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La biodiversità bancaria come salvaguardia della stabilità finanziaria in Europa E-mail
di Giorgio Caselli, Mitja Stefancic
25 luglio 2016

In questo contributo, che deriva principalmente dalle nostre rispettive ricerche di dottorato, ci poniamo come obiettivo quello di mettere in luce non tanto perché gli intermediari finanziari esistano (Degryse et al., 2009), bensì per quale motivo sia importante salvaguardare la sopravvivenza di diverse forme di intermediari finanziari. Negli ultimi anni si sono potute osservare due tendenze opposte: da un lato, una più accorta supervisione degli intermediari finanziari per evitare che questi si cimentino in operazioni troppo rischiose, tali da minare la stabilità finanziaria e, di conseguenza, ridurre la credibilità del settore bancario con conseguenze negative sul rapporto di fiducia tra creditori/debitori e queste istituzioni; dall’altro lato, la tendenza a trattare il settore finanziario, e più in specifico quello bancario, come un sistema relativamente omogeneo, dettando politiche potenzialmente lacunose.

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L'Europa dei popoli distrugge se stessa E-mail
di Roberto Tamborini
07 luglio 2016

Una delle diagnosi dominanti delle cause della Brexit degli europeisti è, stranamente, la stessa degli antieuropeisti: l'Europa lontana dai popoli, schiava delle burocrazie tecnocratiche.  E' una diagnosi totalmente sbagliata, che certifica come gli antieuropeisti ora dettino l'agenda politica europea. Leggendo il profluvio di commenti sul risultato del referendum britannico a favore dell'uscita dall'Unione Europea non vi sarà sfuggito che c'è (almeno) una delle diagnosi del fatale evento che mette d'accordo europeisti e antieuropeisti: l'Europa è troppo lontana dai popoli e schiava delle burocrazie tecnocratiche. Peccato che si tratti di una diagnosi totalmente sbagliata,  e il fatto che anche il fronte europeista la sottoscriva rende evidente la gravità della situazione: gli antieuropeisti ora dettano l'agenda politica europea.

 

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Un dispetto alla Germania che danneggia soprattutto il Regno Unito E-mail
di Francesco Pastore
07 luglio 2016

In un tweet del 25 giugno, Enrico Letta ha notato: “Una chiave per capire voto per #Brexit? Tra gli elettori nella fascia 18-24 ha votato solo il 36%, tra quelli sopra i 65 anni ha votato l'83!” Osservazione acuta! Che sconfessa l’analisi diffusa in precedenza dalla stampa, in realtà poco convincente, secondo cui i giovani erano per il remain[1]. In realtà, i giovani sono quelli che stanno alimentando tutti i movimenti euroscettici d’Europa. Il Movimento 5 Stelle in Italia, podemos in Spagna e i movimenti nazionalistici in Europa centrale sono tutti fatti in prevalenza da giovani. Già alle ultime elezioni europee, sono stati proprio i giovani che hanno mandato a sedere sugli scranni del Parlamento Europeo un cospicuo drappello di deputati euroscettici (25% degli eletti). Si tratta di un fenomeno già notato dagli analisti politici su cui non mi soffermo ulteriormente.


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L'euro ha bisogno di un ministro del Tesoro, vero E-mail
di Roberto Tamborini
24 febbraio 2016

In una lettera congiunta pubblicata da diversi quotidiani europei (La Repubblica, 9 febbraio), i banchieri centrali di Germania e Francia, Jens Weidmann e François Villeroy De Galhau, si schierano a favore della creazione di un "ministro del Tesoro" comune per i paesi dell'euro. Perché la risonanza della lettera nelle cancellerie sembra essere stata assai minore che nelle redazioni dei quotidiani?

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L' Europa del Congresso di Vienna E-mail
di Roberto Tamborini
18 gennaio 2016

Il 2015, anno orribile per l'Europa, è trascorso senza ricordare che due secoli prima si concludeva il Congresso di Vienna. Esso impose la restaurazione delle monarchie assolute nazionali dopo la Rivoluzione francese e l'Impero napoleonico, ma assicurò cent'anni di convivenza europea instaurando un metodo che gli Stati nazionali non avrebbero più abbandonato. Nemmeno oggi. Tra le innumerevoli sentenze lasciate in eredità dai protagonisti storici del Congresso di Vienna spicca per attualità quella di Klemens Von Metternich "Gli abusi del potere generano le rivoluzioni; le rivoluzioni sono peggio di qualsiasi abuso. La prima frase va detta ai sovrani, la seconda ai popoli." 

Tra le innumerevoli sentenze lasciate in eredità dai protagonisti storici del Congresso di Vienna spicca per attualità quella di Klemens Von Metternich "Gli abusi del potere generano le rivoluzioni; le rivoluzioni sono peggio di qualsiasi abuso. La prima frase va detta ai sovrani, la seconda ai popoli." 


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Il progetto dell’Uem: il tema dimenticato del coordinamento tra politica monetaria e fiscale E-mail
di Carmelo Petraglia, Francesco Purificato
20 ottobre 2015

Esiste ormai un consenso quasi unanime sulle cause della crisi dell’Eurozona: si è trattato di una crisi da sudden stop, non di una crisi di debito pubblico. Nell’affrontarla, però, le Istituzioni europee si sono mostrate di diverso avviso, facendo gravare i costi dell’aggiustamento sui paesi maggiormente esposti sui mercati finanziari attraverso politiche di consolidamento fiscale che hanno prodotto effetti recessivi più intensi e prolungati del previsto e spinto l’Eurozona in recessione.

L’attuale fase di debole ripresa nell’Uem sta trovando sostegno soprattutto nel QE della BCE, grazie agli effetti benefici del deprezzamento dell’euro sulla domanda estera. Le politiche fiscali nazionali hanno invece scarse possibilità di sostenere consumi e investimenti, mentre sono note le criticità del Piano Juncker per il rilancio degli investimenti pubblici. Ad oggi, dunque, non esistono le condizioni perché la politica di bilancio possa accompagnare adeguatamente la politica monetaria in chiave anticiclica.

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Europa anno zero E-mail
di Roberto Tamborini
27 luglio 2015

La Grecia è di nuovo al centro della storia europea, come un paradigma. Essa riflette l'immagine dell'Europa come in uno specchio. L'Europa dopo la crisi greca non sarà più la stessa.

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Più Europa per il futuro dell’Europa E-mail
di Justina AV Fischer, Francesco Pastore
27 luglio 2015
Colpo di stato in Grecia, come in Italia?

Ci sembra che sia diventato di moda offendere i professori, ma purtroppo lo si fa spesso a sproposito. Il senatore Mario Monti, ad esempio, è stato accusato di aver imposto con il suo governo salva-Italia tasse inaccettabili che hanno, infatti, causato una caduta del PIL di quasi 3 punti percentuali, un po’ come sta accadendo in Grecia. I leader del M5S, del PDL e della Lega Nord – Beppe Grillo, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini – hanno gridato all’unisono al colpo di stato della Troika in Italia che nel novembre 2011 avrebbe defenestrato Berlusconi, “liberamente” eletto dagli italiani*. Lo stesso allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avrebbe contribuito al colpo di Stato della Troika in Italia. Si tratta di una situazione analoga a quella della Grecia e di Alexis Tsipras che abbiamo visto in questi giorni.

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Il nuovo compito del Partito Socialista Europeo: L’Unione Politica e Monetaria Europea E-mail
di Francesco Pastore
06 luglio 2015

Il leader greco, Alexis Tsipras, ha vinto il referendum indetto per chiedere al popolo greco se accettare o meno l’ultimo accordo proposto dai creditori della Grecia. Tsipras ha chiesto ai greci di votare “no” all’accordo, anche se alcuni osservatori hanno sostenuto che, in realtà, egli avesse paura di perdere la faccia accettando condizioni che durante le elezioni aveva detto che non avrebbe mai potuto accettare pur di ristrutturare il debito. Allora, in realtà, chiedeva un “no”, ma, in cuor suo, sperava in un “sì” che lo “avrebbe costretto” ad andare contro le proprie promesse elettorali. Ora la palla torna ai leader europei che dovranno decidere se insistere sulle loro posizioni e costringere la Grecia alla Grexit oppure cambiare le condizioni per la ristrutturazione del debito greco. Il referendum, però, non parlava delle nuove condizioni che si sarebbero potute accettare. Quindi, la vittoria di Tsipras è importante e simbolica, ma non risolutiva. Sul piano morale sposta la responsabilità della Grexit da sé alla leadership europea, che a questo punto dovrebbe più ragionevolmente proporre un accordo più facilmente accettabile per i greci di quello attuale.

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Il mare non bagna più la Grecia E-mail
di Francesco Farina
06 luglio 2015

In questi ultimi giorni stiamo assistendo a due eventi solo in apparenza in contraddizione fra loro. 1. I governanti europei faticano a trovare la rotta giusta nella tempesta della crisi greca e temono che un’uscita della Grecia dall’euro inneschi un contagio all’interno della Periferia di ampiezza tale da mettere a rischio l’esistenza stessa dell’Eurozona.  2. I mercati non danno segno di nervosismo; i rialzi degli spread della Periferia segnalano solo una attenzione di maniera al rating dei titoli pubblici; il tasso di cambio di riferimento dell’euro continua ad oscillare attorno ad 1,10 dollari per un euro Chi si sta sbagliando? I politici europei, un po’ frastornati dall’impudenza di Tsipras, oppure i mercati che dopo i fuochi d’artificio degli spread si sono riaddormentati, improvvisamente dimentichi dei tanti mali dell’euro? 

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La Grecia e l'Unione: Non solo per un pugno di euro. E-mail
di Roberto Tamborini
20 aprile 2015

Dopo cinque anni di lacrime e sangue il nodo del debito greco sembra sempre più aggrovigliato. La vera posta non è solo un pugno di euro, ma le regole del gioco e chi lo comanda. Il futuro dell'Unione passa da Atene.

 

 

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European Youth Guarantee E-mail
di Jutta Steinruck
06 marzo 2015

In April 2013, the EU Member states started formally the Youth Guarantee. This was the first success in a long story of challenging ways to fight Youth Unemployment in a European Initiative. With the Youth Guarantee the Member States should ensure that, within four months of leaving school or losing a job, young people under 25 can either find a good-quality job suited to their education, skills and experience; or acquire the education, skills and experience required to find a job in the future through an apprenticeship, traineeship or continued education. For us Socialists and Democrats the adoption of the youth guarantee has been a very positive step, since it offers a fresh start for millions of young people.

  

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