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COPENAGHEN: QUALE FUTURO PER IL PROTOCOLLO DI KYOTO? E-mail
di Marta D’Auria
17 dicembre 2009

protocollo_di_kyoto_dauria.jpgIl 7 dicembre 2009, a Copenaghen, si è aperta la Conferenza mondiale sul clima. In essa viene deciso il futuro del Protocollo di Kyoto. Gli Stati industrializzati e quelli in via di sviluppo dovranno trovare un accordo per realizzare, entro tempi definiti, la riduzione delle emissioni globali di gas a effetto serra. Le posizioni dei diversi paesi sono profondamente distanti, ma la Conferenza è un’occasione importante anche per la definizione di una global governance ambientale in un settore – l’inquinamento atmosferico – che, ancor più di altri, non conosce confini.

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OBAMA, IL G8 E IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E-mail
di Maurizio Franzini
08 luglio 2009

cambiamenti_climatici_franzini.jpgAl G8 di L’Aquila, Obama presiederà il meeting sulle politiche contro le emissioni di gas serra. Si tratta di un’importante tappa di avvicinamento a Copenhagen dove, a dicembre, sotto l’egida dell’ONU, si deciderà cosa fare dopo il 2012, quando scadrà l’accordo di Kyoto. L’opinione largamente condivisa è che in assenza di interventi efficaci, le emissioni di gas serra produrranno, entro la fine di questo secolo, innalzamenti delle temperature medie gravidi di drammatiche conseguenze. Questa scadenza ha spinto molti paesi a definire le proprie politiche. 

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IL SISTEMA COMUNITARIO DI SCAMBIO DI QUOTE DI EMISSIONE (EMISSIONS TRADING) DOPO IL 2012 E-mail
di Alberto Pototschnig
26 febbraio 2009

emissions_trading_potosch.jpgIl Consiglio Europeo dell’11 e 12 dicembre scorsi ha adottato il "pacchetto energia e cambiamento climatico" che segna una svolta importante nella politica energetica e ambientale europea. Il "pacchetto" si basa sulle proposte formulate dalla Commissione il 23 gennaio 2008, tese principalmente a distribuire lo sforzo tra gli Stati Membri e a definire gli strumenti attraverso i quali l’Unione Europea perseguirà gli obiettivi, da conseguirsi entro il 2020, individuati dallo stesso Consiglio Europeo nel marzo 2007. Tra questi, l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra (GHG), fissato al 20% rispetto ai livelli del 1990.

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LA POLITICA AMBIENTALE EUROPEA AL 2020: OBIETTIVI E STRUMENTI DI PROMOZIONE DELLE FONTI RINNOVABILI E-mail
di Alberto Pototschnig
19 febbraio 2009

rinnovabili_potot.jpgIl Consiglio Europeo dell’11 e 12 dicembre scorsi ha adottato il "pacchetto energia e cambiamento climatico" che segna una svolta importante nella politica energetica e ambientale europea. Il "pacchetto" si basa sulle proposte formulate dalla Commissione il 23 gennaio 2008, tese principalmente a distribuire lo sforzo tra gli Stati Membri e a definire gli strumenti attraverso i quali l’Unione Europea perseguirà gli obiettivi, da conseguirsi entro il 2020, individuati dallo stesso Consiglio Europeo nel marzo 2007.

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LA PROPRIETA’ DELLE RETI, LA CRISI FINANZIARIA E I RISCHI PER I SERVIZI IDRICI IN ITALIA E-mail
di Bruno Miccio
16 gennaio 2009
acquedotto_miccio.jpgPuò sembrare sorprendente, ma anche i servizi idrici corrono seri rischi, nel nostro paese, a causa della crisi della finanza. Ad esempio, se "saltassero" i tre "big" dell’auto americana, l’Acquedotto Pugliese si troverebbe a fronteggiare perdite di decine di milioni di euro in conseguenza di un emissione obbligazionaria di 250 milioni di euro con contratti di swap sottoscritti, nel 2004, dall’Amministratore delegato Divella e dal Presidente della Regione Puglia Fitto. In una situazione meno paradossale ma pur sempre grave si trovano i cittadini della Provincia di Latina.
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L’ACQUA BENE PUBBLICO E-mail
di Lorenzo Robotti
16 gennaio 2009

acqua_robotti.jpgL’acqua è un bene pubblico. A questa affermazione nel dibattito corrente si attribuiscono almeno tre significati: 1) Il diritto di proprietà della risorsa è dell’ente pubblico (in breve: dello Stato); 2) la gestione del servizio idrico è attuata dallo Stato o da un’azienda pubblica; 3) la copertura dei costi di gestione e il finanziamento degli investimenti nel settore idrico sono a carico della fiscalità generale.

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IMPRESE VERDI O IMPRESE “AL VERDE”? E-mail
di Stefano Schiavo, Andrea Fracasso
28 novembre 2008

fracasso_pacchetto_clima_energia_ue.jpgIndustriali e governo italiani hanno dimostrato una certa ostilità nei confronti del piano europeo sul clima e l’energia. Esso minerebbe ulteriormente la competitività delle imprese già messe in difficoltà dalla crisi economica. Tuttavia i vincoli connessi al piano possono diventare un volano per la crescita e il rinnovamento del sistema produttivo italiano. Sebbene relativamente meno toccata di altri paesi europei dalla crisi finanziaria, le prospettive economiche dell'Italia restano poco incoraggianti. L'ISTAT conferma una significativa riduzione della produzione industriale, mentre gli economisti del Fondo Monetario Internazionale (FMI) sottolineano come il potenziale di crescita italiano resti piuttosto basso.

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IL PACCHETTO CLIMA-ENERGIA DELL’EUROPA: QUANDO IL VALORE NON È NEI NUMERI E-mail
di Annalisa D'Orazio
30 ottobre 2008

dorazio_pacchetto_clima-energia_ue.jpgNel gennaio 2008 la Commissione Europea, in risposta alla decisione del Consiglio dell'8-9 marzo 2007, ha presentato un pacchetto legislativo avente tra l'altro l'obiettivo di rafforzare la sostenibilità ambientale dell'economia europea. Il pacchetto, conosciuto come pacchetto clima, contiene tre importanti novità.

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ENERGIA: CONSIDERAZIONI SULLE PROSPETTIVE ITALIANE A MEDIO TERMINE E-mail
di Daniel Franco
02 aprile 2008

energia eolicaL'Europa sta cercando di innescare un modello di sviluppo a bassa emissione di carbonio con una serie di obiettivi vincolanti che entreranno in vigore nel 2010, obiettivi che consistono entro il 2020 nell’aumento del 20% dell’efficienza nell’uso dell’energia, nel 20% di riduzione dei gas serra (GHG), nell’incremento complessivo del 20% delle energie rinnovabili negli impieghi finali, e nell’obiettivo minimo del 10% di uso dei biocombustibili per il trasporto.

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L’AMBIENTE NEI PROGRAMMI ELETTORALI E-mail
di Maurizio Franzini
14 marzo 2008

AmbienteL’ambiente rappresenta una sfida tra le più serie alle capacità dei governi, non solo nazionali. Molti lo riconoscono, ma questo, naturalmente, non basta. Sono numerose le prove che sotto il velo delle dichiarazioni prospera una colpevole irresponsabilità; sono, altresì, frequenti i tentativi di trasformare l’ambiente in una bandiera da agitare in modo vanamente ideologico mentre sono rari i progetti articolati in obiettivi e strumenti e ancora meno frequenti sono i casi in cui è provata l’adeguatezza degli strumenti agli obiettivi.

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