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Martin Lutero e il Marchese del Grillo E-mail
di Francesco Pastore
23 febbraio 2015

Sono i giorni della fermezza della Grecia. Il neo-ministro greco delle Finanze, Yanis Varoufakis ha appena dichiarato che non accetterà la proposta della Troika. Quella proposta si fonda su un dato di fatto falso: il PIL greco sarebbe cresciuto secondo la Troika in termini reali, ma questa, a suo dire, è solo un’apparenza. Il PIL nominale si è ridotto, in realtà, ma sembra aumentare in termini reali solo a causa della deflazione dei prezzi che corre ad un ritmo ancora superiore a quello del PIL. Insomma, la domanda aggregata in Grecia, i consumi e quindi anche il reddito continuano a languire, non aumentano. Questo per Varoufakis è la dimostrazione più evidente che la ricetta della Troika per superare la crisi greca è fallita.

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Il gioco in corso nell’Eurozona E-mail
di Francesco Farina
23 febbraio 2015
La debolezza delle istituzioni dell’Eurozona ha anche la conseguenza di esaltare le personalità, invece dei luoghi deputati a prendere le decisioni. Piuttosto che l’Eurogruppo, formato dai ministri dell'Economia e delle Finanze degli Stati membri dell’Eurozona, come protagonisti dell’ennesima crisi europea troviamo Angela Merkel e Yannis Varoufakis. Un “tavolo intergovernativo” davvero inedito: Davide e Golia. La guerra di nervi ingaggiata da Germania e Grecia ha una posta in gioco molto alta: l’eventuale uscita della Grecia dall’euro, con le inevitabili ripercussioni economiche e politiche che si propagherebbero con esiti imprevedibili all’interno dell’Eurozona. Con queste premesse, il confronto fra i due contendenti è stato definito da Paul Krugman nel suo blog un esempio di Chicken Game.
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La breccia nel Muro. La BCE alla prova del Quantitative Easing E-mail
di Roberto Tamborini
09 febbraio 2015

Il 21 gennaio è ufficialmente iniziato il programma di "Quantitative Easing" da parte della Banca centrale europea, e con esso è terminato il regime di "austerità monetaria" della Zona Euro. L'annuncio ha suscitato vasta approvazione al di fuori della Germania. Ma di cosa si tratta veramente?  Timori e critiche tedesche sono giustificate? Avrà gli effetti sperati in favore della ripresa economica?

Cos'è il QE?

QE è un termine introdotto nel gergo bancario dalla Riserva federale americana in occasione della sua prima ondata di "politiche monetarie non convenzionali" tra 2008 e 2009. Non è facile tradurlo in italiano, ma si potrebbe dire "espansione quantitativa dell'offerta di moneta". Si tratta di operazioni di vario genere che hanno in comune l'effetto di creare moneta mettendola direttamente sui conti delle banche affinché queste la trasformino in finanziamenti al resto dell'economia. 

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Un’inversione di tendenza in Europa E-mail
di Gianni Pittella
09 febbraio 2015

Si potrebbe dare fiato alle trombe. Ma non lo facciamo. Vogliamo solo salutare, con un pizzico di legittima soddisfazione, quel che è avvenuto in sede europea dopo tanto parlare, in questi ultimi mesi, della battaglia tra austerità e crescita. La Commissione Juncker ha mantenuto la promessa e ha consegnato la sua “Comunicazione” sul famoso fondo europeo per gli investimenti strategici (http://europa.eu/rapid/press-release_IP-15-3222_fr.htm). É significativo che ciò sia avvenuto nel giorno di chiusura del semestre di presidenza italiana a poche ore dal resoconto svolto nell’aula di Strasburgo dal presidente Renzi. Ed è importante che la politica di flessibilità possa tagliare oggi un importante traguardo. A dimostrazione che le battaglie politiche condotte con convinzione e fermezza si possono vincere.

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L'Italia chieda una “Bretton Woods” per l'eurozona E-mail
di Leonardo Becchetti, Roberto Cellini, Paolo Pini, Alberto Zazzaro
27 ottobre 2014

La politica europea di austerità ha chiaramente fallito non solo in termini di rilancio della crescita e dell’occupazione ma anche nel perseguire la sostenibilità dei conti pubblici nella misura in cui, stando ai dati attualmente disponibili, diversi paesi presentano dinamiche del debito insostenibili e in forte crescita. Per questo motivo assieme a oltre 300 economisti/accademici chiediamo al premier Renzi un’iniziativa politica “alta” per salvare l’Europa dai rischi di disgregazione e l’Italia da una recessione prolungata che rischia di aggravarsi ulteriormente con effetti drammatici per le generazioni immediatamente future. Per tale ragione proponiamo una conferenza internazionale per discutere e costruire nuove regole e per andare oltre l’Europa della moneta e riavviare concretamente il progetto federalista.

Di seguito alleghiamo il testo dell’appello che può essere sottoscritto al sito http://www.change.org/p/presidente-di-turno-nel-semestre-europeo-l-italia-chieda-una-bretton-woods-per-l-eurozona

 

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Oltre la flessibilità: Dai parametri di Maastricht a quelli di Europa 2020 E-mail
di Francesco Pastore
28 luglio 2014

In questi giorni, il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il Presidente del gruppo europeo dei Socialisti e Democratici, Gianni Pittella, hanno chiesto all’Unione Europea e al capo di stato tedesco, Angela Merkel, di superare il trattato di Maastricht nel senso di offrire ai capi di stato dei paesi più in difficoltà una maggiore flessibilità nell’applicazione dei parametri di stabilità finanziaria. In particolare, Pittella ha condizionato all’accettazione di questo punto il voto favorevole del Partito dei Socialisti e Democratici europei alla designazione di Jean-Claude Junker alla carica di Presidente della Commissione Europea.

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L'Europa in stallo. Qual è la prossima mossa? E-mail
di Francesco Farina, Roberto Tamborini
23 giugno 2014

Dopo il voto del 25 maggio, l'Unione Europea rimarrà imbrigliata nello status quo, o farà una mossa per recuperare la legittimazione democratica che sta venendo meno? E in quale direzione: più o meno sovranità nazionale, più o meno integrazione sovra-nazionale? Alla vigiliua del semestre italiano alla guida dell'Unione, che nel gergo politico nostrano si annuncia come "costituente", offriamo ai lettori la nostra previsione sull'esito probabile, e una proposta per trasformarlo da un rischio in una opportunità.

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Un semestre italiano riformista? Il nodo dei diritti sociali in Europa E-mail
di Silvana Sciarra
09 giugno 2014
flags.jpgIl semestre europeo a guida italiana, ormai prossimo all’inizio, ci riporta all’eterno dilemma del riformismo. Stretti fra l’urgenza di un avvio sollecito e l’ansia del lungo periodo, i riformisti devono saper scegliere le priorità e le mosse per renderle concrete. Le questioni istituzionali sono indiscutibilmente al centro, anche perché questa volta, sulla scorta di una Raccomandazione della Commissione europea del marzo 2013, i partiti politici europei hanno reso visibile agli elettori la loro dimensione sovranazionale e democratica, indicando il candidato alla Presidenza della Commissione e dunque segnando, non sempre in modo inequivocabile, il nesso fra strategie nazionali e sovranazionali.  fb

 
E se la Corte costituzionale tedesca avesse ragione? E-mail
di Francesco Farina, Roberto Tamborini
19 maggio 2014
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L'appello diretto alla Corte costituzionale tedesca di un  gruppo di cittadini contro i recenti dispositivi di politica monetaria introdotti dalla Banca centrale europea, e la relativa sentenza, costituiscono un importante precedente. Cosa succederebbe se d'ora in poi tutti gli Stati si sentissero legittimati a chiamare in giudizio le istituzioni economiche europee qualora ritenessero che le loro azioni o prescrizioni violassero le loro prerogative costituzionali?
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Urgenti problemi di governance economica dell’Unione Europea E-mail
di Sebastiano Fadda
12 maggio 2014
334989_4245.jpgÈ sconsolante vedere come la stampa italiana (peraltro giustamente e vergognosamente classificata dagli organismi internazionali nelle posizioni più basse per quanto riguarda il suo grado di libertà) spinga l‘opinione pubblica verso una crescente banalizzazione dei temi della politica economica italiana ed europea e verso una diligente ignoranza delle opinioni non conformiste.  fb

 
La padella ustiona meno della brace. Perchè l’Italia non deve uscire dall’euro E-mail
di Marcello Messori
14 aprile 2014
ita_ue_50x70I vantaggi e gli svantaggi, che l’economia italiana e quella di altri Stati membri ‘periferici’ otterrebbero se uscissero dall’area dell’euro, non sono simmetrici a quelli derivanti da una loro permanenza in quest’area. Le ragioni della asimmetria sono, almeno, due.  fb

 
Le spine del Fiscal Compact sono tante e appuntite E-mail
di Roberto Tamborini
14 aprile 2014
european_central_bankAntonio Ribba (Nel Merito 31 marzo) ha provato con molta perizia a "interpretare" i nostri obblighi verso il Fiscal Compact. Qual è il messaggio? In fondo non ci vengono richiesti troppi sacrifici e li possiamo fare? Il Fiscal Compact è irriformabile, meglio non creare problemi più grandi di noi, ma con la benevolenza tedesca cercare nelle sue mille combinazioni numeriche un mezzo punto di Pil di margine? Sarebbe bello poterlo credere.  fb

 
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