza, tale provvedimento normativo propone a chiunque abbia nascosto patrimoni all’estero, ma anche in Italia, di autodenunciarsi in cambio di sconti su sanzioni e pene. Una montagna di denaro nascosto al Fisco che, per quanto riguarda la parte depositata nei caveau oltre confine, la Banca d’Italia stima essere circa di 300 miliardi di euro, il 20% del PIL italiano.

Ma come funzionerà il tutto?

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Caso LuxLeaks: la rincorsa delle tasse tra esigenze di trasparenza e bramosie di opacità E-mail
di Giuseppe Marino, Giorgio Beretta
09 dicembre 2014

In principio fu Wikileaks. La madre di tutte le “fughe di notizie” dell’epoca contemporanea, capace di trasformare, nell’autunno del 2010, la rivelazione tramite il web di migliaia di documenti segreti in un grande happening da servire sul proscenio mondiale. A stretto giro, con dinamiche per certi aspetti simili, si sono poi materializzati gli scandali legati alla National Security Agency (NSA), e perfino quelli che hanno osato varcare le ovattate pareti delle stanze vaticane, ribattezzati con il nome di Vatileaks. Ebbene, voilà: ora anche il “tax” ha i suoi “leaks”.


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Riforma fiscale dove sei? E-mail
di Giuseppe Marino
24 novembre 2014

A distanza di otto mesi dall’adozione della Legge n. 23/2014, recante la delega al Governo per un fisco più equo, trasparente ed orientato alla crescita, non vi è ancora traccia dei principali decreti legislativi con cui procedere alla revisione del sistema fiscale. E ciò nonostante la previsione, in chiave di sollecitudine, per cui ogni quattro mesi «il Governo riferisce alle Commissioni parlamentari competenti per materia in ordine alla attuazione della delega». La data di scadenza, ormai quasi alimentare, è il 12 marzo 2015.

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