Su rinnovi e contrattazione collettiva ad inizio 2015
Lavoro
di Achille Paliotta
20 aprile 2015

A poco più di un anno dalla firma del Testo unico sulla Rappresentanza (10 gennaio 2014), siglato da Cgil-Cisl-Uil d'intesa con Confindustria, si registra una forte fibrillazione e un’intensificazione del dibattito, all'interno delle principali organizzazioni sindacali e datoriali, non solo sull'annoso tema della rappresentanza e su quello, più recente, del ruolo da assegnare alla contrattazione di secondo livello, quanto piuttosto sullo stesso ruolo della contrattazione collettiva in Italia. L'ultima occasione è stata il seminario organizzato dalla Filctem-Cgil, qualche settimana fa a Roma (3-4 marzo), per un’iniziale riflessione, ad ampio raggio, e in questa fase necessariamente a livello inter-categoriale ed unitario, sulla nuova stagione, che si è appena aperta, dei rinnovi contrattuali.

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The regional effects of the economic crisis in Europe
Mezzogiorno
di Francesco Prota, Gianfranco Viesti
20 aprile 2015

Recently, the disparities among countries have increased significantly in the EU-15, due to the difficulties of the Eurozone periphery countries, but also disparities within the countries have followed the same pattern. Fiscal consolidation policies have been harsher in less developed regions, so increasing internal disparities among regions (and citizens). Recent Italian data clearly show that tax increases and expenditure cuts were both, simultaneously, stronger in the Italian Mezzogiorno than in the rest of the country, inducing a worse performance of this area in terms of GDP per capita and employment.

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La Cina è vicina?
Economia reale
di Anna Carbone
20 aprile 2015

La Cina è diventata sotto tutti i riguardi un colosso commerciale nei mercati agroalimentari mondiali grazie a tassi di crescita elevatissimi delle sue importazioni ma anche per via del potenziale produttivo che si rafforza sempre più. La crescita del reddito procapite dei cinesi stimola non solo maggiori acquisti in quantità ma anche la ricerca di un’offerta differenziata e di elevata qualità. In questo contesto crescono le opportunità per l’eccellenza enogastronomica italiana. Una chance che le nostre imprese sembrano cogliere anche se non fino in fondo.

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La giustizia civile sbattuta in prima pagina
Giustizia
di Massimo Fabiani
20 aprile 2015

La strage accaduta al Palazzo di giustizia di Milano con il barbaro assassinio di tre persone impone alcune riflessioni in gran parte indotte da come la vicenda è stata poi vissuta, tanto per il risalto giornalistico, quanto per le reazioni che ha suscitato. 

Sebbene alcuni dati siano oggettivi si è voluto enfatizzare che il giudice ucciso fosse un giudice della sezione fallimentare. In verità il dott. Ciampi da qualche tempo si era trasferito presso altra sezione. Questa precisazione, lungi dal voler essere un'inutile appunto alla stampa, non è irrilevante. 

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La Grecia e l'Unione: Non solo per un pugno di euro.
Europa
di Roberto Tamborini
20 aprile 2015

Dopo cinque anni di lacrime e sangue il nodo del debito greco sembra sempre più aggrovigliato. La vera posta non è solo un pugno di euro, ma le regole del gioco e chi lo comanda. Il futuro dell'Unione passa da Atene.

 

 

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L’infinito dibattito sulla bad bank
Finanza
di Emilio Barucci, Carlo Milani
07 aprile 2015

Il dibattito sull’opportunità o meno di costituire anche in Italia una bad bank è tornato nuovamente al centro dell’attenzione. Continuano però a rincorrersi voci su accelerazioni e frenate su questo dossier. Le notizie di stampa paiono infatti contrastanti al riguardo. Se per Il Sole-24 Ore (Ferrando, 2015) il Ministero dell’Economia sta discutendo con Bruxelles la possibilità di costituire un veicolo che possa ottenere, sulle passività che emette, la garanzia dello Stato, per il Corriere della Sera di due giorni dopo l’idea di bad bank sembra oramai archiviata (Tamburini, 2015).

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Il piano digitale: il rischio di mettere il carro davanti ai buoi
Servizi Pubblici
di Alfredo Del Monte
07 aprile 2015

Il Piano digitale può costituire un buon punto di partenza per affrontare il problema del basso grado di sviluppo dell’economia digitale nel nostro paese, a patto che non si ponga obiettivi eccessivamente ambiziosi e che tenga conto delle  caratteristiche della rete di TLC  e della domanda di banda larga in Italia. L’Italia si caratterizza per un minor sviluppo dell’economia digitale rispetto alla media dei paesi industrializzati. Il problema dipende sia da aspetti culturali che da una struttura  del settore produttivo  che non incentiva la domanda di servizi digitali.

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Ma davvero la tutela della professionalità è un ostacolo all’occupazione?
Lavoro
di Vincenzo Ferrante
07 aprile 2015

In questi giorni, per far digerire agli italiani la cancellazione del regime di reintegra, che aveva costituto quarantacinque anni fa la principale innovazione introdotta dallo “statuto dei lavoratori”, il Premier ha affermato che si procederà, attraverso un decreto, per adesso presentato solo in bozza, alla abrogazione delle collaborazioni a progetto (co.co.pro), di modo che dei 500 mila precari, almeno 200 mila  saranno assunti come lavoratori subordinati. L’affermazione è, a esaminarla con un minimo di attenzione, quanto meno pericolosa, perché nulla dice di quella parte che non riuscirà a far il salto verso il lavoro subordinato, lasciando intendere che sussiste il rischio che i 300 mila esclusi finiranno per ingrossare le fila del lavoro nero.

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Jobs Act: simbolo o strumento per la crescita?
Lavoro
di Sergio Vergari
07 aprile 2015

Il Jobs Act cambia il paradigma del lavoro, perché sposta l’attenzione dal posto di lavoro al mercato del lavoro. Il superamento, in gran parte, dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori e il potenziamento degli strumenti di sostegno dei lavoratori sul mercato del lavoro sono due facce della stessa medaglia. Il focus passa dalla tutela dei posti di lavoro allo sviluppo di un mercato del lavoro dinamico e capace di promuovere la (ri)occupazione. In tale prospettiva, le imprese e i lavoratori sono chiamati a misurare la qualità delle rispettive relazioni sulla base degli obiettivi conseguiti e da conseguire, non con il criterio dei diritti da affermare. 

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“We cannot win the future with the tax rules of the past”
Fisco
di Giuseppe Marino, Daniele Russetti
20 marzo 2015
In data 2 febbraio 2015, la Casa Bianca ha pubblicato il c.d. Budget Document – Fiscal Year 2016, documento di natura programmatica ove sono elencati e spiegati, punto per punto, tutti gli obiettivi che il Governo degli Stati Uniti d’America cercherà di realizzare nel prossimo decennio. Si tratta di un atto estremamente interessante in quanto non è il solito paper infarcito di parole roboanti con l’intento ultimo di creare belle ma inutili speranze ma, anzi, si presenta come analisi dettagliata, soprattutto in termini economici, della situazione attuale e di quella che dovrebbe caratterizzare il Paese a stelle e strisce al termine del 2025. 
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Horizon 2020 e la Smart City. Una strategia realistica per l’Italia é ripartire dall’ABC
Pubblica Amministrazione
di Matteo Corsi
20 marzo 2015

Il nuovo programma europeo dedicato a ricerca e innovazione si occupa anche di Smart City, indirizzando risorse verso alcuni temi prioritari per le aree urbane dell’Unione. L’obiettivo é creare una costellazione di progetti, arricchendo il ventaglio di strumenti intelligenti a disposizione delle città. Sfortunatamente, questo approccio richiede, a monte, una struttura di analisi e di elaborazione e gestione delle politiche territoriali rispondente, a sua volta, a requisiti minimi di “Smartness” che per l’Italia sono ancora irraggiungibili. Prima di occuparsi dell’intelligenza dei progetti urbani converrebbe recuperare terreno sull’intelligenza dei processi decisionali e degli strumenti che li supportano.

 

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Università e lingua degli insegnamenti: alla ricerca dell’autonomia smarrita
Scuola e Università
di Michele Giovannini
20 marzo 2015

La globalizzazione dei mercati ha avviato una profonda trasformazione del contesto entro il quale le università sono chiamate ad operare, spingendo il Legislatore all’adozione di misure dirette a sottrarre i nostri atenei al loro “splendido isolamento” e a favorirne l’integrazione con i sistemi universitari europei ed internazionali. Se da un lato, infatti, soprattutto nell’area delle cd. “scienze dure” il processo di integrazione tra comunità scientifiche è già oggi in stadio avanzato, dall’altro le politiche nazionali in materia di ricerca e formazione risentono ancora di una concezione che vede le singole realtà accademiche (ed il sistema che le esprime) slegate dal contesto europeo ed internazionale.  

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